crisi dell’acciaio

Ex Ilva, al via le manovre di spegnimento dell’altoforno 2

All’inizio della prossima settimana il custode giudiziario dell'area a caldo del siderurgico sarà nell'acciaieria per coordinare l'avanzamento del cronoprogramma di fermata

di Domenico Palmiotti


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3' di lettura

Via alle manovre per spegnere l'altoforno 2 dell'Ilva di Taranto dopo che il giudice ha negato all'azienda la facoltà di avere più tempo - rispetto alla scadenza del 13 dicembre - per gli ulteriori lavori di messa in sicurezza dell'impianto. All'inizio della prossima settimana il custode giudiziario dell'area a caldo del siderurgico, Barbara Valenzano, in carica dal sequestro di luglio 2012, sarà nell'acciaieria per coordinare l'avanzamento del cronoprogramma di fermata e spegnimento.

Sul punto attende le disposizioni dell'autorità giudiziaria e intanto ha già chiesto ad ArcelorMittal (gestore in fitto dello stabilimento mentre la proprietà è ancora dell'amministrazione straordinaria Ilva) di attivarsi presso Paul Wurth che materialmente effettuerà le operazioni. Specializzata in siderurgia, Paul Wurth è l'azienda che era già stata chiamata in estate, quando si profilò un primo spegnimento dell'altoforno, poi scongiurato attraverso la pronuncia del Tribunale del Riesame che dette a Ilva l'uso dell'impianto per i lavori, che il giudice aveva invece rifiutato a fine luglio. E alla Paul Wurth si sono rivolti anche i commissari Ilva ora che si è trattato di ordinare le nuove 6 macchine che rientrano nel programma di ulteriore messa in sicurezza dell'altoforno (circa 10 milioni di investimento, 3,5 già versati a titolo di acconto).

Arcelor, intanto, ha già tenuto le prime riunioni tecniche sulla questione. Per fermare e spegnere un altoforno, c’è un cronoprogramma specifico da seguire, fatto di azioni e procedure operative una concatenata all'altra. Per arrivare allo stop, occorre più di un mese da quando i tecnici mettono mano sull'impianto. Non in questo caso, però, poiché si riparte dal punto in cui il lavoro è stato interrotto. Si calcola che rimangano altri 20 giorni circa ma bisogna anche valutare due aspetti: le vacanze di Natale e fine anno (giorni in cui non si dovrebbe lavorare) e il momento effettivo da cui la Paul Wurth riprenderà in mano l'operazione. Quindi, potrebbero essere necessari più di 20 giorni.

A grandi linee, il cronoprogramma di preparazione comprende, tra l'altro, la preparazione di un canale (“rigola”) dal quale far defluire la ghisa residua dell'altoforno, operazione nota ai tecnici come colaggio della “salamandra”. Per “salamandra”, si intende quella parte di ghisa che si deposita sul fondo dell'altoforno al di sotto del foro di colata. Nel piano di fermata si parte dalla parte ingegneristica della rigola, che è il canale di deflusso della ghisa.

Seguono poi altre parti di ingegneria per modificare il campo di colata, le tubazioni e il sistema di contenimento della ghisa “salamandra”. Partono quindi gli ordini ad una impresa incaricata della foratura dell'impianto e la parte di ingegneria per l'abbassamento della carica dell'altoforno. Riprendendo il piano di fermata di agosto dell'altoforno 2 - dopo che ci fu il nuovo sequestro senza facoltà d'uso dell'impianto da parte della Procura -, 34 sono le operazioni programmate, divise tra Paul Wurth e ArcelorMittal Italia. Il tutto aveva un costo di un milione di euro circa.

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