terzo settore

Immigrazione, raccontare i rischi per fermare gli esodi

di Enrico Bronzo

(Epa)

2' di lettura

Il Governo italiano butta via i soldi pagando le autorità libiche per non fare partire i gommoni diretti in Italia. Perché è la Polizia che li fa partire o comunque acconsente che i trafficanti lo facciano. A parlare sono diversi ragazzi africani a bordo del traghetto della Grimaldi lines in occasione del Boat camp 2017, iniziativa di formazione di Acra e Coop Cgm sull'impresa sociale produttiva.

Il fallimento delle politiche sull'immigrazione dell'Italia, a sentire chi è arrivato da noi in gommone – per esempio in 28 solo uomini con una bussola con rotta Malta poi Lampedusa, e guarda caso si sono persi - prosegue con i centri raccolta dove per lunghi mesi i ragazzi africani mangiano e bevono gratis, trovano tutto pulito, hanno la possibilità di chiamare casa e descrivono ai parenti una situazione paradisiaca che di lì a pochi mesi si trasformerà in un inferno. Ma nessun vuole fare la figuraccia di dire che si era sbagliato, così raccontano coloro che sono stati illusi.

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La realtà per chi vive in Italia, una volta uscito dal campo immigrati, è che se non ottieni l'asilo ti intimano per iscritto di lasciare entro 15 giorni l'Italia. Richiesta rivolta magari a chi ha impiegato sei anni per procurarsi i 700 euro necessari per il viaggio. Per cui del tutto inutile.
Le autorità dicono ai ragazzi che tramite avvocato si può fare ricorso per avere l'asilo ma, sempre raccontato dalla nostra fonte, un legale di Siracusa gli ha chiesto 200 euro e non avendoli non se ne è fatto niente.

Poi nella storia a noi raccontata è iniziata la stagione del lavoro in nero, con un guadagno di 20 euro per 12 ore di lavoro nei campi. La vita fuori dal lavoro scorre in capannoni fatiscenti con nessuna possibilità di integrazione con la popolazione. Poi Bari, Roma, Stazione Termini, vita da senza tetto finché un giorno Beppe Pugliese, operatore sociale, gli offre una opportunità di uscire dalla povertà e parte nel tempo grazie ai centri sociali un'iniziativa di vendita di yogurt bio che sta avendo successo.

Torniamo alla vicenda dell'emigrazione per dire che il nostro giovane amico con sei sorelle e un fratello abitava in un villaggio da 1.500 persone in Mali. Dove i pozzi dell'acqua sono fatti a mano e quando finisce l‘acqua bisogna andare nel villaggio vicino. Per cui il ragazzo, con l'idea di comprare trattore e pompa per l'acqua, è partito all'avventura per recuperare i soldi. Ma a tutt'oggi non ci sono risparmi da mandare a casa e intanto è arrivata una compagna e un figlio.
In conclusione della chiacchierata il ragazzo dice che se avesse saputo cosa avrebbe passato in Italia non avrebbe mai lasciato il Mali. Aggiungendo che l'unico modo per evitare gli esodi è che siano le persone come lui, che hanno vissuto nell'inferno nel suo caso anche le note vicende di Rosarno del gennaio 2010, tornino nei propri Paesi per raccontarlo.

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