siderurgia - l’incontro al mise

Ilva, si allontana lo spettro chiusura. Ma Di Maio chiede a Mittal maggiori impegni su lavoro e ambiente

di Domenico Palmiotti

Ilva, Giovani di Confindustria: non si scherza con 20mila posti


4' di lettura

La chiusura dell’Ilva, secondo i sindacati metalmeccanici, sembra scongiurata ma il piano ambientale e quello industriale presentato dall’investitore Arcelor Mittal non convincono il Governo che chiede alla multinazionale di fare di piú. È la sintesi immediata dei nuovi incontri che il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha avuto oggi pomeriggio al Mise per l’Ilva. Prima ha visto i sindacati, poi Mittal. La parte occupazionale non convinceva già i sindacati. Di qui il mancato accordo nonostante mesi di trattative.

Adesso però il Governo ci aggiunge anche quella relativa al risanamento ambientale dell’acciaieria di Taranto e chiede all’investitore su questo doppio versante uno sforzo ulteriore che venga incontro alle attese.

«Aspettiamo proposte sul versante del piano occupazionale dove bisogna fare di più. Servono garanzie certe per l’occupazione» commenta Di Maio. «E al momento» anche «il piano ambientale - osserva il ministro - non è soddisfacente, aspettiamo proposte da Arcelor. Servono garanzie da parte dell’azienda che assicurino un miglioramento ambientale».

IL CASO ILVA / MONITO DEI GIOVANI DI CONFINDUSTRIA: NON SI SCHERZA CON 20MILA POSTI DI LAVORO

«Aspettiamo risposte e attendiamo una ripresa immediata del negoziato» dichiara il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli, riferendosi appunto alle trattative sull’occupazione. «Siamo favorevoli che sul piano ambientale si faccia di più, che su quello occupazionale ci siano più garanzie, ma il tempo è scaduto. Noi non guardiamo al colore politico del Governo - aggiunge Bentivogli - ma è fondamentale arrivare al più presto a delle soluzioni. Non si rende sicuro un impianto prorogando la gestione commissariale». E sulla continuità dell’Ilva, Bentivogli rileva: «Di Maio non ha risposto direttamente ma il fatto che stia continuando a trattare con Mittal, vuol dire che continuerà a lavorare perchè produca acciaio. Spero che questo non sia smentito nelle prossime settimane».

Rocco Palombella, segretario generale Uilm, dice che «non possiamo che accogliere positivamente quanto affermato dal ministro». I miglioramenti sollecitati sul piano ambientale e su quello industriale dovranno muoversi «verso la direzione da sempre auspicata dalla Uilm, ovvero miglioramento delle misure a tutela dell’ambiente e della salvaguardia dei livelli occupazionali». Maurizio Landini, segretario nazionale Cgil, e Francesca Re David, segretario generale Fiom Cgil, rilanciano a Di Maio la richiesta di far entrare nella compagine societaria Ilva anche Cassa Depositi e Prestiti. E circa le modifiche chieste da Di Maio, «come Cgil e Fiom abbiamo ribadito che queste modifiche, da noi condivise, sono la precondizione per riavviare il negoziato. Infatti - rilevano Landini e Re David - sono imprescindibili l’assenza di licenziamenti e garanzie per i lavoratori diretti e dell’indotto, la certezza, la trasparenza e la riduzione dei tempi degli investimenti per le migliori tecnologie produttive,l’avvio di un reale processo di bonifica aziendale e del territorio di Taranto, il rispetto dei contenuti dell’accordo di programma di Genova».

Di «incontro proficuo» parla Sergio Bellavita, segretario nazionale Usb. «Il ministro - aggiunge - ci ha proposto un percorso che va nella direzione che abbiamo più volte sollecitato e cioè che il Governo deve rivedere il contratto di cessione di Arcelor Mittal, sulla questione ambientale e sulle garanzie occupazionali».
L’accordo sindacati-Mittal sui posti di lavoro é tra i nodi ancora irrisolti della questione Ilva. Le parti hanno tentato per diversi mesi al Mise, e poi anche da soli senza la mediazione del Governo, ma non ci sono riusciti. Sindacati e azienda sono divisi sui numeri delle assunzioni. Mittal propone 10.100 assunti al subentro e altri 400 da assumere a fine piano industriale, nel 2023. I sindacati propongono invece 10.100 assunti al subentro dell’invertitore e gli altri 400 entro l’anno o alla prima risalita produttiva. I sindacati, inoltre, chiedono che a fine piano, tra assunzioni, ricollocazioni, esodi volontari d incentivati e ammortizzatori sociali, non ci siano esuberi. Poco meno di 14mila, oggi, gli addetti totali Ilva e poco meno di 11mila sono a Taranto.
Sciolto invece il nodo della Ue. Ai primi di maggio, l’Antitrust di Bruxelles ha dato il via libera all’acquisizione di Ilva da parte di Arcelor Mittal che, attraverso Am Investco, si é aggiudicata a giugno 2017 la gara lanciata dai commissari Ilva ed ha battuto la concorrenza di Acciaitalia (Jindal, Cassa Depositi e Prestiti, Arvedi e Del Vecchio). Mittal guiderá l’Ilva ma dirá di smettere altri impianti e capacitá produttiva in Europa per non violare le norme europee su concorrenza e mercato.

Intanto sino al 15 settembre prossimo resta in carica l’amministrazione straordinaria. Accogliendo una proposta dei commissari che si sono avvalsi di quanto previsto nel contratto di aggiudicazione, il ministro Di Maio ha fatto slittare di due mesi e mezzo l’ingresso di Mittal nell’Ilva che sarebbe dovuto avvenire ai primi di luglio. Il Governo ha bisogno di tempo sia per costruire una soluzione per l’acciaieria, sia per consentire che azienda e sindacati trovino l’intesa, anche perché questi ultimi hanno annunciato una dura opposizione se Mittal dovesse entrare in fabbrica senza intesa.
Le preoccupazioni del territorio. La proroga a metá settembre va bene, si osserva, se permette di arrivare ad una soluzione condivisa che consenta davvero di far ripartire l’Ilva dopo anni di crisi e di incertezza. Oggi, infatti, l’Ilva produce al di sotto delle sue potenzialitá, perché deve ancora completare la messa a norma ambientale, e perde 30 milioni al mese. Non va bene invece la proroga - si sottolinea - se sposta solo in avanti i problemi tra i quali il risanamento ambientale, il futuro dei lavoratori e lo stato dell’indotto.

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