ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùRigenerazione edilizia

Ecco i «mostri» urbani salvati dal decreto semplificazioni

Nelle grandi città le zone «omogenee A» si estendono ben oltre i centri storici

di Giorgio Santilli

Bonus edilizia, la leva della cessione del credito per il rilancio dell’edilizia

Nelle grandi città le zone «omogenee A» si estendono ben oltre i centri storici


2' di lettura

Il decreto legge semplificazioni e l’emendamento De Petris (Leu) all’articolo 10 vorrebbero tutelare - cioè blindare, ingessare - intere zone delle città italiane che con i centri storici e con i patrimoni di pregio non hanno nulla a che vedere. Soprattutto nelle grandi città, le «zone omogenee A» si estendono ben oltre le cinture storiche. E l’emendamento 10.3 approvato in Senato va addirittura oltre queste zone, definendo confini più incerti con «zone assimilabili», «nuclei storici consolidati», «ambiti di particolare pregio storico e architettonico».

Si tutela (ingessa) così con una norma nazionale buona per moltissima edilizia del dopoguerra, povera, brutta, di scarsissima qualità, spesso neanche in sicurezza e comunque molto inefficiente sul piano energetico. A Roma, per dire, le «zone omogenee A» arrivano anche oltre il raccordo anulare, fino a Ostia. In questi giorni circolava negli ambienti politici romani una battuta certamente esagerata ma efficace: «Per demolire e rifare uno stabilimento a Ostia si dovranno seguire le stesse procedure che ci vorrebbero per buttare giù il Colosseo».

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Battute a parte, è un brutto segnale quello che arriva da un governo che aveva detto di voler scommettere su una riqualificazione spinta delle nostre città in chiave di sostenibilità energetica e ambientale. Magari con qualche pesante incentivo a sostituire un patrimonio,

pubblico e privato, degradato. Invece la sostituzione edilizia - leva di sviluppo in tutto il mondo e in Europa - resta un tabù per l’Italia e per le nostre città: in questo modo si toglie spazio a progetti di rigenerazione radicale e a innesti di architettura di qualità, anche contemporanea (dove pure abbiamo un gap da Paese ingessato).

Niente demolizione e ricostruzione semplificata e veloce - con una Scia e non con un permesso di costruire e parere della Sovrintendenza come è stato finora - in zone e per edifici (non certo di pregio) come alcuni di quelli che si vedono nelle foto pubblicate in questo articolo. Parliamo di zone limitrofe al centro (viale delle Province) o molto distanti (Circonvallazione Casilina). Ma anche a San Giovanni bisogna difendere proprio tutto quello che c’è?

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