SIDERURGIA

Ilva, i sindacati a Di Maio: «Pronti a trattare, fare presto»

di Matteo Meneghello

3' di lettura

Il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, promette ai sindacati di fare presto. «Non ci vedremo fra settimane, ma fra pochi giorni» ha promesso ai rappresentanti dei lavoratori riuniti oggi al Mise per discutere dello stallo al tavolo per Ilva. Il ministro, secondo quanto riferito dai presenti al tavolo, ha chiesto informazioni sulla situazione e ha salutato la delegazione assicurando che qualunque soluzione emergerà «sarà condivisa», sottolineando che «ambiente e tecnologia non possono essere in contrasto». I sindacati, da parte loro, hanno ribadito la loro posizione, chiedendo di riconvocare la trattativa velocemente, spiegando che l’accordo fino a oggi non è stato raggiunto per problemi di merito legati alla garanzia occupazionale.

L’incontro di oggi segue il vertice dei giorni scorsi, sempre al Mise, con i tre commissari di Ilva. Un incontro nel corso del quale è stato affrontato il tema dell’eventuale proroga della gestione di Ilva da parte della procedura commissariale. L’accordo sindacale è una clausola sospensiva dell’efficacia del contratto di cessione (in affitto) degli asset dell’Ilva in amministrazione straordinaria; i sindacati e Am Investco Italy (la cordata che si è aggiudicata il bando, controllata da ArcelorMittal) hanno tempo fino al 30 giugno per trovare un accordo, altrimenti l’azienda potrà prendere possesso degli impianti, anche con un mancato accordo (ipotesi che appare comunque complicata da gestire a livello sociale). Il contratto prevede però la possibilità di prorogare fino a novanta giorni la scadenza del 30 giugno. Secondo fonti vicine all’azienda, però, Ilva non può continuare a funzionare per altri tre mesi con le risorse della procedura: la cassa è in esaurimento, e per questo servirebbe un rifinanziamento, operazione delicata sotto i profili delle regole europee sugli aiuti di stato. Tutto questo non esclude però che la discussione al tavolo sindacale possa proseguire anche oltre il 30 giugno, per altri dieci-quindici giorni, se necessari per trovare in extremis un accordo.

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«L’indotto - ha detto ieri il segretario della Fim, Marco Bentivogli - è senza risorse e si risparmia in manutenzione e sicurezza, no a ulteriori i rinvii. Non saremo mai d’accordo alla chiusura, vogliamo ecosostenibilità». Rocco Palombella, leader della Uilm, ha ribadito che «i lavoratori sono in attesa e hanno fiducia. Il tempo non gioca a nostro favore, ma se questo gruppo industriale ci tiene davvero deve compiere uno sforzo in più e assicurare la piena occupazione a tutti i lavoratori». Francesca Re David, leader della Fiom, ha sottolineato che nell’incontro «il ministro ha detto due cose importanti, la
prima è che bisogna fare un accordo condiviso, la seconda è che
non siamo in un’epoca in cui salute ambiente e lavoro possono
essere messi in contrapposizione tra di loro.

L’ex gruppo siderurgico statale scende intanto nella classifica dei produttori mondiali redatta annualmente da Worldsteel. L’anno scorso Ilva ha prodotto 4,7 milioni di tonnellate, portandosi al 68esimo posto, sette posizioni in meno rispetto all’anno precedente, quando l’output era stato di 4,76 milioni di tonnellate. Nella classifica dei top steelmakers, dominata da ArcelorMittal con 97 milioni di tonnellate (al secondo e terzo posto ci sono la cinese Baowu, nata dalla fusione tra Baosteel e Wuhan group, e Hbis group, sempre cinese) c’è anche il gruppo Techint (con 11,75 milioni di tonnellate sale al dal 46esimo al 32esimo posto) il gruppo Riva, con 5,87 milioni di tonnellate (sale dal 58esimo al 56esimo) e il gruppo Arvedi: l’anno scorso ha prodotto 3,190 milioni di tonnellate, che valgono il 93esimo posto mondiale assoluto tra i «top producers».

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