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Immobili, Cina apre alla tassa sulla proprietà: è la fine di un tabù

Lo Standing committee del Congresso nazionale del popolo ha dato il via libera alla property tax che avrà un impatto sulla crisi del settore immobiliare

di Rita Fatiguso

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4' di lettura

Una decisione dello Standing committee del Congresso nazionale del popolo apre al progetto sperimentale di introdurre una tassa generale sulla proprietà. Nei prossimi cinque anni in alcune aree ancora non identificate del Paese. La svolta, per la Cina, è di grande importanza. Il settore immobiliare, in grave crisi come dimostrano i defaults dei grandi real estate developer, copre un terzo del Pil cinese e ha calamitato per decenni i risparmi delle famiglie. Il presidente Xi Jinping in persona avrebbe caldeggiato la misura che, però, rischia di raffreddare ulteriormente l’immobiliare, con effetti a cascata sull’economia.

Un passo importante

Passo importante verso l’adozione di una «tassa sugli immobili» a livello nazionale, comunemente chiamata «tassa sulla proprietà», quello dello Standing committee che ha adottato una decisione in base alla quale il Consiglio di Stato condurrà progetti pilota di tassazione della proprietà in regioni selezionate, non ancora specificate, per almeno cinque anni. La mossa riflette intensi dibattiti in corso all’interno del partito.

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La prima proposta ufficiale per una tassa sugli immobili è apparsa nella decisione del Terzo Plenum del 2013: da allora, è stata elencata nei piani legislativi quinquennali del 12esimo e 13esimo Congresso nazionale, nonché nei piani legislativi annuali del legislatore per il 2015-2018, ma solo come progetto preparatorio.

Una prima bozza è stata prodotta nel 2018 e fatta circolare tra le autorità centrali e locali per i commenti, ma non sono stati compiuti ulteriori progressi pubblici. Dopo anni, il progetto sembrava aver ripreso vigore. Il 14esimo piano quinquennale adottato a marzo prometteva di «anticipare la legislazione sulle tasse sulla proprietà», così come ha detto il segretario generale Xi Jinping in un importante discorso in agosto in cui ha espresso il concetto di «prosperità comune», un programma volto a ridurre la disuguaglianza economica. Il presidente ha anche aggiunto che la legislazione e la riforma di una tassa sulla proprietà devono procedere «attivamente ma con prudenza».

Dentro tutti gli immobili

La stessa filosofia traspare dall’autorizzazione allo Standing committee. I prossimi progetti pilota non dovrebbero essere solo un’espansione dei progetti pilota sulla tassa per gli immobili residenziali delle metropoli di Chongqing e Shanghai dall’inizio del 2011. La tassa in fase di sperimentazione a Chongqing e Shanghai è tecnicamente chiamata, «tassa di costruzione», non è quindi una tassa sugli immobili. Shanghai tassa principalmente le seconde case, mentre Chongqing tassa quelle più costose

Dovranno pagare la tassa sugli immobili in un prossimo futuro sia i proprietari di case che i titolari di diritti di utilizzo del suolo (cioè diritti di utilizzo di terreni di proprietà statale). I nuovi progetti pilota probabilmente potrebbero imporre tariffe annuali su una gamma molto più ampia di proprietà. La nuova autorizzazione stabilisce che «tutti i tipi di immobili» nelle regioni pilota, residenziali o non residenziali, saranno soggetti alla nuova tassa. L’unica esclusione sono i terreni rurali specificamente designati per la costruzione di abitazioni e le abitazioni costruite su di essi. Finora non si sa molto altro, ma si ipotizza che possano essere coinvolte in via sperimentale Shenzhen o Hainan.

«La Cina già impone annualmente un’imposta sugli immobili, pari all’1,2% del valore riparametrato dell’immobile (o al 12% del reddito da locazione, se locato). Attualmente, però, gli immobili di proprietà di persone fisiche non sono soggetti all’imposta sugli immobili - dice da Shanghai Lorenzo Riccardi di RsA Asia. L’obiettivo del nuovo provvedimento è quello di ridurre la speculazione che ha portato all’incremento dei prezzi degli immobili, soprattutto nelle città di primo livello, e ad attenuare l’onere per le famiglie della classe media nell’acquisto della casa. Questa politica è certamente in linea con la strategia della “prosperità comune” per la costruzione di una società più equa, espandendo la classe media e riducendo il divario tra i gruppi a reddito più alto e a basso reddito».

Massima segretezza

L’intero processo legislativo per la decisione è stato avvolto in completa segretezza. La revisione iniziale probabilmente è avvenuta nell’ottobre 2020, ma non c’è alcuna indicazione che sia stata inserita nell’agenda del legislatore - per ben due volte - fino al suo ultimo passaggio.

Sebbene non sia insolito che una decisione di autorizzazione includa pochi dettagli su un nuovo programma pilota, i documenti legislativi che accompagnano la decisione in genere forniscono maggiori informazioni. Eppure il Congresso non aveva rilasciato nessuno di questi documenti per la sua decisione sui progetti pilota di tasse sulla proprietà, ma lo ha fatto per altri progetti di legge approvati lo stesso giorno.

Il Ministero delle Finanze e l’Amministrazione Statale delle Tasse stanno già redigendo regole dettagliate per i progetti pilota discutendo questioni essenziali come le aliquote fiscali e la disponibilità di esenzioni o sconti. Una volta approvati e rilasciati dal Consiglio di Stato, i progetti partiranno ufficialmente, per un periodo iniziale di cinque anni.

L’autorizzazione consente esplicitamente al Consiglio di Stato di richiedere un rinnovo se ha bisogno di più tempo. Pertanto, è probabile che una tassa sulla proprietà nazionale non divenga legge fino alla fine del 2026 o all’inizio del 2027 al più presto, e ciò presuppone che il Consiglio di Stato sia in grado di finalizzare le regole pilota nei prossimi giorni.

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