ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’intervista a Stefano Pan

Imballaggi, sulle nuove regole Ue le imprese puntano allo slittamento

Il delegato di Confindustria per l’Europa è al lavoro su una proposta da condividere con le associazioni degli industriali tedesca e francese

di Sara Deganello

3' di lettura

«Ci stiamo attivando per fermare la proposta europea di regolamento della gestione degli imballaggi, perché avrà profonde ripercussioni sul sistema industriale europeo. Nessuno si sta rendendo conto dell’impatto che avrebbe su molte filiere, con conseguenze pesanti sull’industria alimentare, cosmetica, farmaceutica, chimica, su quella dei dispositivi medici, della cura della casa, della ristorazione e della logistica. Senza contare ovviamente quella del riciclo, per cui siamo campioni europei». Così Stefan Pan, delegato di Confindustria per l’Europa, spiega la posizione della confederazione riguardo alla bozza circolata in questi giorni a Bruxelles, in attesa della presentazione da parte della Commissione europea, il 30 novembre prossimo.

Quali sono le vostre priorità in questo momento?

Loading...

Intanto vogliamo posticipare la presentazione della proposta, in modo da avere il tempo di far comprendere l’impatto devastante su diverse filiere italiane ed europee e su un sistema d’eccellenza quale è l’industria del riciclo. Stiamo lavorando sia a livello politico, con il nuovo governo italiano, che con le altre associazioni industriali dei Paesi Ue, per spiegare le conseguenze che avrebbe questo regolamento qualora entrasse in vigore. La settimana scorsa con il presidente Carlo Bonomi a Bruxelles abbiamo avuto un confronto molto costruttivo con gli europarlamentari italiani, con il vicepresidente della Commissione Maroš Šefčovič e con il commissario Paolo Gentiloni.

Che cosa chiedete?

Di fare un reality check e discutere senza ideologia, tenendo conto della tecnologia in continua evoluzione. Pensiamo ai grandi investimenti nel riciclo del Conai, il consorzio nazionale italiano per gli imballaggi, per esempio.

Su quali temi state puntando?

L’approccio del regolamento è molto ideologico: spinge sul riutilizzo più che sul riciclo. Che può anche funzionare, ma non bisogna usarlo per scardinare la filiera esistente. L’ideologia uccide l’innovazione perché non permette di lavorare con un criterio fondamentale: quello dell’apertura, della neutralità tecnologica che garantisce proprio l’innovazione. La sostenibilità ha tre gambe: ambientale, sociale, economica. Quest’ultima non è stata approfondita come avrebbe dovuto. Stiamo cercando di coniugare ambizione e realismo, spiegando le implicazioni vere di questa proposta di regolamento, che a livello italiano investirebbe più di 700mila imprese e 6 milioni di dipendenti, senza contare commercio e Horeca.

A quali iniziative lavorate?

Stiamo preparando una proposta da condividere con la Confindustria tedesca e quella francese. Siamo stati i primi a lanciare l’allarme, per difendere l’eccellenza italiana che avvia al riciclo oltre il 70% degli imballaggi immessi sul mercato, e ha raggiunto con 9 anni di anticipo i target europei. Il nuovo regolamento colpisce noi più di tutti perché siamo i primi della classe. Ma ha ricadute anche in Germania, Austria, Francia, Spagna e Polonia: dialoghiamo con le associazioni industriali di questi Paesi perché è importante muoversi uniti. Vogliamo coinvolgere anche i sindacati, e ovviamente i governi, perché è un tema che tocca tutti. Cercheremo di far arrivare le nostre istanze a tutte le istituzioni Ue: dal Consiglio europeo all’Europarlamento e alla Commissione ovviamente.

Che cosa chiedete di modificare, nel merito?

La gestione degli imballaggi e del riciclo è un punto in cui l’Europa può essere forte in modo ragionato e con un know how tecnico che mette insieme le migliori tecnologie a disposizione, un ambito in cui l’Italia eccelle visto che nel 2020 ha dato una seconda vita a 371mila tonnellate di acciaio, 47mila di alluminio, 4 milioni di carta, quasi 2 milioni di legno, 1 milione di plastica, 2 milioni vetro: parliamo di 10 milioni di tonnellate di materiale, a dimostrazione di quanto ci siamo attivati e portati avanti.

Ci sono poi da considerare gli investimenti del Pnrr, vero?

Certo: il nostro è proprio impostato sul riciclo e infatti abbiamo messo in programma più di 2 miliardi di euro per rafforzare l’economia circolare. La Commisione Ue prima ha approvato questa impostazione e poi pensa di scardinare tutto attraverso un regolamento dannoso per l’industria? Bisogna avere chiaro che qualora decadesse questo modello di economia circolare, sarebbe come vanificare tutti gli investimenti fatti finora.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti