Fisco

Immobili, maggioranza spaccata: riforma del catasto salva per un solo voto

Il centrodestra vota per l’abolizione dell’articolo 6 della delega fiscale. La soppressione della norma non passa. Draghi chiama Berlusconi

Fisco, Cattaneo (FI): "Far cadere Governo per riforma catasto? Follia"

7' di lettura

Alta tensione dentro la maggioranza e rischio tenuta del governo sulla riforma del catasto. La mediazione messa in piedi da Forza Italia per tutto il centrodestra al governo fallisce e Fi, Lega e Ci e Nci votano per la soppressione del contestato articolo 6 del Ddl delega fiscale. «Non accettiamo l’aggiornamento costante dei valori di mercato che significa più tasse» hanno spiegato i deputati della Lega in commissione Finanze della Camera dove è in discussione il Ddl delega fiscale. Sulla stessa linea Forza Italia. L’operazione fallisce ma gli strasischi politici saranno inevitabili. Nel pomeriggio contatti tra il premier Mario Draghi e il leader di Forza Italia Silvio Berlsuconi che però non hanno portato a una soluzione.

Le trattativ e il voto

La proposta dal centrodestra puntava a eliminare ogni riferimento alla revisione degli estimi catastali, almeno per gli immobili non abusivi. Una modifica contestata da Pd e Leu perché considerata uno stralcio di fatto dell’articolo 6. Una delegazione di Forza Italia era stata nel pomeriggio a Palazzo Chigi, dove era presente anche il relatore al provvedimento, e presidente della Commissione, Luigi Marattin (Iv). Alla fine non si è trovato l’accordo e si è messa ai voti la proposta di abolizione dell’intera riforma da parte del centrodestra: che non passa per un solo voto di scarto (22 a 23). Lega, Forza Italia e Coraggio Italia votano compatti e con loro due deputati di Alternativa (Alessio Villarosa e Alvise Maniero). Arrivano a 22, e sono battuti dai Leu, Pd, M5S e Iv (Marattin, presidente, non vota) cui si uniscono Manfred Schullian (in sostituzione di Nadia Aprile), Nunzio Angiola di Azione. Decisivo Alessandro Colucci di Nci, la formazione di Maurizio Lupi che ha preso le distanze dal resto del centrodestra.

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La telefonata Draghi-Berlusconi

Nella giornata c’era stata anche una telefonata sul fisco tra Mario Draghi e Silvio Berlusconi: secondo quanto riferito da fonti di Forza Italia il premier avrebbe chiesto al leader azzurro di sostenere la riforma ma il Cavaliere avrebbe resistito sulla posizione del centrodestra, perché il no a nuove tasse è un punto fermo e qualificante per Fi e la casa che, in Italia, non può essere considerata bene di lusso. Secondo fonti di Fi, Berlusconi considerando anche il momento politico delicato, aveva sostenuto l’iniziativa dei suoi su un compromesso, firmato da tutto il centrodestra. Ma il centrosinistra, il ragionamento, si è confermato partito delle tasse e il testo nemmeno è stato esaminato.

Salvini chiede incontro a Draghi

Un “esterrefatto” Matteo Salvini ha chiesto un appuntamento a Draghi. «Non mi spiego l’insistenza di queste ore sulla revisione del catasto e il conseguente, negativo segnale di un futuro aumento di tasse», ha spiegato il leader della Lega. Abbiamo «una folle guerra alle porte dell’Europa, per fermare la quale ti abbiamo dato piena fiducia» ha aggiunto Salvini per motivare la propria sorpresa. E, riferiscono fonti della Lega, ha ricordato altri problemi sul tavolo: «Le bollette, l’inflazione, la crisi economica e sociale alle porte, il Covid e milioni di italiani bloccati dalle restrizioni».

Lega: da oggi mani libere, voteremo nostre proposte

La Lega lancia un avvertimento. «Dopo questo voto che porta all’aumento delle tasse sulla casa per gli italiani, svelando le vere intenzioni di centrosinistra e 5s, da oggi ci sentiamo liberi di votare secondo quelle che sono le indicazioni della politica fiscale da sempre della Lega, che sono flat tax, regimi speciali, cedolare secca, semplificazioni, battaglia sulle cartelle, saldo-acconto» affermano Massimo Bitonci e Alberto Gusmeroli. «E voteremo - aggiungono - con chiunque ci appoggi su queste proposte».

Letta: centrodestra ha tentato di far cadere governo

«Il centrodestra ha appena tentato di far cadere il governo Draghi sul riordino del catasto. Non vi è riuscito per un soffio. Abbiamo tenuto. Sembra una fake news, in uno dei giorni più drammatici della nostra storia recente. Purtroppo è una notizia vera. Sono senza parole». Lo scrive su twitter Enrico Letta. Debora Serracchiani, capogruppo Pd alla Camera e Simona Malpezzi, capogruppo Pd al Senato sottolineano come «la norma che riguarda il catasto non prevede un euro di tasse in più sulla prima casa. Contrariamente a quanto afferma la propaganda della destra non ci sono tasse sulla casa. Si tratta di un riordino dell’esistente, fermo al 1939. Nel 2026 si valuterà il da farsi e questo consentirà probabilmente di superare ingiustizie e distorsioni del sistema, facendo pagare meno a chi oggi paga troppo con maggiore equità per famiglie e imprese».

Brunetta: incomprensibile il voto odierno di Fi

«Incomprensibile il voto odierno di Forza Italia» dice il ministro azzurro della Pa Renato Brunetta. «A ottobre la linea condivisa all’interno del partito era chiara e ha portato all’approvazione del provvedimento in Consiglio dei ministri da parte dei ministri azzurri. Confermo la linea: la casa non si tocca, né ora né mai. Con la revisione del catasto il contribuente medio non si accorgerà di nulla: l’impegno che il Governo ha preso è che nessuno pagherà di più».

La proposta di mediazione

Via la nuova mappatura complessiva del catasto, da rilasciare entro il 2026 e un focus sulla ricerca degli immobili fantasma: era questo il cuore della proposta di mediazione sulla riforma del Catasto (articolo 6) elaborata da Forza Italia e sottoscritta da tutti i capigruppo di centrodestra della maggioranza - Fi, Lega e Ci e Nci. Si prevedeva il coinvolgimento degli enti locali e che «le informazioni rilevate non sono utilizzate né per finalità fiscali né per il computo» dell’Isee né «per incrementare il gettito fiscale totale fatta salva l’emersione di base imponibile» grazie l’accertamento dei beni non accatastati.

«No a nuove tasse sulla casa»

«Le informazioni rilevate secondo i principi di cui al presente articolo non sono utilizzate né per finalità fiscali, né per il computo del valore dell’indicatore della situazione economica equivalente, né in ogni caso per incrementare il gettito fiscale totale, fatta salva l’emersione di base imponibile per effetto delle attività di accertamento ed emersione» si legge nell’emendamento all’articolo 6, presentato dal centrodestra di governo alla riforma del catasto, inserita alla delega fiscale.

La partita in Commissione

Intanto in commissione si fa già la conta dei voti: uno degli scenari possibili sarebbe che la Lega non voti, il che potrebbe portare all’approvazione risicatissima della norma per un solo voto favorevole. Se questa ipotesi si concretizzasse verrebbe dunque superato uno scoglio importante per ottenere i fondi del Recovery plan, ma dopo lo schiaffo al governo sul contante, secondo fonti della maggioranza, imporrebbe comunque un ulteriore confronto interno nell’esecutivo. In generale, iI correttivi sui quali la commissione è chiamata a esprimersi sono 467 (non tutti riguardano il catasto). Lo stallo sulla delega fiscale dura già da più di un mese.

L’aut aut posto dal Governo

La mediazione di Fi si è resa necessaria quando, durante una riunione tra governo e forze di maggioranza, la sottosegretaria al Mef Maria Cecilia Guerra ha definito dirimente per il governo l’approvazione della riforma del catasto. Una presa di posizione che è stata vissuta come una pressione sui lavori del Parlamento da parte dell’esecutivo. E che rispecchia la linea che il presidente del Consiglio Mario Draghi ha dettato all’indomani della salita al Colle da Sergio Mattarella: la delega fiscale rimane il primo punto della road map del governo e bisogna procedere spediti. Sul catasto, dunque, non sono ammessi cedimenti. Dopo diversi tentativi falliti - l’ultimo lo bloccò Matteo Renzi nel 2015 - la revisione del catasto adesso va fatta. «Ora o mai più», ha detto chi ha parlato con il premier. Anche perché, ha osservato un ministro, «se non la fa questo governo non si farà mai». Il via libera del Consiglio dei ministri risale a ottobre 2021.

La reazione della Lega

Lega, Fdi e Fi per quanto riguarda il centrodestra (di governo e di opposizione) non hanno affatto gradito l’aut aut dell’esecutivo. Temono che dietro la riforma si celi una patrimoniale. «C’è una guerra da fermare, litigare sulle tasse e sulla casa, in un momento come questo mi sembra del tutto fuori luogo», ha sottolineato Matteo Salvini. «Minacciare la crisi di governo qualora non si approvasse così com’è la riforma del catasto è da irresponsabili», hanno attaccato i capigruppo del Carroccio nelle commissioni Bilancio e Finanze Massimo Bitonci e Giulio Centemero. Critiche alla strategia dell'esecutivo sono giunte anche dai Cinque Stelle. In una nota Marco Pellegrini, vicepresidente del gruppo M5S del Senato, riferendosi alla posizione della sottosegretaria ha parlato di « pressioni semplicemente irricevibili che, da una parte, comprimerebbero le basilari prerogative del Parlamento, che è del tutto legittimato a modificare ciò che ritiene più opportuno; dall'altra, delineano l'ennesimo rischio di calpestare le indicazioni del Parlamento, dopo che il Governo aveva già in passato trascurato alcuni passaggi contenuti nella relazione conclusiva delle Commissioni finanze riunite di Senato e Camera, preliminare alla delega fiscale».

Riforma catasto interessa 39 milioni di persone fisiche

La revisione della disciplina relativa al sistema di rilevazione catastale, contenuta nella legge delega del governo di riforma fiscale (articolo 6), punta a modernizzare gli strumenti di individuazione e di controllo delle consistenze dei terreni e dei fabbricati. Le nuove regole potrebbe interessare 30 milioni di persone fisiche.

La soluzione giunta all’esame della Commissione

L’articolo 6, contenuto nel testo giunto all’esame della commissione Finanze, fissa i principi e i criteri direttivi per la modifica, attraverso l’adozione dei decreti legislativi. Per quanto riguarda i destinatari, nel documento che accompagna la legge delega dal titolo “Analisi dell'impatto della regolamentazione” si rileva che le previsioni relative al catasto fabbricati, sebbene come previsto non abbiano ripercussioni fiscali dirette (permanendo il riferimento fiscale alle rendite catastali attualmente vigenti), potrebbero interessare circa 39 milioni di persone fisiche e circa 1,5 milioni dì persone giuridiche (intestatarie di immobili urbani). Da una parte le norme mirano a prevedere strumenti da porre a disposizione dei comuni e dell’Agenzia delle entrate, per facilitare e accelerare l’individuazione degli immobili o dei terreni non correttamente censiti. Dall’altra puntano a integrare le informazioni presenti nel catasto dei fabbricati, da rendere disponibili a decorrere dal primo o gennaio 2026. La finalità prioritaria è quella di consentire un maggiore controllo del patrimonio immobiliare, favorendo l’emersione di immobili non censiti ovvero censiti sulla base di rendite che non rispettano la reale consistenza’ e la destinazione degli stessi.

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