sigilli su area di 9 ettari

Ilva, sequestrate le collinette ecologiche che inquinano Taranto

di Domenico Palmiotti


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(Ansa)

3' di lettura

Dovevano creare una barriera verde tra il siderurgico dell'Ilva e la città di Taranto. Erano state costruite lungo il perimetro della fabbrica con l'obiettivo di contenere la diffusione delle polveri minerali, specie nelle giornate di vento. Negli anni, invece, si sono trasformate in discariche piene di rifiuti pericolosi e tossici e così oggi, su disposizione della Procura di Taranto, è scattato il sequestro delle collinette ecologiche che, dopo il passaggio dell'acciaieria ad Arcelor Mittal, appartengono all'amministrazione straordinaria Ilva.

Sono stati i Carabinieri del Noe a mettere i sigilli su un'area di nove ettari, la superficie occupata da tre collinette. Insieme ad Arpa Puglia, che ha curato la parte delle analisi tecniche e chimiche, i Carabinieri del Noe hanno avviato le indagini nella seconda parte dello scorso anno. Le collinette ecologiche, dicono i Carabinieri del Noe, «altro non sono che una enorme discarica abusiva di svariate tonnellate di rifiuti industriali derivanti dalle lavorazioni degli impianti del polo siderurgico quali loppa, scorie d'altoforno e altro che, esposti all'azione degli agenti atmosferici, hanno riversato nei terreni e nell'ambiente circostante, sostanze altamente tossiche e cancerogene come diossine, furani, pcb, idrocarburi e metalli vari».

Di qui il sequestro preventivo d'urgenza deciso dalla Procura. Presumibilmente lo scarico dei rifiuti nell'area delle collinette risale ad un tempo lungo. In verità, non è la prima volta che scatta un sequestro di un'area Ilva perchè gravemente inquinata e con effetti propagati anche all'ambiente circostante.

A ottobre scorso, per esempio, la Magistratura ha dato una stretta sulla vicenda della gravina Leucaspide, tra il siderurgico e i Comuni di Taranto e Statte. Qui sono state scoperte vere e proprie colline di rifiuti alte sino a 30 metri, create con 5 milioni di tonnellate di rifiuti industriali, pericolosi e non, che occupano un'area complessiva di 530mila metri quadri. Un episodio, questo, che risale alla gestione pubblica, precedente a quella del Gruppo Riva.

Anche in questo caso fu disposto il sequestro e benchè l'area non sia più utilizzata, continua tuttavia ad esservi un effetto inquinante, scriveva allora il gip Wilma Gilli, in quanto i cumuli di rifiuti sversano sostanze nocive nel terreno e vi è pure il pericolo di smottamenti attesa l'assenza di messa in sicurezza del luogo.

«È di solare evidenza che il danno ipotizzato sia di enormi proporzioni» affermava a tal proposito il gip Gilli. Per le collinette ecologiche, invece, la situazione è aggravata se si considera che la loro realizzazione fu appunto voluta per mitigare l'inquinamento.

Nella realtà, invece, le collinette sono state fonte di compromissione ambientale. Oltre a non aver mai centrato l'obiettivo per il quale furono costruite. La loro palese inefficacia emerse già dieci anni fa in una riunione nella sede della Provincia di Taranto. Furono convocati tutti i soggetti istituzionali interessati, tra cui la Regione Puglia e i Comuni di Statte e Taranto, per trovare una soluzione capace di tutelare meglio i cittadini residenti nel rione Tamburi ed esposti alle polveri.

La dislocazione delle collinette, fu detto dieci anni fa, in alcuni tratti lascia a desiderare, tanto che in presenza di particolari condizioni atmosferiche lo spolverio finisce inevitabilmente per interessare i centri più vicini al siderurgico. Si decise quindi di porvi rimedio rafforzando la fascia di protezione, in attesa che venisse perfezionato l'iter relativo al progetto di barrieramento, in quel momento all'attenzione del Comune di Taranto per il rilascio della concessione edilizia. In quella sede fu stabilito che il Consorzio Area sviluppo industriale di Taranto, a cui era affidato il progetto di consolidamento delle collinette ecologiche, avrebbe chiesto al ministero dell'Ambiente l'accreditamento delle somme necessarie a portare a termine l'opera, peraltro indicata nell'Atto di Intesa tra gruppo Riva, Ilva e istituzioni locali siglato nel 2006. Tutto rimasto clamorosamente sulla carta.

Nei dieci anni trascorsi, infatti, le polveri minerali hanno continuato ad inondare la città, un fenomeno che ora a fine anno dovrebbe terminare con la copertura integrale del primo dei due parchi materie prime. Nel frattempo, però, c'é stata la scoperta di un'altra bomba ecologica.
Per il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, «è sconcertante quanto in passato si sia abusato, con estrema leggerezza, del nostro territorio e di come si sia attentato alla salute dei cittadini. Il Comune di Taranto - dice il sindaco - darà il massimo supporto agli inquirenti ed ai soggetti preposti al fine di restituire presto serenità ai cittadini di quel quartiere. Ove si avviasse un procedimento, anche con la costituzione di parte civile». Per il sindaco, “ogni volta che Taranto prova a compiere un passo in avanti, qualcosa ci riporta indietro, ma non si può mollare. Non si devono ripetere gli errori e le omissioni del passato, non si può arrestare il processo di ambientalizzazione”.

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