il caso taranto

Immunità, tempi più lunghi Mittal avvia i tagli all’indotto

di Domenico Palmiotti


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3' di lettura

ArcelorMittal avvia la ristrutturazione dell'indotto nel siderurgico di Taranto e taglia pesantemente i costi. Attesa per ieri, invece slitta a nuova data la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto legge Imprese con la nuova norma sull'immunità penale sul piano ambientale al posto di quella varata col dl Crescita che sopprime l'immunità dal 6 settembre.

Il riassetto per ora riguarda i servizi (tra cui le pulizie civili e industriali) e i trasporti ma le imprese tengono sott'osservazione il progetto della multinazionale per verificare se, e con quali modalità, riguarderà anche altri campi come i lavori elettrici, meccanici, edili e le manutenzioni di stabilimento.

C'è forte preoccupazione. Adesso esternata con prese di posizione ma potrebbe sfociare in iniziative più “forti”.

Una società che fa capo ad ArcelorMittal, Alliance Green Services, si occuperà delle attività in fase di razionalizzazione.

«ArcelorMittal — spiega Antonio Marinaro, da un mese nuovo presidente di Confindustria Taranto — sta applicando anche nella nostra realtà il modello che attua in tutti i suoi stabilimenti. Ovvero, trasferire a questa società direttamente partecipata dal 20 al 30% dei servizi e dei trasporti sinora dati all'esterno».

Il personale in forza alle imprese verrà assorbito da Alliance Green Services attraverso il ricorso alla clausola sociale che permette di salvaguardare i lavoratori col cambio di appalto. «Gli addetti — rileva Marinaro — saranno travasati quasi tutti eccetto un centinaio dell'impresa Castiglia che effettuava trasporti nel siderurgico, che ora è fuori, il cui personale è inquadrato col contratto di lavoro metalmeccanico anziché con quello dei trasporti per una ragione di costi». Per l'inquadramento metalmeccanico non c'è la clausola sociale.

«Facendo un primo punto di situazione — osserva Marinaro — abbiamo che per i servizi e i trasporti di stabilimento una quota tra il 20 e il 30% ora è in capo alla società di ArcelorMittal mentre il resto è dato all'esterno ma con un forte turnover rispetto alle presenze precedenti. Di quel 70 o 80% rimasto sul mercato, una quota di circa il 60% è andata ad una sola impresa di Castellana Grotte, la Ecologica, entrata nel siderurgico con la precedente gestione commissariale». «ArcelorMittal — prosegue il presidente di Confindustria Taranto — ci ha motivato il riassetto con la necessità di avere costi di gestione più competitivi puntando comunque a selezionare imprese del territorio di Taranto o pugliesi. Sulla competitività siamo d'accordo, ci mancherebbe, ma non va sottovalutato il fatto che siamo al 40% di costo in meno. In altri termini, le imprese affidatarie, tra confermate e subentrate, fanno le stesse attività di prima nei servizi e nei trasporti ma con un taglio del 40 per cento. Credo che si ponga la necessità di verificare la congruità del prezzo alla luce dei costi puri, delle spese generali e degli utili che comunque le imprese devono realizzare».

«Per quanto riguarda le altre tipologie di lavori dati all'indotto, ArcelorMittal dice che non sono di loro interesse, ma dobbiamo capire — sostiene Marinaro — come la situazione si evolve. È evidente che questo riassetto più di un problema lo pone. Nelle pulizie industriali ci sono imprese che hanno già pagato lo scotto di lavori eseguiti, fatturati ma non liquidati dopo che a gennaio 2015 Ilva è entrata in amministrazione straordinaria. Ora i crediti sono nella massa debitoria gestita dal Tribunale di Milano. Ciò nonostante, queste aziende sono rimaste nel siderurgico ed hanno continuato ad investire perché le pulizie industriali richiedono investimenti. Adesso, messe fuori, rischiano il tracollo».

Nella metalmeccanica non ci sono margini per tagliare i costi del 40% ma «vedremo comunque quello che accadrà, siamo vigili», osserva Vincenzo Cesareo, ex presidente Confindustria Taranto. «I pagamenti da parte di ArcelorMittal? Non ho segnalazioni di ritardi».

«I pagamenti correnti sono più o meno regolari», conferma Marinaro.

«Bisogna inserire una clausola sociale nel Codice degli Appalti che preveda l'assegnazione nelle aree di crisi complessa del 50% degli appalti pubblici e privati alle aziende locali residenti sul territorio da almeno cinque anni», chiede Mario Turco, senatore M5s, della commissione Finanze, con una proposta condivisa da Confindustria Taranto.

Rispetto a tutto l'indotto, le pulizie civili e industriali danno lavoro a circa mille addetti: 300 nel primo campo e 700 nell'altro. Nelle pulizie civili, la ristrutturazione è intanto già avvenuta.

«Da tre imprese, cioè Chemipul, Sodexo e Pellegrini, dal 1° settembre ne avremo solo una», spiega Antonio Arcadio, segretario regionale Puglia Fisascat Cisl. «Assorbirà e gestirà tutto il comparto Pellegrini che ha chiuso l'intesa con ArcelorMittal. Come sindacati -stiamo definendo il passaggio dei 300 a Pellegrini. Dovremmo incontrarci il 27 agosto, attendiamo conferma. Il problema, però, non è tanto il passaggio e la gestione dei 300 addetti quanto la disponibilità e l'accessibilità dell'area per installarvi spogliatoi e servizi, area che ormai deve essere disponibile in tempi immediati».

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