SIDERURGIA

Ilva, «prova del 9» per il governo Conte. Mittal e sindacati pronti a vedere Di Maio

di Matteo Meneghello

Così a Taranto nascerà l’edificio più grande d’Europa. Come saranno coperti i «parchi minerali» dell'Ilva

2' di lettura

Dopo otto mesi di trattativa c’è un nuovo convitato (per ora ancora di pietra) al tavolo Ilva. Il Governo Conte è realtà e non si può più prescindere da un confronto con il neoministro allo Sviluppo e al Lavoro, Luigi Di Maio . Di questo ne sono consapevoli sia il sindacato, sia la controparte aziendale, vale a dire la delegazione di ArcelorMittal. Per questo motivo i protagonisti al tavolo sono pronti a incontrare il ministro nei prossimi giorni, nel tentativo di rimettere il confronto sui binari giusti, in vista di un via libera all’operazione che, secondo quanto dichiarato dal presidente di ArcelorMittal nelle scorse settimane, si auspica possa avvenire alla fine del mese.

La riunione prevista per domani, funzionale a un tentativo di riavvio della trattativa è stata annullata. Sul tavolo sindacale aleggia l’impegno del contratto sottoscritto dal nuovo Governo Conte, relativo alla «progressiva chiusura delle fonti inquinanti». Una definizione che va chiarita, insieme al ruolo di ArcelorMittal, promissario acquirente sulla base di un preciso piano industriale e ambientale (quest’ultimo recepito dal decreto ambientale che ha definito la nuova Aia per il gruppo siderurgico tarantino).

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Oggi Luigi Di Maio ha incontrato i capi-area del dicastero per fare il punto sui principali dossier industriali aperti. «Per responsabilità - ha detto - non faccio dichiarazioni prima». Un vertice tra Di Maio e Mittal (con o senza i sindacati) è quindi auspicato e atteso già entro la settimana.

Ieri intanto ha commentato la trattativa in corso, a margine dell’assemblea di Federchimica, anche Emma Marcegaglia, presidente di BusinessEurope e vicepresidente dell’omonimo gruppo siderurgico, cliente di Ilva e azionista di minoranza di Am Investco (anche se, per ottenere il via libera all’operazione dall’antitrust, la quota sarà liquidata). «Mi auguro che prevalga il senso di responsabilità - ha detto -: spero che il nuovo governo possa significare anche che questo contratto si chiuda velocemente». Secondo Marcegaglia «dire che Ilva vada chiusa non sta nè in cielo nè in terra . Non si può fare a meno dell’industria di base». Dello stesso avviso anche anche il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. «L’auspicio è che si vada avanti e che si realizzi un investimento che ha attratto investitori internazionali. Da lì può ripartire la questione meridionale, attraverso l’equilibrio tra occupazione, sviluppo e rispetto totale dell’ambiente».

Ilva: sindacati bocciano proposta, tocca al nuovo governo
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