acciaio

Ilva, riassetto appeso al vaglio del tribunale

Nell'intesa Arcelor Invitalia il passaggio della proprietà è vincolato al dissequestro.

di Paolo Bricco e Domenico Palmiotti

(Reuters)

4' di lettura

Tutti i bachi - giuridici e ambientali - dell'accordo. L'accordo firmato fra Arcelor Mittal e Invitalia ha evitato due derive: l'esercizio del diritto di recesso da parte del gruppo indiano, corrispondendo mezzo miliardo di euro, con la conseguente immediata statalizzazione della principale acciaieria europea; una lite giudiziaria sanguinosa se, invece, il gruppo indiano avesse scelto di andare in tribunale, quale effetto della eliminazione dello scudo penale per reati commessi da altri, prima della aggiudicazione dell'Ilva in una gara internazionale. L'accordo, che peraltro non è stata ancora notificata alla Commissione a Bruxelles, ha più di un baco al suo interno.

Il baco giuridico

La cessione del controllo da Arcelor Mittal a Invitalia è fissato per il 2022, quando Invitalia salirà al 60 per cento. Ma come è possibile acquisire il controllo di qualcosa che è sotto sequestro giudiziario? La fine del piano ambientale, infatti, è prevista nel 2023. Soltanto alla sua realizzazione completa e allo sblocco della magistratura di Taranto, sarà possibile un passaggio effettivo di proprietà. Che cosa succederà fra un anno e mezzo? Al di là del disallineamento nei tempi fra acquisizione del controllo da parte dello Stato e possibilità effettiva per opera del dissequestro degli impianti da parte dei giudici, che cosa resta da fare? Perché, se anche si ipotizzasse che i tempi del piano ambientale vengono ultra-accelerati (e in ogni caso, cambiando schema produttivo si dovrebbe andare ad un nuovo piano ambientale), non sono poche le cose concrete da fare in fabbrica a Taranto.

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Il baco dei lavori

Tra i capitoli aperti, che attengono alle prescrizioni ambientali, ci sono la copertura dei due parchi delle materie prime e quella dei nastri trasportatori. Sebbene le due grandi coperture siano pronte al 99,5%, quella del parco minerali e al 96% quella del parco fossili, andranno comunque completate. Ma non lo farà più Cimolai. ArcelorMittal ha infatti rescisso il contratto con Cimolai che aveva cominciato i lavori, su mandato dei commissari straordinari Ilva, l'1 febbraio 2018. Per gli avvocati di ArcelorMittal, «la condotta e l'atteggiamento di Cimolai durante l'esecuzione dei lavori - soprattutto negli ultimi mesi - hanno compromesso la fiducia di AMI nei suoi confronti e sono incompatibili con la prosecuzione dei rapporti contrattuali». ArcelorMittal parla di «pretese economiche» del tutto infondate. Ora ci sarà un arbitrato, mentre Cimolai evidenzia di aver eseguito le opere correttamente e senza alcuna contestazione del committente, che ArcelorMittal non ha mai accettato le richieste di confronto per un «entativo di amichevole composizione» e di essere stata soggetta a «unilaterali decurtazioni delle somme spettanti». Per i nastri trasportatori che fanno arrivare le materie prime sugli impianti, si attende che a metà gennaio 2021 il Tar del Lazio decida sul contenzioso aperto da ArcelorMittal che ha impugnato il decreto del ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, di fine settembre. Questo prevedeva che l'azienda ultimasse la copertura dei nastri e delle torri in quota entro fine gennaio 2021 e tutti i lavori entro fine aprile 2021. Tempistiche che ArcelorMittal ha contestato, ritenendole non fattibili. Non solo.

Oggi è attesa la decisione del Tar di Lecce sull'ordinanza con cui il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, ha chiesto a febbraio sia ad ArcelorMittal che ad Ilva in as (proprietaria impianti) di individuare e risolvere entro 30 giorni le criticità delle emissioni. Il provvedimento del sindaco prevedeva che, in difetto di adempimento, si dovesse procedere entro i successivi 30 giorni alla fermata degli impianti dell'area a caldo.

Il baco ambientale

Gli interventi ambientali nell'acciaieria discendono da un Dpcm di marzo 2014, poi integrato da un altro di settembre 2017. Secondo gli addetti ai lavori, tranne 6-7 interventi, tra cui i nastri, su cui sono state chieste proroghe, tutti gli altri sarebbero in linea con l'esecuzione, con le tempistiche fissate oppure sarebbero già conclusi. Va rilevato che i cantieri Aia si sono fermati a causa del Covid per tre mesi. Peraltro Ispra avvierà a giorni, col supporto di Arpa Puglia, una nuova ispezione sullo stato di avanzamento dell'Aia. E va aggiunto che accanto all'adeguamento alle prescrizioni, ci sono significativi interventi di manutenzione e di sicurezza da compiere, come da tempo chiedono i sindacati.

Il dissequestro degli impianti è una delle condizioni del completamento nel 2022 dell'operazione ArcelorMittal-Invitalia: su questo punto, va ricordato che Ilva in Amministrazione Straordinaria per due volte nel 2019 è dovuta ricorrere al Tribunale del Riesame di Taranto per avere la possibilità di realizzare i lavori sull'altoforno 2, superando la condizione di un sequestro che all'inizio era stato definito senza facoltà d'uso dallo stesso Tribunale di Taranto: due opere, cioè il campionamento automatico per la ghisa e la così detta macchina “a tappare” per stessa, sono già state ultimate a collaudate, mentre l'ultima opera, cioè la macchina “a forare” la ghisa stessa, dovrebbe essere pronta prima di marzo, in anticipo rispetto ai tempi definiti dalla magistratura.

Dunque, i piani giuridici e ambientali, operativi e giudiziari si sovrappongono creando, per la nuova Ilva pubblica, una road-map tutt'altro che lineare e fluida.

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