INDUSTRIA

Ilva, gip proroga indagine su Bondi, Gnudi e due ex direttori

di Domenico Palmiotti

(REUTERS)

2' di lettura

Non viene archiviata la nuova inchiesta per inquinamento sui vertici dell'Ilva di Taranto così come chiesto dalla Procura, anzi il gip Wilma Gilli dispone nuove indagini. A restare nel mirino sono così l’ex commissario Enrico Bondi, uno dei tre attualmente in carica, Piero Gnudi, e due ex direttori del siderurgico di Taranto: Antonio Lupoli e Ruggero Cola. Il gip Gilli ha infatti deciso di non archiviare l’inchiesta. E altrettanto fece un anno fa il gip allora titolare del caso, Martino Rosati. L’accusa: getto pericoloso di cose e gestione dei rifiuti non autorizzata.

Tutto ruota attorno alle prescrizioni del piano ambientale che a luglio scorso dovevano essere attuate nella misura dell’80 per cento.
Ilva e ministero dell’Ambiente hanno sempre detto, anche nelle audizioni in Parlamento, che l’80% è stato attuato.

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Ma il gip Rosati, un anno fa, e il gip Gilli, adesso, sono di avviso diverso. Per il gip Gilli, infatti, «il termine intermedio del 31 luglio 2015 per l’attuazione dell’80% delle prescrizioni non solo non è stato alterato da alcuna previsione normativa ma è pure un termine ampiamente scaduto alla data di entrata in vigore del decreto legge 9 giugno 2016 n. 98».

La difesa sostiene che il decreto legge n. 98 ha «introdotto un nuovo termine» per quanto riguarda gli obblighi del piano ambientale, «sostituendone ogni altro, intermedio o finale, che non fosse scaduto alla data di entrata in vigore del decreto legge». Il gip, invece, è dell’avviso che «il legislatore ha solo affiancato il termine “ultimo” per l’attuazione del piano in titolo indicandolo nel 30 giugno 2017». Anche se le ultime disposizioni normative hanno ora riallineato tale scadenza al 30 settembre 2017.

Un anno fa il gip Rosati, messo dalla Procura difronte alla tesi che i commissari Ilva e i loro delegati erano comunque protetti dallo scudo giudiziario (introdotto dalla legge) per quanto riguarda i comportamenti connessi all’attuazione del piano ambientale, e quindi per questo l’inchiesta andava archiviata, eccepì dicendo che questo valeva in caso di attuazione del piano. Per Rosati nel caso dell’Ilva si registrava invece un’inerzia e citò a supporto le relazioni dei custodi giudiziari della società e le nuove denunce arrivate per inquinamento.
Di qui la sua decisione di non archiviare l’inchiesta a carico di Bondi, Gnudi e dei due ex direttori Lupoli e Cola.

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