alla comunità ebraica di roma

Immigrazione, Gentiloni: Italia fa sforzo enorme per accoglienza

di Carlo Marroni

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2' di lettura

Il Tempio Maggiore di Roma, cuore dell'ebraismo millenario della capitale, è gremito. Si ricorda il cinquantenario dell'arrivo degli ebrei libici espulsi all'indomani della Guerra dei Sei Giorni. Una storia di esodo, di cacciata dalla proprie case, ma anche di accoglienza e integrazione. Il premier Paolo Gentiloni riconosce che «c'è una sensibilità alta delle comunità ebraiche sul tema dell'immigrazione, dell'accoglienza, dello sforzo enorme che l'Italia sta compiendo nonostante le difficoltà, le polemiche, i pericoli, per non chiudere le porte a chi scappa dalla guerra e carca asilo. Le comunità lo capiscono perché lo hanno vissuto sulla loro pelle. Grazie per la vostra sensibilità».

L'immigrazione è il punto critico delle relazione tra paesi europei, ma il riconoscimento dello sforzo enorme c'è, e su questo che in qualche modo vira la testimonianza del presidente del Consiglio, che conosce bene la storia degli ebrei libici, e cita in chiusura Herbert Pagani, figura simbolo di una comunità.

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«Cerchiamo di stabilizzare la Libia»
Prima di lui parlano il presidente della comunità di Roma, Ruth Dureghello, dell'Unione della comunità ebraiche italiane (Ucei), Noemi Di Segni, e il rabbino capo, Riccardo Di Segni. Un filo comune di ricordi sulla storia di una comunità, che riporta anche alla realtà attuale della Libia, passata da una dittatura sanguinaria a una guerra civile permanente: «Cerchiamo la straordinaria terra libica di contribuire a stabilizzarla: sappiamo che non è facile perché la Libia è un Paese che da tanti anni è stato prima oppresso e poi è diviso. Quante ricchezze, non solo petrolifere ma anche culturali, ha la terra libica che se riuscissimo a stabilizzare potrebbero andare a vantaggio dei libici e di tutta la regione. Se riuscissimo a stabilizzare la regione, potremmo evitare che queste risorse debbano essere sfruttate in modo osceno dai nuovi schiavisti». E da qui lo sguardo a al Mediterraneo, terra di tribolazioni per le minoranze: «L'esodo degli ebrei dalla Libia, cinquanta anni fa, ha impoverito quel Paese, così come oggi, lo dico da cristiano, corriamo il rischio di ulteriore impoverimento per la preoccupazione che c'è in molti Paesi per un'emarginazione o addirittura un allontanamento delle comunità cristiane».

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