c’eravamo tanto amati

Ilva e Tap: finita la luna di miele tra M5S e ambientalisti

di Domenico Palmiotti

Ilva e gasdotto Tap sono causa di frizioni pesanti tra il M5S e movimenti e associazioni ambientalisti in Puglia - ANSA / RENATO INGENITO

3' di lettura

Messo alla prova dai problemi da affrontare e dalle decisioni da prendere, vacilla in Puglia il rapporto tra Movimento Cinque Stelle e lo schieramento di movimenti e associazioni che negli ultimi anni ha fatto del no al gasdotto Tap nel Salento e del no alla prosecuzione dell’Ilva a Taranto i propri cavalli di battaglia. Era stato subito feeling tra i due mondi.

Perché su Tap i Cinque Stelle lasciavano intendere (o immaginare) che, una volta al Governo, la costruzione del gasdotto sarebbe stata bloccata perché opera inutile.

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Lo stesso su Ilva, dove in tutta la campagna elettorale ha fatto breccia l’idea che l’M5S avrebbe fermato l’acciaieria perchè non più sostenibile ambientalmente.

Per la verità, Di Maio, quando è venuto a Taranto prima delle elezioni, non ha parlato esplicitamente di chiusura e questo ha provocato già le prime proteste degli ambientalisti. Le successive prese di posizione di diversi esponenti del movimento pentastellato hanno fatto poi il resto, alimentando da una parte aspettative e attese e dall’altro ambiguità e incertezze.

Sull’Ilva, infatti, i Cinque Stelle hanno parlato di chiusura delle fonti inquinanti, di riconversione dell’economia del territorio ma anche di progressiva chiusura della fabbrica. E ora che su Tap e su Ilva sembra profilarsi uno scenario diverso da quello auspicato (o immaginato), le fibrillazioni del fronte avverso al gasdotto e all’acciaieria diventano vere e proprie proteste. Accade, quindi, che il ministro per il Sud, Barbara Lezzi, sia platealmente contestato dai No Tap a Lecce, a casa sua, nel corso di un convegno («sei peggio della Bellanova» le urlano, con riferimento a Teresa Bellanova, esponente Pd e vice ministro al Mise col Governo Gentiloni), che la stessa Lezzi arrivi in una conferenza a Bari ai ferri corti con il governatore pugliese, Michele Emiliano («fai sceneggiate» attacca lei, «maleducata» risponde lui), mentre a Taranto i no Ilva si spingono a dire che considereranno l’attuale Governo «nemico della città» se non darà il segnale atteso.

Questo perchè Di Maio non solo non parla più di chiusura dell’Ilva ma, pur in presenza di una gara di aggiudicazione ad Arcelor Mittal che l’Anac ha confermato essere segnata da “criticità”, non annuncia la revoca della stessa gara, ma dichiara di attendere da Mittal una proposta migliorativa sui due temi delicati del siderurgico: il risanamento ambientale e la tutela dei circa 14mila posti di lavoro diretti del gruppo.

Tornando allo scontro Lezzi-Emiliano, è avvenuto in Regione Puglia in un incontro convocato per parlare del collegamento tra l’aeroporto e la stazione di Brindisi. Ma non è rimasto solo un duello verbale. Perché Emiliano ha scritto al premier Giuseppe Conte. «La violenza verbale con cui la ministra si è rivolta al sottoscritto - evidenzia il governatore pugliese - e l’assoluta incoerenza del contenuto dell’attacco rispetto al tema dell’incontro, costituiscono a mio parere una grave violazione dei doveri della ministra, in quel momento ospite della presidenza della Regione. Non soddisfatta di tale incongrua esibizione, la ministra, contestando la mia personale posizione in merito alla ineluttabilità della realizzazione del gasdotto Tap, ha sostenuto che lo stesso non sarà mai realizzato, contraddicendo gravemente in questo modo la posizione politica sulla realizzazione dello stesso gasdotto, di recente espressa dal suo Governo per voce del ministro degli Esteri Moavero alla presenza del presidente della Repubblica Mattarella nella recente visita di stato in Azerbaijan».

Sull’Ilva, invece, una serie di gruppi ambientalisti, da Peacelink ai Liberi e Pensanti, sono scesi in campo già sabato scorso ricordando che quando sono andati al Mise, a fine giugno, per essere ascoltati da Di Maio, dissero chiaramente quale era la loro posizione: stop alla produzione dell’acciaio a Taranto, fermare l’inquinamento generato dalla fabbrica e riconversione dell’economia territoriale. Quanto va emergendo, invece, costituisce per questi gruppi un “tradimento” del mandato elettorale ricevuto. La loro opinione, infatti, è che a Taranto i Cinque Stelle abbiano fatto il pieno di voti, più del 50 per cento, eleggendo cinque parlamentari, proprio per le promesse fatte sull’Ilva.

Non paghi dell’accusa di “tradimento”, i movimenti sono tornati alla carica dopo poco più di 24 ore e dichiarato che il Governo giallo-verde sarà considerato “nemico” se non cambierà rotta. Accusa pesante, anticipata dall’attore Michele Riondino, tarantino e molto vicino ai Liberi e Pensanti, per il quale «il signor Di Maio» (lo ha chiamato proprio così) ha «tradito» le speranze di Taranto. Oggi stesso, però, le conseguenze di un nubifragio abbattutosi sulla città e l’onda di polveri sollevatasi dall’Ilva, hanno portato prima un deputato locale dei Cinque Stelle, Giovanni Vianello, a dire che «il mostro va chiuso» e Di Maio - che ha condiviso su Fb il post di Vianello - a porre la domanda: «Vi sembra normale vivere in condizioni del genere»? Con chiaro riferimento all’accaduto e al suo pesante impatto ambientale. Basterà questo a riavvicinare sull’Ilva Cinque Stelle e ambientalisti tarantini?

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