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Ilva, confronto governo-sindacati su piano e occupati

di Domenico Palmiotti

(Imagoeconomica)

3' di lettura

Il dossier Ilva approda a Palazzo Chigi. Venerdì i sindacati metalmeccanici incontreranno il premier Paolo Gentiloni e obiettivo del confronto, chiesto prima che il ministro Carlo Calenda firmasse il decreto di aggiudicazione ad Am Investco Italy (Arcelor Mittal-Marcegaglia), è quello di ottenere un maggior ruolo di vigilanza e di garanzia del Governo rispetto al percorso di ristrutturazione del gruppo. In sostanza, dicono i sindacati, l’esecutivo, dopo aver dato l’informativa al Mise, non può lasciare la partita solo nelle mani di investitori e sindacati.

Come cinque anni fa, la priorità da rispettare rimane inalterata, anche perché richiamata da una serie di leggi, ovvero coniugare la tutela della salute e dell’ambiente con la continuità industriale e produttiva.

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Con i numeri finali prospettati da Am Investco Italy, nel 2024, col piano a regime, l’Ilva avrà 8.480 addetti di gruppo mentre oggi ne ha 14.200 di cui poco meno di 11mila a Taranto. Pur considerando pensionamenti, esodi agevolati (se ne vogliono fare 200 a Taranto entro fine ottobre) e altre misure di alleggerimento, la riduzione occupazionale non si prospetta certo lieve. Anche perchè accanto ad una cura dimagrante dell’Ilva, non si esclude quella dell’indotto, già in difficoltà da mesi. E allora, partendo dai 9.407 occupati del 2018 che si assesteranno, in seguito, ad 8.480, i sindacati vogliono alzare i numeri il più possibile.

Ci sono anche tre elementi che spingono ad una revisione: l’aggiudicatario si è impegnato, fuori offerta vincolante, per 10mila occupati; il ministro, nel decreto, indica ai commissari di puntare ad almeno 10mila addetti; l’accordo tra sindacati e acquirente è vincolante. L’incremento di occupazione sarà quindi trattato su due fronti. Dai commissari Ilva, che negozieranno in esclusiva con la cordata «eventuali miglioramenti dell’offerta vincolante» - è previsto dalla gara - e dai sindacati, che discuteranno degli organici in rapporto alla produzione, fissata in 6 milioni di tonnellate sino al 2023 per salire poi a 8 ad ambientalizzazione compiuta. Sott’esame anche il capitolo industriale con 1,250 miliardi di investimenti. Con i sindacati, il confronto dovrà chiudersi entro il 30 settembre per avere in autunno il profilo occupazionale della “nuova” Ilva. L’accordo con i metalmeccanici è vincolante. E si tratterà anche di capire quanti passeranno all’azienda e quanti all’amministrazione straordinaria per le bonifiche della fabbrica.

Sul fronte ambientale, invece, il primo passo che farà la cordata è quello di chiedere la nuova Autorizzazione integrata ambientale in relazione agli investimenti prospettati: 1,15 miliardi. Richiesta che va fatta entro 30 giorni dal decreto di aggiudicazione per arrivare a fine settembre ad un Dpcm che renda la nuova Aia vincolante. Prima del varo dell’Aia ci sarà in estate una fase di consultazione pubblica con le osservazioni. L’investimento maggiore appare quello della copertura dei parchi minerali (valutato in 301 milioni) per evitare che le polveri delle materie prime, stoccate all’aperto, “inondino” i quartieri di Taranto vicini all’acciaieria nei giorni di vento. La copertura dei parchi c’era già nell’Aia del 2012, ma è rimasta inattuata per un problema di risorse. Sinora sono state fatte solo le indagini di caratterizzazione ambientale dell’area e si è cercato di ridurre lo spolverio riducendo l’altezza dei cumuli e installando macchine per l’irrorazione degli stessi. L’attuazione dell’Aia si dovrà chiudere nel 2023 ma l'obiettivo è anticiparla, almeno per quanto riguarda la prescrizione “simbolo” dei parchi.

Definite, almeno nel rapporto con l’amministrazione straordinaria, le due grandi questioni lavoro e ambiente, si dovrà scrivere il contratto di cessione. Che dovrà disciplinare una serie di materie e il trasferimento degli asset, che presumibilmente avverrà nel giro di un anno. La cordata, che ha offerto 1,8 miliardi per l’acquisizione, pagherà 180 milioni per il canone annuo di fitto che durerà sin quando non si giungerà al dissequestro degli impianti.

Tuttavia la partita del riassetto non si giocherà solo in Italia. L’Antitrust europeo dovrà infatti dire, e si presume che lo possa fare nell’arco di sei mesi a partire dal contratto, se Am Investco Italy può acquisire l’Ilva o se, con quest’annessione, Arcelor Mittal assume un ruolo dominante in Europa. Arcelor Mittal dice di no, ma tocca all’Antitrust certificarlo ed è anche per inglobare i tempi di questa importante pronuncia che la validità dell’offerta è stata prorogata sino a marzo 2018.

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