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Ilva, Gualteri: ingresso Cdp non è escluso. Martedì il vertice Conte-Mittal. Arcelor chiude in Sudafrica

Attesa per le mosse del governo martedì al secondo incontro con Mittal. Da Conte la proposta di uno scudo «soft» e di misure per fronteggiare la crisi del settore se la multinazionale rispetterà i patti. Intanto l’amministrazione straordinaria ricorre al Tribunale di Milano contro il recesso. E se in fabbrica si lavora, l’indotto è in stato agitazione. ArcelorMittal chiude lo stabilimento in Sudafrica

di Domenico Palmiotti


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(ANSA)

4' di lettura

Sono ore di attesa a Taranto per le mosse che farà il Governo nei confronti di ArcelorMittal per spingere la multinazionale a recedere dall’abbandono dell’ex gruppo Ilva con gli stabilimenti di Taranto, Genova, Novi Ligure, Racconigi e altri siti. La partita si gioca su due tavoli: quello politico-istituzionale e quello giudiziario. Per il primo, il premier Conte dovrebbe incontrare, martedì 12 novembre, i Mittal e capire, dopo il primo confronto dei giorni scorsi, quanto sono realmente intenzionati a fare un passo indietro rispetto al recesso dal contratto e a quali condizioni.

Gualtieri: non escluso ruolo Cdp
Intanto però arriva la dichiarazione del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri su un possibile ruolo di Cdp (Cassa depositi e prestiti) nella ex Ilva. È «uno strumento che non va escluso dalla cassetta degli attrezzi di cui disponiamo» ha detto il ministro dell’Economia e delle finanze. L'Italia, è il suo ragionamento, «deve rimanere un grande Paese manifatturiero» e per riuscirci «ha bisogno di un'industria di base e, quindi, anche della siderurgica».

Come governo, aggiunge, «pensiamo che avere un grande produttore moderno e ambientalmente sostenibile di acciaio a ciclo integrale sia nell'interesse strategico dell'Italia e dell'Europa» e «siamo impegnati per questo».

Se da un lato ArcelorMittal deve «rispettare gli impegni industriali e ambientali che ha preso e firmato», dall'altro lo Stato «deve essere in grado di dare tutte le necessarie garanzie giuridiche e amministrative» a «sostegno della capacità di affrontare questo momento congiunturale difficile, ma senza mettere in discussione gli obiettivi industriali».

Martedì incontro Conte-Mittal
Il nuovo incontro era già stato messo in agenda da Conte, pur consapevole di come la posizione della multinazionale sia molto determinata a chiudere con la gestione dell’ex Ilva. Ma d’altra parte la richiesta a Conte di riportare i Mittal al tavolo è fortissima, e viene sia dalla politica che dal sindacato. Se Mittal confermasse su tutta la linea il suo ritiro, già peraltro espresso con una serie di atti e provvedimenti formali, la soluzione immediata, e obbligata, sarebbe quella del ritorno di dipendenti e stabilimenti all’amministrazione straordinaria di Ilva. I commissari, in sostanza, dovrebbero occuparsi anche della gestione (col passaggio a Mittal, invece, l’amministrazione straordinaria Ilva ha conservato solo la proprietà degli impianti ed ha ceduto 10.700 addetti).

Nelle ultime ore si è parlato molto di schema negoziale che Conte vorrebbe proporre a Mittal: una riduzione del canone per il fitto degli impianti, un aumento della cassa integrazione per fronteggiare il mercato dell’acciaio in caduta, un nuovo scudo penale sul piano ambientale inteso però come norma di carattere generale e non specifico per ArcelorMittal, sino ad arrivare ad un riassetto della compagine societaria con l’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti.

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Il versante politico
Ma con una intervista al “Fatto Quotidiano”, Conte sembra però rettificare la linea e dice: «Soltanto se Mittal cambiasse idea a venisse a dirci che rispetterà gli impegni previsti dal contratto – cioè produzione nei termini previsti, piena occupazione e acquisto dell’ex Ilva nel 2021 – potremmo valutare una nuova forma di scudo». Peraltro, come lo stesso premier ha ammesso a Taranto, nella visita di venerdì, il problema, adesso, non sembra essere più tanto lo scudo – sul quale, oltretutto, bisognerebbe superare la forte opposizione dell’M5S a partire dai parlamentari pugliesi – quanto l’insostenibilità del piano industriale alla luce della crisi.
Sempre sul versante politico-istituzionale, in programma l’11 novembre anche un confronto tra il premier, il ministro Patuanelli e i parlamentari pugliesi pentastellati relativo alla questione ArcelorMittal, scudo compreso. La cui reintroduzione viene sollecitata anche dai partiti di opposizioni oltreché dalle forze di maggioranza come Pd e Italia Viva.

Il fronte giudiziario
Non meno intenso è il fronte giudiziario dove l’amministrazione straordinaria di Ilva si accinge a contrastare il recesso con un ricorso cautelare urgente, ex articolo 700, al Tribunale di Milano affermando che non c’è alcun presupposto, neppure ipotetico, sia di diritto che di fatto, perché Mittal molli tutto. E invece nell’atto di citazione che Mittal ha fatto verso i commissari arriva persino a chiedere al Tribunale di Milano l’annullamento del contratto per dolo, citando la storia dell'altoforno 2 e accusando i commissari di non aver detto la verità sullo stato dell'impianto di cui si teme lo stop per l'intervento della Magistratura.

In fabbrica apparente clima di tregua. Mentre l’agitazione è tutta nell’indotto, dove da oggi le aziende – le cui fatture scadute, per un importo complessivo di vari milioni, non sono state ancora pagate da Mittal – faranno partire le lettere di messa in mora dell’azienda mentre crescono le richieste di cassa integrazione per il personale. Mittal, infatti, oltre a non pagare, ha fermato anche ordini e lavori verso le imprese.

Arcelor chiude lo stabilimento in Sudafrica
A conferma delle difficoltà della multinazionale arriva la notizia che ArcelorMittal Sudafrica ha deciso di chiudere il suo stabilimento nella baia di Saldanha entro il primo trimestre del 2020. Con un comunicato stampa diffuso dai media locali, la compagnia ha dichiarato che lo stabilimento «sta subendo gravi perdite finanziarie che si prevede continueranno per il prossimo futuro», perciò intraprende «una liquidazione condotta a condizioni normali delle attività commerciali legate alle operazioni siderurgiche».

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