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Su Ilva e Alitalia distanze siderali tra 5 Stelle e Pd

Ilva e Alitalia sono forse gli esempi per eccellenza delle profonde divergenze tra Cinque Stelle e Pd in tema di politica industriale. Un solco finora riempito soprattutto da invettive e accuse di incompetenza.

di Carmine Fotina


Ex Ilva, basta giochi: le leggi naturali del business vanno rispettate

4' di lettura

L’ineffabile priorità degli interessi politici potrebbe sostituire il Pd alla Lega come partner dei Cinque Stelle al governo. Ma su molti dossier economici, in particolare di politica industriale, riverniciare le divergenze pressoché totali non sarà facile senza macchiarsi di ipocrisia. Ilva e Alitalia sono forse gli esempi per eccellenza.

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Il destino di Ilva in bilico: il nodo «immunità»

Il futuro di Ilva, messo perennemente in dubbio prima dagli annunci dei 5 Stelle nel corso dell’ultima campagna elettorale poi dalle mosse ondivaghe del ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, ora è legato al decreto legge approvato «salvo intese» lo scorso 6 agosto, subito prima che Matteo Salvini aprisse la crisi. Il provvedimento corregge la norma del decreto crescita che allo stato attuale, dopo il 6 settembre, cancellerebbe l’immunità penale e amministrativa per i dirigenti di Arcelor Mittal, attuale gestore degli impianti.
Dovrebbero essere riammesse tutele legali, ma parziali, non applicate ad esempio alla sicurezza sul lavoro, e circoscritte alle condotte poste in essere in esecuzione del piano ambientale fino alla scadenza dei suoi termini di attuazione. Il problema è che la formula «salvo intese» emersa dal consiglio dei ministri non ha consentito finora la pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale e quindi la sua entrata in vigore. Oltretutto va considerato che al momento ArcelorMittal, in assenza di un testo definitivo ed ufficiale, non si è mai pronunciata sul contenuto della norma per chiarire se la consideri efficace al punto di ritirare definitivamente l’ipotesi di chiusura degli stabilimenti paventata in assenza di tutele.

La battaglia con il Pd senza esclusione di colpi

L’«immunità» fu introdotto con il governo Renzi e il Pd in Parlamento ha battagliato senza esclusione di colpi per reintrodurla in forma piena, come da versione originaria, con emendamenti al decreto crescita che sono stati poi respinti. Si sono sprecate le accuse di irresponsabilità nei confronti di Di Maio e dei Cinque Stelle. Critiche sul tema specifico dell’immunità ma anche sulla gestione dei rapporti con l’azienda, che a luglio ha avviato la cassa integrazione per circa 1.400 lavoratori di Taranto.

Su quest’ultimo punto, il 2 luglio, la senatrice Pd Teresa Bellanova dichiarava: «Dinanzi alle decisioni dell’azienda Di Maio non doveva sprecare 25 giorni senza convocare le parti, permettendo praticamente da ieri all’azienda di avere mano libera sulla cassa integrazione anche senza accordo con i lavoratori». Di fronte alle critiche sollevate dai sindacati in audizione alla Camera, all’inizio di agosto la deputata Sara Moretto definiva Di Maio «sbruffone» : «Il problema è proprio che il Governo non sta lavorando. E non è un caso che proprio oggi nel corso dell’audizione alla Camera tutti i sindacati siano stati uniti nel sottolineare l’inerzia e le incertezze dell’azione del governo.

Per tornare al tema dell’immunità, la distanza tra i due partiti emerge in modo plastico dalle dichiarazioni del ministro del Sud Barbara Lezzi, fornite poco prima che il governo si decidesse a riproporre, in versione rivista, la norma con il famoso decreto approvato «salvo intese». Erano i giorni in cui la Lega si produceva in un forcing continuo per ripristinare l’immunità, a partire dal viceministro all’Economia del Carroccio Massimo Garavaglia. «Forse ci starà pensando lui. Noi siamo il governo del cambiamento, non porteremo avanti la politica di Renzi» chiudeva tranchant il ministro grillino, tra i grandi sostenitori della chiusura dell’Ilva nel periodo della scorsa campagna elettorale.

Lo schema del governo uscente su Alitalia: a che punto siamo

Atlantia, dopo lunghe meline e dichiarazioni contrastanti dei Cinque Stelle, è stata scelta lo scorso 15 luglio dal cda di Fs come partner per far parte della futura Newco insieme alla compagnia americana Delta e al ministero dell’Economia). Nello schema dei grillini il blocco pubblico - Fs e Mef - dovrebbe avere la maggioranza. Ipotesi - almeno finora - contrastata dal Pd come un’intollerabile nazionalizzazione.

Tutte le critiche del Pd

Il capogruppo democratico alla Camera ed ex ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio, era stato estremamente netto lo scorso 10 luglio. «Lo Stato diventa primo azionista e tanti saluti alle promesse, in particolare del M5S, che “mai più” sarebbero stati usati soldi pubblici per Alitalia - commentava -. La compagnia viene di fatto nazionalizzata. Si scarica sui contribuenti italiani il peso dell’operazione sia attraverso la partecipazione di Ferrovie e ministero dell’Economia sia con il carico sulle bollette energetiche del costo del mancato rimborso del prestito ponte». Per Delrio era un errore coinvolgere Ferrovie, «che non ha alcuna esperienza industriale nel settore aereo, distogliendo l’azienda dalla sua missione di dedicarsi al trasporto regionale e all’alta velocità nel Mezzogiorno».

Tutta la gestione del dossier Alitalia da parte del governo gialloverde, ed in particolare del ministro dello Sviluppo Di Maio, leader grillino, è stata giudicata disastrosa dal Pd. «Dal Ponte di Genova ad Alitalia l’unica certezza è la confusione mentale, politica e l’opportunismo di chi ci sta governando» twittava il 16 luglio il segretario del Partito, Nicola Zingaretti. Lo stesso giorno, commentando il via libera ad Atlantia nella Newco, Matteo Renzi attaccava così il leader grillino definendolo «pazzo incosciente»: «Populista infaticabile, Di Maio ha deciso di attaccare i Benetton sperando di lucrare un po’ di consenso. Speranza vana. Anzi. Alla fine i Benetton hanno salvato Alitalia e salvato persino Di Maio, dimostrando una serietà sconosciuta alla galassia grillina». Ancora il 7 agosto, la capogruppo democratica in commissione Trasporti alla Camera, Raffaella Paita, presentando una interrogazione al presidente del Consiglio, parlava di «doppiezza» e di «una campagna ipocrita fatta di invettive via social» di fronte all’intreccio di scadenze in vista: «Tra il 14 agosto e il 15 settembre e cioè esattamente in un mese si incroceranno le questioni della revoca o rinegoziazione della concessione per Aspi e il closing per dar vita alla nuova cordata per salvare Alitalia».

È in questo clima che i due potenziali nuovi partner di governo dovrebbero trovare una soluzione definitiva e concordata per le due più complesse partite della politica industriale italiana.

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    Carmine FotinaVicecaposervizio

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: inglese, spagnolo

    Argomenti: Politica industriale, commercio estero, innovazione digitale, tlc

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