il ricorso

Ilva, il verdetto sull’Altoforno 2 e le difficoltà nei pagamenti

Oggi probabile l’arrivo delle motivazioni dei giudici. Forti timori tra i sindacati

di Domenico Palmiotti e Giorgio Pogliotti

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(Gaetano Lo Porto / AGF)

Oggi probabile l’arrivo delle motivazioni dei giudici. Forti timori tra i sindacati


3' di lettura

Giorno di attesa, oggi, per Ilva, per ArcelorMittal e per il sistema, dai lavoratori alle imprese, che ruota attorno al polo siderurgico di Taranto. È prevista in giornata, infatti, la decisione del Tribunale del Riesame in merito al futuro dell’Altoforno 2.

Si tratta di uno snodo molto importante anche perchè il negoziato sul piano industriale potrà ripartire solo una volta conosciuto quale sarà il responso dei magistrati di Taranto che avrà un impatto decisivo sul futuro dello stabilimento. I giudici sono chiamati a pronunciarsi sul ricorso che Ilva - proprietaria degli impianti - ha presentato lo scorso 17 dicembre, discusso nell’udienza del 30, contro il “no” alla proroga per gli ulteriori lavori di messa in sicurezza espresso il 10 dicembre dal giudice Francesco Maccagnano. Uno stop arrivato dopo il parere favorevole che la Procura aveva manifestato solo 24 ore prima. Il collegio del Riesame dovrà stabilire se accogliere l’impugnazione di Ilva, restituendole l’impianto, oppure rigettarla. E quindi confermare il provvedimento di Maccagnano, mantenendo il sequestro senza facoltà d’uso e avviare nel giro di pochi giorni allo spegnimento l’altoforno sequestrato dopo l’incidente mortale del 2015 all’operaio Alessandro Morricella .

C’è grande aspettativa per il verdetto odierno perché, rispetto a settembre scorso, quando sempre il Riesame restituì a Ilva lo stesso altoforno che il giudice Maccagnano aveva negato a fine luglio, la situazione di ArcelorMittal (gestore in fitto della fabbrica) è nel frattempo divenuta più complessa. A distanza di quattro mesi, ArcelorMittal ha infatti chiesto il recesso dal contratto di fitto. E se il passo indietro della multinazionale è stato per ora stoppato con il preaccordo del 20 dicembre, col quale ArcelorMittal e Ilva in amministrazione straordinaria si impegnano a trattare per tutto gennaio per salvare e rilanciare il gruppo, è evidente, però, che un eventuale verdetto negativo del Riesame peserebbe fortemente sul negoziato.

Il polo siderurgico scenderebbe da 3 a 2 impianti in marcia - ma non è escluso che pure l’Afo1 e l’Afo 4 possano fermarsi avendo le stesse caratteristiche tecniche dell’Afo 2 -, la produzione crollerebbe e ArcelorMittal rimetterebbe in pista la cassa integrazione straordinaria per 3.500 dipendenti - rispetto agli attuali 1.273 posti in cassa integrazione ordinaria - annunciata il mese scorso, ma poi non applicata in attesa di conoscere cosa avrebbe deciso il Tribunale. Anche l’indotto-appalto è in attesa. Da Confindustria Taranto segnalano nuove difficoltà sul fronte pagamenti ma prima di intraprendere una nuova iniziativa verso la committenza, si è deciso di aspettare i giudici. Inizialmente si pensava che il responso potesse arrivare tra il 30 e il 31 dicembre. Poi i giorni sono passati e si è arrivati ad oggi. Data limite perchè da domani si intensificheranno, come da cronoprogramma in corso, le manovre di pre-spegnimento.

Si pensa che oggi i giudici possano depositare anche le motivazioni, di qui i giorni trascorsi dal 30. Tra il sindacato c’è grande preoccupazione. Duro il leader della Fim-Cisl, Marco Bentivogli: «È in atto un flipper giudiziario tra le procure di Milano e di Taranto. È una situazione kafkiana che nulla ha a che fare con la sicurezza dei lavoratori e dell’ambiente. Tutto ciò dovrebbe servire da lezione al Paese».

Vale la pena ricordare il documento con le linee guida per un piano industriale sostenibile che è alla base del negoziato rimasto in standby tra il governo, commissari straordinari e ArcelorMittal prevede 3,3 miliardi di investimenti, di questi 2,4 miliardi per il riassetto dello stabilimento esistente e 900 milioni per l’installazione dell’impianto di preriduzione (il governo vorrebbe gestirlo attraverso una newco). Dal 2023, con un assetto ibrido che poggia sul rifacimento dell’altoforno 5 (affiancato dall’Afo 4) e l’installazione di 2 forni elettrici, l’obiettivo è quello di portare la produzione di acciaio a 8 milioni di tonnellate. Il tempo stringe perchè entro la fine del mese va cercata una difficile intesa al tavolo negoziale.

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