Il caso Taranto

Ilva, slitta il rientro in Italia dei fondi ex Riva

di Domenico Palmiotti

Una veduta aerea dello stabilimento dell'Ilva di Taranto. (Ansa)

2' di lettura

Slitta il rientro in Italia dei soldi dei Riva (un miliardo e 300 milioni) sequestrati dalla Magistratura di Milano e attualmente custoditi in sette trust dell’isola di Jersey. Non essendoci ancora stato lo svincolo da parte della Corte del Jersey, la Magistratura svizzera ha infatti rinviato il pronunciamento sulla questione. La Corte del Jersey avrebbe dovuto dare il via libera nei giorni scorsi ma l’udienza è saltata per l'indisponibilità di un giudice. La nuova data non è stata programmata e così la Magistratura elvetica - alla quale alcuni componenti della famiglia Riva hanno fatto istanza - ha aggiornato a fine marzo ogni decisione in merito.

Dopo l’accordo di dicembre scorso tra gruppo Riva, Ilva in amministrazione straordinaria, Procure di Milano e Taranto e governo, si era definito un percorso temporale che, nell’ambito della transazione raggiunta, prevedeva che in questo mese sarebbero affluiti all’Ilva un miliardo e 330 milioni complessivi, di cui un miliardo e 100 per il risanamento ambientale del siderurgico di Taranto e 230 per la gestione corrente dell'azienda. E proprio in considerazione del fatto che a febbraio sarebbero rientrati in Italia i soldi dei Riva, per lungo tempo inseguiti sia dalla Magistratura italiana che dalla stessa Ilva anche attraverso leggi, una serie di passaggi erano stati rideterminati.

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Per esempio, nel processo «Ambienbte Svenduto» in corso in Corte d'Assise a Taranto con 47 imputati rinviati a giudizio, si era deciso di far scivolare i patteggiamenti chiesti dalle tre società coinvolte (Ilva, Riva Forni Elettrici e Riva Fire, ridenominata alla fine del 2016 «Partecipazioni Industriali») dal 17 gennaio all'1 marzo. Questo per tre motivi: consentire al curatore dell'ex Riva Fire di mettere a punto la proposta di patteggianento da sottoporre alla Procura di Taranto e ottenere nel frattempo il via libera del Mise; allineare sul piano dei tempi i tre patteggiamenti, visto che Ilva e Riva Forni Elettrici erano in fase più avanzata (l'Ilva, infatti, ci stava già lavorando ed una prima proposta era stata respinta dalla Procura perchè non ritenuta congrua); mettere in sicurezza la transazione con i Riva facendo arrivare i soldi dall'estero. Ora, invece, c’è uno slittamento che dalla Corte del Jersey si riflette sia sui giudici di Losanna (che dovranno pronunciarsi) che su quelli di Taranto (competenti per il patteggiamento dell'ex Riva Fire).

Ma lo slittamento non va drammatizzato, commentano fonti vicine all'Ilva, le quali ritengono che in una vicenda così complessa può accadere che si verifichi un impedimento del genere. In ogni caso, si fa notare, il percorso tracciato non è in discussione. Da vedere, tuttavia, come il fatto che almeno sino a tutto marzo il miliardo e 300 milioni non sarà in Italia si impatterà sul processo di Taranto che invece tornerà in aula l'1 marzo. Non è escluso che le posizioni delle società siano stralciate e trasferite ad un altro collegio anche per non sottoporre il processo ad un ulteriore rinvio. Anche perchè il collegio di «Ambiente Svenduto» deve ancora pronunciarsi su una questione in sospeso, e cioè se il processo debba proseguire a Taranto oppure trasferirsi a Potenza per l'eccezione di incompetenza funzionale sollevata dagli avvocati di alcuni imputati nei confronti dei giudici tarantini.

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