il caso taranto

Ilva, da Arcelor Mittal rinnovo della cassa integrazione per 1.273 dipendenti

È il secondo ciclo di cassa integrazione da luglio. In programma per lunedì 9 un incontro con i sindacati

di Domenico Palmiotti

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(ANSA)

È il secondo ciclo di cassa integrazione da luglio. In programma per lunedì 9 un incontro con i sindacati


2' di lettura

ArcelorMittal ha chiesto un secondo rinnovo della cassa integrazione ordinaria in corso nel siderurgico di Taranto già dal 2 luglio scorso.
La nuova proroga partirà dal 30 dicembre e durerà come le precedenti per 13 settimane.
I lavoratori coinvolti saranno come numero massimo 1.273 di cui 900 operai e 269 tra quadri e impiegati.
Invariata la motivazione: permangono le criticità del mercato e la domanda di acciaio resta insufficiente a livello globale ed europeo.

Ex Ilva, per Arcelor Mittal ci sono 4700 esuberi entro 2023

Come le altre volte, l’Arcelor Mittal afferma che a valle «è ipotizzabile una ripresa del mercato e della domanda», ripresa che però sinora non si è mai verificata. La cassa anche stavolta è a zero ore.
Le aree produttive primary, con 461 unità, e finishing, con 693, sono le maggiormente coinvolte.
I numeri non si discostano dalla tornata precedente.

I precedenti
Il precedente ciclo di cassa ha riguardato i periodi 2 luglio-28 settembre e 3 settembre-28 dicembre.
Sulla seconda fase c’era stato l’accordo sindacale, sulla prima invece no. Anzi, proprio il primo ricorso alla cassa integrazione era stato l’episodio che aveva reso progressivamente conflittuali i rapporti tra ArcelorMittal e federazioni metalmeccaniche.

Queste ultime, in maggio, nell’incontro che ebbero con l’allora amministratore delegato Matthieu Jehl furono rassicurate sul fatto che la crisi di mercato dell’acciaio, già allora molto evidente, avrebbe determinato per Taranto soltanto uno slittamento dal 2019 al 2020 dell’obiettivo di produrre 6 milioni di tonnellate annue, che è il livello previsto dall’Autorizzazione integrata ambientale sino al completamento degli interventi di messa a norma. Nessun riflesso occupazionale, garantì l’ad di ArcelorMittal.
E invece già ai primi di giugno i sindacati si trovarono con la notifica della cassa integrazione.
Ci fu così uno strappo nelle relazioni, e non sortì alcun risultato la pur pressante richiesta di ridurre l’entità della cassa. L'azienda non si schiodò dal numero fissato, cioè 1.395 lavoratori.

Soltanto con la prima proroga a fine settembre il numero è stato un poco sfoltito e ricondotto a 1.273.
Nella fase ora in corso, la punta massima di cassintegrati al giorno è stata (comunica l’azienda) 963 lavoratori. Il numero medio sino a novembre è stato di 560 unità.

Incontro con i sindacati
ArcelorMittal ha convocato i sindacati per il lunedì 9 alle 10 per avviare il confronto ma questi hanno già dichiarato che non ci sono affatto le condizioni per trattare. Sia perché l’azienda non ha rispettato una serie di impegni circa la gestione della seconda fase di cassa, sia perché adesso a dividere le parti c'è il macigno degli esuberi segnalati allo Sviluppo economico: 4.700 entro il 2023, di cui 2.900 in una fase ravvicinata. Esuberi che, se confermati, impatteranno soprattutto su Taranto.

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