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Immatricolazioni: deroga ambientale per smaltire gli stock

Esemplari fine serie targabili senza i vincoli antinquinamento

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(ANSA )

Esemplari fine serie targabili senza i vincoli antinquinamento


2' di lettura

Da un lato c’è la pandemia, che sta mettendo in crisi il mercato dell’auto e rendendo difficile smaltire gli stock, per cui la Motorizzazione ha concesso una deroga sull’immatricolazione delle vetture che non rispettano i nuovi standard antinquinamento in vigore dal 2021. Dall’altra, l’inquinamento non va in pausa, a parte i limitati periodi di lockdown generalizzato: l’ultimo rapporto dell’agenzia europea per l’Ambiente (Eea) non è tranquillizzante e anche per questo ClientEarth ha adito le vie legali per ottenere che le procedure di omologazione delle vetture siano documentate in modo più trasparente.

La deroga sulle immatricolazioni è stata decisa con il decreto dirigenziale 27 novembre 2020, prot. n. 391. Dal 1° gennaio 2021, per le nuove immatricolazioni di autovetture (veicoli di categoria internazionale M1) e i veicoli commerciali leggeri (N1 classe I) entra in vigore lo standard Euro 6D “pieno” (nel gergo tecnico dei Regolamenti UE) 2017/1151 e 2018/1832 è denominato «ISC-FCM, linea AP»). Praticamente l’ultimo passo delle restrizioni decise in Europa nel 2016, sull’onda del dieselgate.

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Teoricamente, sarebbe solo uno dei tanti cambi di standard che si susseguono periodicamente (anche se in modo più frequente dal 2018, proprio a causa della stretta del 2016). Quindi, andrebbe applicata la normativa europea sulle «fine serie», che consente di immatricolare gli esemplari invenduti anche dopo la scadenza degli standard antinquinamento cui sono conformi.

Il tutto rispettando alcuni vincoli, come il fatto che il certificato di conformità dell’esemplare da targare in deroga deve essere stato emesso almeno tre mesi prima della scadenza. Ciò per evitare che i costruttori continuino a produrli fino all’ultimo momento.

Ma la pandemia ha bloccato il mercato per mesi e, nonostante si siano fermate per oltre un mese anche molte fabbriche, i piazzali di case automobilistiche e concessionari sono ancora intasati di stock da smaltire, che peggiorano la già difficile situazione delle aziende. Considerando questo e le contemporanee difficoltà economiche di buona parte della popolazione, la Motorizzazione ha deciso che i vincoli per gli esemplari attualmente in giacenza non si applicano.

La decisione è arrivata quattro giorni dopo la presentazione dell’ultimo rapporto dell’Eea, con dati aggiornati al 2018. Pur rilevando miglioramenti nella qualità dell’aria, rileva che l’Italia è ancora uno degli Stati europei con maggior problemi, soprattutto sul biossido di azoto (su cui molto influiscono i diesel di standard non attuale o non adeguatamente manutenuti): è il primo Paese per impatto sanitario, con 10.400 morti premature stimate nell’anno. Le morti premature collegate all’inquinamento da PM2,5 (particolato fine, cu cui però il ruolo del traffico stradale non è preponderante) sono, invece, 52.300, risultato superato solo dalla Germania (63.100).

Il 25 novembre, ClientEarth ha depositato un ricorso al Tar contro la Motorizzazione, per non aver ricevuto i dati sulle omologazioni che aveva richiesto. Il sospetto è che anche nelle attuali procedure siano rimasti aspetti opachi (si veda Il Sole 24 Ore del 29 ottobre).

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