Acciaio in crisi

Ilva, il Tribunale di Taranto ordina la chiusura dell’altoforno 2

Il giudice ribalta la decisione della Procura che aveva accordato una proroga per consentire l’attività produttiva del sito siderurgico pugliese. La società in amministrazione controllata impugnerà al Riesame

di Domenico Palmiotti


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2' di lettura

Il giudice del dibattimento, Francesco Maccagnano, nella serata di martedì 10 dicembre ha negato la proroga chiesta da Ilva in amministrazione straordinaria per l’uso dell’altoforno 2 al fine di fare gli ulteriori lavori di sicurezza. Un verdetto a sorpresa, considerando che lunedì 9 dicembre la Procura aveva espresso parere favorevole alla proroga. Con la proroga negata, essendo tra due giorni, 13 dicembre, la scadenza per mettere a norma l’altoforno, l’impianto rischia ora il nuovo sequestro e il riavvio del cronoprogramma per lo spegnimento.

Impugnativa in vista
Ilva in as impugnerà ora al Tribunale del Riesame il provvedimento di Maccagnano. «Nonostante tutte le proroghe della facoltà d’uso di cui ha beneficiato Ilva Spa, concesse espressamente oppure implicitamente, si impone a questo giudice - scrive Maccagnano nel provvedimento di 29 pagine - rilevare che il termine richiesto per l’adempimento delle residue prescrizioni (pari, nella sua estensione massima, a 14 mesi) appare poco più del triplo del termine originariamente concesso dalla Procura». E ancora, scrive Maccagnano, «il termine richiesto risulta troppo ampio, in palese contrasto con tutte le indicazioni giurisprudenziali e normative, e dunque tale da comprimere eccessivamente l’interesse alla salvaguardia dell’integrità psico-fisica dei lavoratori». In definitiva per Maccagnano i tempi di proroga complessivi chiesti da Ilva (14 mesi totali con due step intermedi a 9 e 10 mesi), nonché quello «di poco meno di tre mesi già riconosciuto dal Tribunale della libertà comporti in sacrificio eccessivo delle esigenze cautelari sussistenti nel caso in specie, e dunque de bene dell’integrità psicofisica dei lavoratori».

Il parere favorevole «con prescrizioni»
Quello della Procura era un parere favorevole con prescrizioni. Le prescrizioni riguardavano l’adozione, da parte di ArcelorMittal, gestore in fitto della fabbrica, delle nuove procedure operative individuate da Ilva in as. Nella relazione del custode giudiziario Valenzano proprio questo punto è stato evidenziato, nel senso che il custode ha dato atto a Ilva di aver depositato entro il termine previsto, 13 novembre scorso, l’analisi di rischio ma ha pure riscontrato che ArcelorMittal non aveva applicato le modificate procedure operative e finalizzate ad ottenere più sicurezza sull’impianto.

PER APPROFONDIRE:
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