la crisi dell’acciaio

Ilva, ultime ore per non spegnere l’altoforno 2 e salvare Taranto

Il rinvio dello spegnimento appeso all’imminente decisione del magistrato. l giudice del dibattimento si esprimerà entro giovedì 12 dicembre

di Domenico Palmiotti


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3' di lettura

Resta in bilico il futuro dell’altoforno 2, uno dei tre attualmente operativi nell’ex Ilva di Taranto. In bilico tra nuovo sequestro senza facoltà d’uso, e quindi spegnimento, e prosecuzione dell’attività per consentire gli ulteriori lavori di messa a norma.

La decisione
Mancano ormai pochissimi giorni alla decisione del giudice del dibattimento, Francesco Maccagnano, attesa tra l’11 e il 12 prossimi, ma, alla luce di alcune vicende preliminari, fonti vicine al dossier parlano di aria non positiva riferendosi alle valutazioni di Ilva in amministrazione straordinaria.

La quale non escluderebbe un parere negativo della Magistratura circa la proroga chiesta per completare la predisposizione di sicurezza, tant’è che avrebbe cominciato a studiare le mosse per il Tribunale del Riesame.

Dove verrebbe impugnato un eventuale parere negativo sulla proroga, rispetto all’attuale scadenza del 13 dicembre prossimo, da parte di Maccagnano. I tempi sono strettissimi e già lunedì si capirà meglio l’evolversi della situazione visto che per quel giorno è atteso il parere della Procura, col sostituto Antonella De Luca, prima che si pronunci Maccagnano.

Pessimismo
A indurre al pessimismo - la vicenda è gestita da Ilva in as in quanto proprietaria degli impianti - è la relazione consegnata all’autorità giudiziaria dal custode giudiziario dell’area a caldo del siderurgico, Barbara Valenzano. In sostanza, Valenzano dà atto a Ilva di aver depositato l’analisi di rischio sull’altoforno 2 entro la scadenza, evidenzia che una serie di procedure operative per rendere il lavoro più sicuro sono state adeguate, ma riscontra pure che le stesse non sono poi state messe in pratica.

E qui la responsabilità sarebbe di ArcelorMittal. E anche se la parte finale della relazione di Valenzano si articola con una serie di raccomandazioni, che farebbero pensare ad un giudizio complessivamente positivo, in realtà - spiegano le fonti - le 13 pagine del testo oscillano tra luci e ombre.

In sostanza, il custode dichiara - ma questo era già rilevabile dal verbale redatto venerdì scorso dalla stessa Valenzano - che non sono state attuate le procedure operative che discendono dall’analisi di rischio. Perché, si evidenzia, se si effettua un’analisi di rischio e questo viene valutato, si devono poi adottare comportamenti gestionali coerenti che tendono a ridurre il rischio stesso.

Automazione
E l’abbattimento notevole del rischio individuato, si sottolinea, lo si ha solo con l’automazione come è ormai acclarato. A quanto pare, già ieri la relazione Valenzano é stata oggetto di esame della Procura.

Fonti vicine a Ilva fanno intanto presente che la società si è impegnata per mettere in cantiere il completamento delle prescrizioni di sicurezza chieste dalla Magistratura. Sono stati spesi circa 300mila euro di consulenze tecniche (ingaggiati tra gli altri Rina e Paul Wurth), eseguiti bonifici per 3,5 milioni di euro a valere sui lavori da farsi, pianificati investimenti per circa 10 milioni di euro per la fornitura e il montaggio di sei nuove macchine.

Il tempo stimato per l’intervento è di circa un anno. Di qui la richiesta della proroga rispetto al 13 dicembre. La scorsa estate l’altoforno 2 - già sequestrato senza facoltà d’uso a giugno 2015 dopo un incidente mortale e sbloccato con un decreto legge del Governo - è stato di nuovo sequestrato perché la Magistratura ha contestato a Ilva la parziale esecuzione delle prescrizioni.

Tra luglio e settembre il giudice Maccagnano ha negato per due volte l’uso dell’impianto, poi tornato nella disponibilità di Ilva e di Arcelor grazie alla decisione del Riesame del 20 settembre. Il caso altoforno 2, infine, è anche tra i motivi di recesso del contratto da parte di Arcelor che imputa a Ilva di non aver detto la verità sullo stato dell’impianto.

Per approfondire:
Ex Ilva, ArcelorMittal rischia davvero di abbandonare Taranto?
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