asset in sofferenza

Immobili turistici e crisi del credito: una partita da quasi 15 miliardi

di Evelina Marchesini

 Il Villaggio Valtur di Marilleva in Trentino uno dei resort passati dalla gestione Cdp nel fondo Ft1

3' di lettura

Il turismo come risorsa primaria dell’Italia è anche una nota dolente sul fronte dell’indebitamento, con migliaia di realtà che non riescono più a rimborsare i finanziamenti bancari e piombano nel pianeta degli Npl, i non performing loans. Il 10% del credito italiano deteriorato è garantito da immobili ricettivi: una percentuale decisamente alta e probabilmente finora poco percepita. A ricavare e pubblicizzare il dato, una ricerca condotta da Deloitte e Gma (società di credit management)da cui emerge una fotografia allarmante. Il 50% del credito deteriorato del mercato italiano è garantito da immobili. Attualmente il valore del mercato degli Npl secured nel settore del turismo è pari a circa 13-15 miliardi di euro in Italia.

Al tempo stesso, gli investimenti nel settore sono stati pari a 1,6 miliardi, di cui quelli internazionali ricoprono più del 60%, pari a 1,1 miliardi. Nel complesso si è registrata una crescita dei volumi di investimento del 7,2% dal 2016 ed è proprio la crescente attrazione degli investimenti nel settore a trasformare una situazione problematica in opportunità per il settore turistico-alberghiero e il Pil in generale.

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«Nell’attuale momento storico il mercato dei crediti in sofferenza è attivo e si assiste allo sviluppo del mercato degli Utp, i cosiddetti “unlikely to pay”; fra qualche anno lo stock di crediti deteriorati si ridurrà per effetto di cessioni e cancellazioni e pertanto anche l'offerta di investimenti alternativi sarà ridotta – commenta Umberto Rorai, partner di Deloitte -. Le transazioni che hanno riguardato il settore turistico-alberghiero hanno superato i 18 miliardi di euro negli ultimi anni e risultano in crescita con picchi del 15% dei volumi ceduti».

Banche e servicer a volte non sono ancora attrezzati per gestirli. «L’ipoteca di un Npl può essere posta su beni molto diversi tra loro, i quali vanno quindi gestiti in maniera completamente differente e ogni categoria di asset richiede un approccio di servicing specifico – commenta Emanuele Grassi, Ceo di Gma ».

«Dal nostro punto di osservazione - spiega Riccardo Serrini, Ceo Gruppo Prelios - posso dire che Prelios Credit Servicing ha oggi oltre 250 strutture turistico-alberghiere come collaterali di Npl». Perché questa difficoltà, considerato soprattutto che l'Italia è uno dei mercati più interessanti del mondo dal punto di vista turistico? «I motivi sono soprattutto strutturali e storici – continua Serrini – In Italia non esistono catene alberghiere di grande dimensioni. La proprietà è frazionata. Spesso strutture anche importanti e di prestigio sono in mano a proprietà e conduzione di tipo familiare, con necessità di capitale e con problematiche legate al cambio generazionale.

La dimensione media degli alberghi è spesso piccola rispetto agli standard internazionali. Il che rende queste strutture poco appealing agli occhi delle grandi catene». Ma come si potrebbero utilizzare? «La situazione potrebbe essere molto interessante per operatori industriali, con una view di medio-lungo termine, che volessero partire con un processo di creazione di catene di hotel di qualità aventi dimensioni medio-piccole, in cui riversare grande competenza e conoscenza delle clientele internazionali, e una gestione molto efficiente dell’operatività, a partire dal marketing e dal processo di booking. Questa potrebbe essere una soluzione nuova e intelligente, profittevole per gli attori, e di vantaggio per uno degli asset più importanti del nostro Paese» conclude Serrini.

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