il piano industriale

Ilva, rilancio con acciai hi-tech e utile previsto nel 2024

di Matteo Meneghello

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Imagoeconomica

3' di lettura

Una volta ristrutturata, l’Ilva marcerà a un ritmo di 4 miliardi di ricavi all’anno, per una capacità di generare ricchezza pari a circa 439 milioni annui di Ebitda, grazie all’estensione della gamma dei prodotti e all’accesso a nuovi mercati. Sono queste le previsioni del piano di Am Investco Italy (la cordata è composta da ArcelorMittal e dal gruppo Marcegaglia, Intesa Sanpaolo entrerà in capitale nei prossimi giorni), scelto dai commissari come migliore nella gara per l’aggiudicazione degli asset dell’Ilva in amministrazione straordinaria, a un passo dall’aggiudicazione finale.

Si delinea intanto la situazione dello stato passivo: secondo le prime proiezioni, degli 1,8 miliardi pagati da Am per gli asset, 530 saranno destinati a ripianare prestiti e ipoteche, circa 1,2 miliardi ristoreranno i crediti in prededuzione, i tfr dei dipendenti e altri crediti privilegiati secondo quanto previsto dall’articolo 2.751 del codice civile. Per gli oltre 2 miliardi dei chirografi (banche e fornitori non in prededuzione) e degli altri privilegiati (tra questi è compreso il finanziamento erogato dal ministero delle Finanze) al momento avanza poco o nulla, vale a dire circa 70 milioni, in attesa dell’esito di altre cessioni (quali per esempio quelle relative ai bandi Innse e Sanac) e della chiusura della procedura.

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IL NODO DELL’OCCUPAZIONE

A tempo determinato 2018 - 927, 2019 - 509, 2020 - 40. (Fonte: Piano Industriale AM Investco, management Ilva)

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Secondo le linee guida presentate dal ministro dello Sviluppo Carlo Calenda nei giorni scorsi, Am porterà le spedizioni sopra la soglia dei 7 milioni (oggi ferme a 5,5 milioni) già dall’anno prossimo, con un aumento graduale sia del “black” (il prodotto “grezzo”) che dei prodotti rifiniti (rivestiti, decapato, lavorazioni a freddo). La produzione a caldo rimarrà ferma a 6 milioni negli anni di esecuzione del piano ambientale: sarà sostenuta dall’import di bramme e coils da altre realtà del gruppo ArcelorMittal fino a un massimo di 4 milioni nel 2023, per poi ridursi da questa data in poi, che segna il termine per l’adempimento delle prescrizioni ambientali.

Am intende allargare la gamma di applicazione dei prodotti Ilva, elevandone la qualità. Nell’automotive e negli elettrodomestici, in particolare, la compagine intende introdurre le tecnologia proprietaria della Jet vapor reposition, che consiste nella distribuzione di zinco su un nastro d’acciaio in movimento ad alta velocità in una camera sottovuoto al fine di eliminare la corrosione e aumentare la durata; gli investimenti per questa lavorazione sono previsti a Novi, dove è atteso anche un upgrade della zincatura. Sempre nell’automotive, il colosso internazionale introdurrà la gamma Fortiform (acciai ad alto carico di rottura).

La ripresa della produzione è sostenuta da una ristrutturazione dell’area a caldo. In cokeria le batterie in funzione saliranno da 4 a 6 (con un progressivo piano di rifacimento), e si prevede, a regime, un parziale approvvigionamento del coke da terzi. Nell’agglomerato si prevede dal 2019 l’utilizzo di una sola linea di produzione (con installazione di filtri). ArcelorMittal intende mantenere in funzione i tre altiforni piccoli (1, 2 e 4) fino al completamento del piano ambientale, con la previsione di riattivare l’afo5 nel 2023 (previsti 225 milioni di investimento), con il contemporaneo spegnimento dell’Afo2. In Acciaieria si prevede un aumento della colata continua 4 (l’impianto è del 1984, sarà sostituito con una spesa di 80 milioni) all’interno dell’Acciaieria 2 (una volta riattivato l’Afo5 torneranno in funzione entrambe le acciaierie). Gli investimenti previsti negli impianti (sia area a caldo che area a freddo) ammontano a 1,256 miliardi.

I dirigenti di ArcelorMittal avevano dichiarato nelle scorse settimane che i livelli occupazionali sarebbero stati «adeguati ai volumi produttivi». Per questo assetto Am dichiara di avere bisogno di circa 9.400 persone (oggi Ilva ha in carico 14.220 persone, di cui 4.100 in Cassa), numero che nel corso degli anni si assesterà a 8.500 unità circa. Numeri criticati dal sindacato, che oggi tornerà al tavolo del Mise. Gli esuberi rimarranno in capo all’amministrazione straordinaria, coperta da Cigs per tutta la durata del programma della procedura (parte del personale potrà essere impiegato per le bonifiche). Le soglie occupazionali saranno in ogni caso oggetto di contrattazione sindacale in fase di definizione del contratto di cessione con l’aggiudicatario.

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