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Illegale la cauzione anti-sanzione per violazione diritto lavoro

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2' di lettura

Una normativa nazionale in base alla quale il destinatario di servizi è tenuto a versare una cauzione a titolo di garanzia per il pagamento di una sanzione pecuniaria per violazione di una disposizione di diritto del lavoro, che potrebbe essere inflitta al fornitore di servizi stabilito in un altro Stato membro, è contraria al diritto dell'Unione.

La sentenza
È questa la conclusione della Corte Ue - con la sentenza nella causa C-33/17, Čepelnik d.o.o./Michael Vavti - che ha accolto le richieste dell'avvocato generale Nils Wahl - sul caso che coinvolge una società slovena attiva nel settore edilizio , la Cepelnik. In particolare si dice che «la direttiva sui servizi vieta una misura del genere che andrebbe oltre quanto necessario per consentire alle autorità nazionali di verificare e imporre il rispetto della legislazione nazionale sul lavoro, adottata per proteggere i lavoratori ed evitare la concorrenza sleale e il dumping sociale».

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La società slovena aveva prestato servizi in un'abitazione in Austria distaccando dei lavoratori. Dopo un'ispezione della polizia finanziaria austriaca la Cepelnik vanne ritenuta responsabile di due infrazioni amministrative per non aver comunicato l'inizio dei lavori e non aver reso disponibile i fogli paga dei lavoratori. Di qui la richiesta della cauzione alla società slovena per garantire il pagamento delle sanzioni pecuniarie che avrebbero potuto essere inflitte nell'ambito del procedimento.

La direttiva Ue sui servizi
Dispone che gli Stati membri rispettino il diritto dei prestatori di fornire servizi in uno Stato membro diverso da quello in cui sono stabiliti e non possano imporre al destinatario requisiti che limitano l'utilizzazione di un servizio fornito da un prestatore stabilito in un altro Stato membro. Per la corte una restrizione della libera prestazione di servizi “può essere ammessa soltanto se persegue un obiettivo legittimo compatibile con i trattati ed è giustificata da motivi imperativi di interesse pubblico”. Inoltre, “deve essere idonea a garantire la realizzazione dell'obiettivo perseguito e non deve spingersi al di la' di quanto necessario per il raggiungimento di tale obiettivo”.

L’interesse generale
Lo scopo di consentire alle autorità nazionali di verificare e imporre il rispetto della legislazione nazionale sul lavoro, adottata per proteggere i lavoratori e evitare concorrenza sleale e dumping sociale (cheè la giustificazione invocata dal governo austriaco), costituisce un motivo imperativo di interesse generale che puo' giustificare una restrizione della libera prestazione di servizi. Però, il provvedimento contro la società slovena “è sproporzionato, in quanto va al di là di quanto necessario per raggiungere l'obiettivo dichiarato”.

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