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Ilva-Mittal, proroga di due anni. Ma Corte d’Assise nega dissequestro impianti

Tutto posticipato a maggio 2024 anche perché a Taranto non c'é stato il dissequestro degli impianti

di Domenico Palmiotti

Ex Ilva, Giorgetti: contratto governo-Mittal verrà prorogato

4' di lettura

Tutto nella stessa giornata del 31 maggio, esattamente un anno dopo la sentenza del processo “Ambiente Svenduto” relativo ai gravi reati ambientali contestati alla vecchia gestione Riva. Mentre oggi a Milano, nello studio del notaio Marchetti, Ilva in amministrazione straordinaria, Acciaierie d'Italia, ArcelorMittal e Invitalia (questi ultimi due partner in Acciaierie d'Italia) hanno chiuso due intese che prorogano a fine maggio 2024 gli attuali rapporti, a Taranto la Corte d'Assise, la stessa del processo chiusosi un anno fa, ha depositato l'ordinanza che rigetta la richiesta di dissequestro degli impianti siderurgici. Quest'ultima era stata avanzata a fine marzo dai legali di Ilva in amministrazione straordinaria, società proprietaria degli impianti, in vista delle scadenze del 31 maggio 2022 cosí come indicate nel contratto del 10 dicembre 2020.

Le due scadenze che sono saltate

Le scadenze erano sostanzialmente due: acquisto dei complessi aziendali di Ilva dall'amministrazione straordinaria, complessi che attualmente Acciaierie d'Italia gestisce in fitto, e passaggio dello Stato, con Invitalia, al 60 per cento del capitale della stessa Acciaierie d'Italia dietro esborso di 680 milioni (oggi è al 38 per cento ed ha gli stessi diritti di voto del socio privato). I due passaggi, però, si sarebbero realizzati solo se entro la fine di maggio 2022 ci fosse stato il dissequestro degli impianti a Taranto. Che sono sequestrati da luglio 2012, con l'ordinanza del gip Patrizia Todisco “Ambiente Svenduto”, quella da cui è partito tutto il ciclone giudiziario di questi anni, e sottoposti peró a facoltà d'uso grazie alla legge che ha riconosciuto all'ex Ilva lo status di industria strategica.nazionale.

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C'era già stato il no della Procura

Il verdetto negativo della Corte era nell'aria. E il deposito dell'ordinanza, di 9 pagine, che rigetta l'istanza degli avvocati di Ilva in amministrazione straordinaria non costituisce una sorpresa. Anche perché nelle scorse settimane già la Procura di Taranto aveva espresso alla Corte parere negativo affermando che persisteva una condizione di pericolo degli impianti e che le prescrizioni ambientali Aia non erano ancora state ultimate. Lo saranno ad agosto 2023. E così vedendo la strada del dissequestro preclusa, le società coinvolte nell'operazione hanno avviato la trattativa per la proroga dei due anni che si è chiusa il 31 maggio con le firme dei rappresentanti di Ilva in as, Acciaierie d'Italia, ArcelorMittal e Invitalia.

I giudici: non sono venuti meno i presupposti del sequestro

Il collegio dell'Assise, presieduto dal giudice Stefania D'Errico, afferma che “ad avviso di questa Corte, la descrizione dello stato attuale degli impianti, nonché dello stato dei lavori riguardanti il Piano ambientale Aia 2012, riportata dal pm sulla base di numerosi rapporti allegati alle note Arpa, anche risalenti ad epoca recentissima (26 e 29 aprile scorsi) , non consente di ritenere in alcun modo superato il presupposto legittimante il sequestro preventivo, nel senso che attualmente lo stabilimento ancora produce immissioni che mettono in pericolo la salute pubblica, situazione che, è ragionevole presumere, non potrebbe essere evitata”. “In particolare - scrive la Corte -, è di tutta evidenza il riscontro nella mancata esecuzione del Piano Ambientale non realizzato, il cui termine, per effetto delle plurime proroghe, è stato fissato al 2023, sicché deve dirsi concreto ed attuale il pericolo di ulteriori conseguenze negative in termini di ambiente e salute”. La Corte d'Assise, quindi, ritiene “ancora sussistenti ed attuali i presupposti del sequestro preventivo già disposto dal gip”.

Cosa è stato definito a Milano per le società

In quanto agli accordi del 31 maggio raggiunti a Milano, sono due. Con la prima intesa, Acciaierie d’Italia e Ilva In amministrazione straordinaria, rispettivamente gestore e proprietario degli impianti, prorogano sino al 31 maggio 2024 l'affitto dei complessi aziendali di Ilva. Questo, si spiega, per consentire alla stessa Ilva di chiedere la revoca dei provvedimenti giudiziari che riguardano lo stabilimento di Taranto. Col secondo accordo, invece, gli azionisti di Acciaierie d'Italia, cioè il privato Mittal e la pubblica Invitalia, prorogano quanto già deciso per gli investimenti e confermano l’assetto proprietario e di governance della società per i prossimi 2 anni. Restano in Acciaierie d'Italia Franco Bernabè presidente e Lucia Morselli amministratore delegato. Prima di mettere le firme alla proroga, era arrivato ai commissari di Ilva in as l'ok del ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti. Per il quale “in relazione ai profili occupazionali, agli investimenti per l'ammodernamento degli impianti e agli interventi di riqualificazione ambientale, vengono confermati, con rimodulazione delle tempistiche, gli impegni già previsti nel piano industriale”.

Morselli (ex Ilva): proroga di 2 anni utile per completare il Piano ambientale

Morselli: abbiamo il tempo per ultimare il piano ambientale

Dopo aver messo nero su bianco nello studio notarile Marchetti, l'ad Morselli ha dichiarato: “La proroga è importante perché abbiamo tempo di completare il piano ambientale e di impostare i prossimi investimenti e quindi è molto utile. Per noi la priorità è la normalità, essere un'azienda normale e avere un orizzonte abbastanza lungo su cui lavorare per quelli che sono i piani di investimento concordati per gli azionisti”. Inoltre, secondo l'ad Morselli, “due anni danno molta stabilità, si può lavorare moltissimo. Io ricordo cos'era l'azienda due anni fa, adesso è una cosa completamente diversa. Adesso è un'azienda autonoma, in utile, in due anni si possono fare grandissime cose”. E in quanto ai 1600 lavoratori dipendenti di Ilva in amministrazione straordinaria, tutti da tempo in cassa integrazione e che non sono stati riassunti nè da ArcelorMittal, nè da Acciaierie d'Italia, Morselli ha dichiarato: “I lavoratori ex Ilva, che sono adesso dipendenti dell'ex Ilva in as, avranno anche loro una soluzione ma è una soluzione che dovremo gestire insieme ad altri attori, come ovviamente commissari, sindacati e Governo”.

I sindacati critici: così si prolunga l'incertezza

Molto critici i sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm sulla proroga. I sindacati metalmeccanici aspettano la convocazione del Governo sull'Ilva dopo gli scioperi del 2 maggio a Genova e del 6 maggio a Taranto e dopo il mancato accordo - a fine marzo al ministero del Lavoro - sulla cassa integrazione straordinaria per un anno, attualmente in corso per 3.000 dipendenti del gruppo come numero massimo. I sindacati temono che la proroga contrattuale mantenga l'ex Ilva in un ulteriore, lungo periodo di incertezza e di stasi. Che coinvolgerà sia il gruppo con i suoi dipendenti ma anche tutto l'indotto, soprattutto a Taranto. I sindacati chiedono al Governo di chiarire vari capitoli aperti: rilancio industriale del gruppo (nutrono forti dubbi che Acciaierie d'Italia possa traguardare quest'anno 5,7 milioni di tonnellate, obiettivo invece ribadito dall'azienda), nuovi investimenti tra rifacimento degli impianti, uso del preridotto e forno elettrico, fonti finanziarie a sostegno dell'operazione, gestione della cassa straordinaria (destinata a proseguire anche nei prossimi anni) e decarbonizzazione. Per la quale Bernabé ha detto che servono dieci anni.

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