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Ilva, i conti in tasca ad ArcelorMittal: guadagni a breve, perdite nel lungo

Il titolo ArcelorMittal nei due giorni in cui ha annunciato al Governo l’addio all’Ilva ha guadagnato il 6%. Il motivo? I mercati hanno fatto i conti in tasca al gruppo. Ecco tutti i numeri

di Morya Longo


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(ANSA)

2' di lettura

In Italia è sotto l’occhio del ciclone. Ma alla Borsa di Amsterdam, dove è quotata, ArcelorMittal - il gigante dell’acciaio posseduto per il 40% dal magnate indiano Lakshmi Mittal - se la passa decisamente meglio: tra lunedì e martedì, cioè nei giorni in cui il gruppo ha formalizzato al Governo l’intenzione di abbandonare la partita Ilva, le azioni del gruppo sono salite del 6,1%. Due giorni in rialzo, con volumi in aumento. A dispetto del clima infuocato che avvolge la questione Ilva in Italia. Motivo: a conti fatti, gli analisti calcolano che nel breve termine l’addio all’Ilva elimina un grattacapo non da poco e soprattutto libera risorse per ArcelorMittal. Morgan Stanley ha calcolato quanto: il gruppo si troverà, ammesso che l’addio resterà definitivo, free cash flow (cioè flussi di cassa che residuano dopo gli investimenti) per 1,2 miliardi di dollari. Pari a circa 1,08 miliardi di euro.

Addio positivo nel breve
Il calcolo realizzato dagli analisti della banca d’affari americana è molto semplice: l’addio a Ilva (ammesso che di addio si tratti, visto che la situazione è in evoluzione) sarebbe per ArcelorMittal anche l’addio alle perdite che ogni anno Ilva produce (Morgan Stanley le calcola in dollari pari a 600 milioni), sarebbe anche l’addio al canone d’affitto (200 milioni di dollari) e sarebbe infine l’addio a 400 milioni di dollari investimenti promessi. Totale: 1,2 miliardi di dollari annui in più nelle casse di ArcelorMittal in termini di free cash flow. Per questo nel breve termine, secondo Morgan Stanley, l’abbandono della complessa partita Ilva è positivo per ArcelorMittal. Calcolo simile da parte degli analisti di Ubs: anche secondo loro nel breve termine l’addio all’Ilva è «accrescitivo» per ArcelorMittal. Il motivo è lo stesso: perché il gruppo italiano produce perdite.

Bene inteso: si tratta di calcoli legati ai bilanci, che spiegano la reazione in Borsa. Nulla hanno a che fare questi calcoli con il problema industriale italiano, con l’occupazione e con tutto ciò che l’addio all’Ilva comporta: la Borsa ragiona sui bilanci e sull’impatto sulle azioni. E, in vista dei conti che saranno presentati giovedì 7 (quando si attende un crollo della marginalità), l’impatto dell’addio all’Ilva è visto in maniera positiva.

Addio negativo nel lungo
Ma la Borsa guarda anche al lungo termine. E qui per ArcelorMittal - secondo sia Morgan Stanley sia Ubs - i vantaggi si perdono. Anzi: per il gruppo l’abbandono dell’Ilva può diventare un boomerang. Perché se il piano di rilancio avesse avuto successo (e secondo Morgan Stanley questo sarebbe lo scenario più probabile nel caso in cui l’operazione Ilva andasse avanti) allora per Arcelor Mittal ci sarebbero stati 500 milioni di dollari di Ebitda in più (utile prima degli interessi, delle imposte, delle tasse, delle componenti straordinarie, delle svalutazioni e degli ammortamenti). Discorso simile per gli analisti di Ubs. Ecco perché ArcelorMittal nei due giorni dell’addio ha guadagnato in Borsa. I volumi sono stati sopra la media di ottobre in questi due giorni, con un aumento di circa il 30%. Ma in futuro l’incertezza permane.

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