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Immobiliare e mercato dell’arte in frenata: Londra e New York anticipano la recessione globale?

Semestre in flessione del 17,4%. Soffrono i capolavori milionari, sempre più rari in asta. Gli effetti di Brexit e guerra dei dazi su Usa e Cina. Il periodo moderno il più penalizzato, mentre il contemporaneo continua a volare

di Marilena Pirrelli


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(Ansa)

4' di lettura

Perché i condomini di lusso di New York sfitti e invenduti dovrebbero preoccupare i mercanti d’arte? Un filo doppio lega l’arte al mercato immobiliare: senza residenze lussuose affacciate su Central Park l’arte non trova dimora. Le bellissime torri vuote e i rari capolavori offerti in asta oltre i 10 milioni nel primo semestre sembrano condurre a conclusioni simili: negli Stati Uniti il mercato dei beni di lusso di elevato valore da inizio anno ha rallentato la sua marcia trionfale. Il trend negativo a New York, prima piazza dell’arte, potrebbe essere una spia della recessione intravista sul mercato mondiale dell’arte o è una variabile tutta americana?

La battuta d’arresto del mercato dell’arte c’è ma nessuno vuol vederla. Le vendite all’asta di capolavori superiori ai 10 milioni di dollari nel primo semestre del 2019 si sono contratte del 35% (addirittura i lotti offerti tra 10 e 100 milioni si sono ridotti del 41%) così come sono in caduta nella stessa misura, secondo lo studio di StreetEasy, le vendite di condomini del valore di 4 milioni di dollari nella Grande Mela. In realtà a livello globale non sono solo le opere d’arte milionarie a vacillare, poiché le vendite sono diminuite in tutte le fasce di prezzo, tranne quelle sotto i 10.000 dollari. In generale il mercato delle aste nel semestre ha scambiato opere per 6,98 miliardi di dollari con un calo del 17,4% sullo stesso periodo del 2018, a leggere i report di artprice. Ma, soprattutto, va rammentato che a fine 2018 il totale di scambi in asta era di 29,1 miliardi, target che oggi sembra lontano anni luce, nonostante la buona tenuta delle aste di Londra nella settimana appena conclusa, dove molti collezionisti americani hanno comprato per via del cambio favorevole e le 33 opere della collezione Unicredit hanno fatto sold out per circa 13 milioni di sterline.

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Ma anche negli altri report dei data provider come Artnet si intravedono le nubi: 9,1 miliardi di dollari scambiati in asta con un calo del 13,5% e del 35% per le opere con prezzi superiori ai 10 milioni di dollari. La tempesta perfetta parte dalla Brexit, tant’è che il Regno Unito è la prima vittima, con un -25% di scambi sul mercato dell’arte. Ma ora sembra ampliarsi negli Stati Uniti, dove la contrazione è del 20%, e contagia anche la Cina con -12%. Colpa della guerra dei dazi che sta facendo perdere Pil a entrambe le potenze e non fa bene neanche all’arte: negli Usa l’aumento dal 1°settembre dell’imposta (al 15%) sull’arte e sulle antichità cinesi che entrano nel paese ha frenato il mercato. E la riforma fiscale di Trump che rappresenta un rinvio della tassazione del capital gain anche sull’arte non sembra aver sortito grandi effetti. I collezionisti e gli operatori si sono fatti prudenti e il sentiment è piatto o negativo. Gli scricchiolii dell’economia americana rischiano di sentirsi anche ai piani alti dei grattacieli e a far vacillare i quadri alle pareti. Solo la piazza di Hong Kong appare vitale, nonostante le contestazioni alle leggi inique, con +4% e un fatturato d’asta di 700 milioni di dollari.

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Naturalmente la contrazione del fatturato riflette il tipo e la qualità di opere offerte. A precipitare è il periodo guida del mercato dell’arte: il moderno segna -21%. Se nei primi sei mesi del 2018 due opere hanno superato i 100 milioni in asta - Picasso e Modigliani - quest’anno ce l’ha fatta solo Monet, con un rendimento medio annuo per «Meules» del 12% dal 1986. Cala anche l’antico del 38%, mentre il contemporaneo, più sensibile alla liquidità dei mercati finanziari, si è impennato del 40%. «I tassi d’interesse sono bassi e le persone sono fiduciose che l’economia continuerà ad essere forte, nonostante la situazione politica confusa - fa il controcanto il gallerista David Nolan di New York -. I collezionisti americani restano la parte forte del mercato insieme ad alcuni clienti cinesi e russi. Tuttavia, le gallerie devono stare attente alla forte espansione economica perché il mercato potrebbe cambiare rapidamente».

E ancora, per Valentina Castellani, independent art dealer, già direttrice di Gagosian a New York: «Il mercato è solido ma selettivo, sia nella qualità che nei prezzi. Siamo lontani dagli eccessi del 2015 – avverte - lo spettro è ampio e va dai classici come Twombly, Rauschenberg e Warhol agli artisti afroamericani come Kerry James Marshall e Sam Gilliam, a opere di artiste come Lee Krasner, Carmen Herrera e Cecily Brown». In un mercato meno euforico la selezione sta premiando i post-Impressionisti, gli artisti del dopoguerra storicizzati ma non speculati, rivaluta le artiste, tutta l’arte del continente africano e, dulcis in fundo, la Street Art con Banksy e Kaws in testa.

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Contemporary Art Price Index Artprice versus mercati finanziari (Fonte: Copyright by artprice.com ©)

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