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Ilva, ecco le due offerte e i due differenti programmi industriali

di Paolo Bricco

(ANSA)

1' di lettura

Poteva essere un disastro. Non è stato un disastro. L’asta per l’Ilva poteva andare deserta. E, invece, così non è stato. Una delle peggiori sciagure della storia repubblicana – un disastro ambientale e finanziario, politico e di cultura giuridica – non si è completata nei suoi effetti più deleteri.

Le due cordate hanno programmi industriali diversi. La cordata imbastita su Arcelor Mittal si propone di inserire la nuova Ilva all’interno di una realtà multinazionale. Un core business coerente con la natura storica dell’Ilva. Con i vantaggi strategici di economie di scala rilevanti e di una scuola manageriale fra le migliori della siderurgia internazionale. Con lo svantaggio di essere una parte per il tutto: una consociata delle molte, inevitabilmente soggetto passivo di logiche e di decisioni prese altrove.

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La cordata di Cdp, Arvedi e Leonardo Del Vecchio, a cui si è aggregata l’indiana Jindal, ha invece un progetto alternativo. Il gas e il preridotto. La tecnologia di cui è esperta proprio Jindal a cui in Europa pochi – o pochissimi – credono. In questo caso, il progetto è differente: mutare il volto dell’Ilva, combinando l’attività tradizionale con attività che hanno segmentazioni di mercato differenti.

Dunque, il Governo potrà decidere. Valutando quanto cash le due cordate mettono sul tavolo e giudicando le loro scelte occupazionali, fondamentali soprattutto in una Taranto che per il Paese è un nervo scoperto. Impostazioni diverse e anche interlocutori diversi. Sembra quasi un lusso.

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