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Ilva, Calenda: «Ecco a cosa hanno rinunciato sindacati e operai». Cassa solo fino a luglio

di Matteo Meneghello


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(Ansa)

3' di lettura

La vicenda Ilva riparte da zero, o quasi. È il risultato della trattativa interrotta ieri al tavolo tra ministero dello Sviluppo economico e sindacati, dove la trattativa si è interrotta. La proposta portata al tavolo dal ministro Carlo Calenda è stata bocciata più o meno da tutti i rappresentanti sindacali, anche se con sfumature diverse. Fallita, quindi l’ultima mossa di Calenda per l’Ilva. Il tentativo in extremis del ministro dello Sviluppo e del Governo uscente di ricomporre la frattura. Ora il confronto tra le parti rischia di entrare in una terra incognita. È stato lo stesso Calenda, ieri, a mettere in guardia dai rischi: l’amministrazione straordinaria non può garantire l’operatività del gruppo in eterno, perché «la cassa di Ilva – ha detto ieri Calenda – si esaurirà a luglio».

La proposta del Governo per Ilva

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Le parole del ministro a Radio24
Carlo Calenda ha poi parlato in mattinata a Radio24 , e le sue parole hanno fatto trasparire tutta la sua delusione. «Ho pubblicato per intero l’accordo, l’ho promosso e invito tutti a leggerlo. Perché voglio che gli operai siano coscienti di quello a cui hanno rinunciato». Il ministro dello Sviluppo economico ha commentato così la chiusura delle trattative sull’Ilva a 24Mattino di Luca Telese e Oscar Giannino su Radio 24. «Ilva brucia 30 milioni di cassa al mese e come al solito, come è successo con Alitalia, questo dato è un dato che i sindacati tendono totalmente a ignorare» ha ribadito Calenda: «Sono soldi dei cittadini italiani e, quindi, io devo renderne conto e cercare di sprecarne il meno possibile». I soldi nella cassa dell’Ilva bastano soltanto per arrivare fino a luglio? ha chiesto Telese. «Sì, è così. Noi abbiamo già dato 900 milioni come cittadini italiani all’Ilva per tenerla in piedi. Questi soldi finiscono alla fine di giugno e bisogna chiudere questa vicenda».

Esiste inoltre l’eventualità, secondo quanto ha spiegato il ministro, che Am Investco Italy (è la cordata che si è aggiudicata gli asset di Ilva) «proceda direttamente alle assunzioni rinunciando alla condivisione di un accordo sindacale». L’ultima variabile da decifrare è quella politica: «A questo punto il dossier passa al nuovo Governo» conclude la nota del Mise. E i parlamentari dell’M5S di Taranto ieri hanno replicato a stretto giro: «Siamo già al lavoro».

Secondo il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, intanto «va recuperato buon senso, perché è un grande investimento che parte dal Mezzogiorno, che ha bisogno di occupazione. Bisognerebbe stare più attenti e attrarre investitori».

La trattativa interrotta
La trattativa tra il sindacato e la delegazione di Am Investco Italy si era interrotta lo scorso 26 aprile. «Non ci sono le condizioni per proseguire» avevano dichiarato Fim, Fiom e Uilm, gelati dalla «volontà di Am Investco di non volersi smuovere da quanto previsto dal contratto di aggiudicazione del 5 giugno, confermando una proposta occupazionale al di sotto dei 10mila lavoratori fino all’attuazione del piano industriale per tornare successivamente a 8.480. I sindacati chiedono tutele per tutta la forza lavoro, pari a circa 13.700 occupati.

La «proposta Calenda»
Ieri Calenda, reduce da un confronto nei giorni scorsi con i vertici di ArcelorMittal - controlla la cordata aggiudicatrice - ha formulato ai sindacati una proposta che prevede, sul piano occupazionale l’impegno di Am ad assumere 10mila lavoratori a tempo indeterminato, con un vincolo a non licenziare di cinque anni (nelle procedure di amministrazione straordinaria questo vincolo è di due anni). Am si impegna inoltre, fino a giugno 2021, a trasferire lavoro per non meno di 1.500 addetti a tempo pieno a una nuova società di servizi costituita da Ilva e Invitalia. Oltre che delle attività esternalizzate, questa newco (aperta alla partecipazione di altri soggetti pubblici e privati) si occuperà delle bonifiche. Su queste attività saranno impegnati a rotazione anche i restanti lavoratori in Cigs di Ilva non trasferiti ad Am Investco. La società in amministrazione straordinaria avrà inoltre a disposizione 200 milioni di euro per mettere in campo strumenti per la gestione degli esodi, come per esempio incentivi, outplacement, autoimprenditorialità, accompagnamento alla quiescenza.

Netta la bocciatura del sindacato, sia sul piano politico che nel merito. «A fronte della proposta che ci è stata presentata abbiamo mantenuto la nostra posizione - ha spiegato ieri il leader della Uilm, Rocco Palombella -. I piani industriali e ambientali sono incoerenti con i 4mila esuberi, le nostre richieste sono rimaste inascoltate, il testo proposto non è rappresentativo del nostro negoziato. Se i punti inseriti nel documento non sono negoziabili, non ci sono le condizioni per un accordo». Francesca Re David (Fiom) ribadisce la volontà di «riprendere il negoziato, senza vincoli predeterminati». Per Marco Bentivogli (Fim) ora «bisogna ricompattare il sindacato su posizioni utili».

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