LOMBARDINI22

Immaginare gli spazi per il lavoro del futuro

La studio di architettura sta già pensando alle soluzioni post Covid

di Laura Cavestri

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L’amministratore delegato, Franco Guidi. Bocconiano, è uno dei cinque fondatori e guida una squadra di 300 addetti in maggioranza ingegneri e architetti

La studio di architettura sta già pensando alle soluzioni post Covid


2' di lettura

Quando nel 2007 Lombardini22 è nata per iniziativa di 6 soci, l’idea – ardita ma lucida – era quella di mettere insieme professionalità eterogenee e coltivare una pluralità disciplinare da proporre al mercato come offerta integrata.

Si trattava di uscire dalla mera logica dello studio di architettura per creare un’azienda da gestire con modalità manageriale. Una struttura più anglosassone che italiana.

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Da questo blocco di partenza, Franco Guidi e Elda Bianchi (economia), Paolo Facchini e Roberto Cereda (ingegneria), Marco Amosso e Adolfo Suarez (architettura) hanno dato vita a una realtà basato su un’attività di analisi e consulenza strategica pre-progetto, sviluppata da professionisti altamente specializzati in tutte le discipline dell’architettura, dell’ingegneria, del marketing e della comunicazione.

Dalle torri del nuovo skyline milanese al quartier generale di Microsoft Italia, passando per il nuovo centro commerciale del Lingotto – inaugurato meno di un mese fa – a Torino agli student housing.

Oggi Lombardini22 – che prende il nome dalla via milanese che ne ospita la sede – è un Gruppo attivo a livello internazionale nell’architettura e nella progettazione integrata ed è specializzato nei settori Office, Retail, Hospitality e Data Center.

Con un fatturato di 17,6 milioni di euro nel 2019 (erano 15,8 milioni nel 2018) e grazie a un Cagr di oltre il 16% è tra le 400 aziende italiane che hanno avuto maggiore impulso nel triennio 2015/2018 secondo la classifica stilata da Il Sole 24 Ore e Statista. E che si riconferma nel triennio 2016-2019.

Una comunità di professionisti giovane, aperta e internazionale che si compone di circa 300 persone tra architetti, ingegneri, designer, specialisti della comunicazione, con un’età media che sfiora i 35 anni e provenienti da 17 nazionalità diverse.

Il Covid sta già cambiando la domanda di progettazione? E in che modo?

«Lo ha già cambiato – ha spiegato l’amministratore delegato Franco Guidi –. In una prima fase è stato necessario adattare gli spazi alle esigenze urgenti di distanziamento sociale e sicurezza. Oggi, dopo mesi di smart working, c’è una grande “voglia” di rientrare in ufficio, perchè gli spazi di casa non sempre sono adeguati. Anche dopo la pandemia certe nuove abitudini rimarranno. Il lavoro a distanza diverrà un tassello strutturale assieme a un ritorno in ufficio e le aziende stanno già ripensando i propri spazi. Alcune li diminuiranno (e molti proprietari di immobili dovranno investire per rendere gli spazi più “flessibili” a ospitare magari più di un soggetto). Altre creeranno spazi di coworking, socialità, aggregazione in sicurezza, perchè l’ufficio sia luogo di confronto e creatività. Già oggi – ha concluso Guidi – ci viene chiesto di ripensare l’acustica delle sale riunioni per sentire meglio anche chi è collegato in piattaforme da remoto».

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