innovazione finanziaria

«Impact investing a 300 miliardi di dollari entro il 2020»

di Mario Calderini

default onloading pic


3' di lettura

Dalla City di Londra a Piazza della Scala, dalla sede di Bloomberg a Palazzo Marino. Quando il Professor Zamagni chiude il suo intervento al convegno Unlocking Impact Capital, dicendo che «finché la finanza di impatto avrà i piedi per terra, finché rimarrà vicino alle comunità e ai bisogni, non avrà nulla da temere», si chiude un percorso di maturazione che si era iniziato, nel luglio del 2013, con un messaggio diametralmente opposto: il welfare arretra in tutti i grandi paesi del mondo e questo lascia spazio a una grande opportunità di mercato per gli investimenti sociali.

A dirlo era l’allora Primo Ministro David Cameron, davanti a una platea di grandi finanzieri mondiali. Due prospettive opposte, che fin da quel giorno d'estate a Londra, l'Italia, grazie al lavoro della Social Impact Agenda per l'Italia, insieme a molti altri Paesi dell’Europa continentale, ha cercato di mediare e conciliare, rimettendo al centro del ragionamento natura, missione, valori e forme dell'imprenditorialità sociale.

Loading...

Visione ribadita da Giovanni Fosti, presidente di Cariplo Social Venture, che ha ricordato come ci sia bisogno di investire per attrarre capitali ma anche per attivare competenze e capitale umano. È la sintesi di un tema cruciale, che ha attraversato molte delle considerazioni dei relatori ma che occupa uno spazio centrale nel dibattito nazionale, prova ne sia il fatto che quasi tutti gli investitori nazionali sviluppano strategie di partenariato con intermediari capaci di sostenere la domanda di capitale e generare un deal flow accettabile.

Se l'equilibrato sviluppo di domanda e offerta di capitale è un elemento fondamentale, Uli Grebenwarter, del European Investment Fund ha posto al centro del dibattito la questione che realmente può risultare dirimente rispetto agli interessi degli investitori finanziari e all’effettiva possibilità del mercato di scalare rapidamente alle dimensioni attese da molti operatori: gli investimenti ad impatto sociale guardano prevalentemente al perimetro del terzo settore o in realtà il mercato crescerà di un ordine di grandezza solo grazie all'inclusione nel perimetro di interesse di imprese profit che sappiano far evolvere le proprie forme di responsabilità sociale al punto da rendersi eligibili a ricevere capitali ad impatto? È evidente, come è stato sottolineato, che la lettera con a quale l'amministratore delegato di Blackrock, Larry Fink, ha ricordato ai ceo delle grandi corporation americane che solo dimostrando impatto, insieme ai tradizionali parametri di redditività si potrà bussare alla porta del grande fondo di investimento americano, ha avuto un ruolo decisivo nel sollevare enormi aspettative sul ruolo del profit tradizionale nell’ampliare la base di mercato della finanza di impatto.

Aspettative di crescita legate, è emerso chiaramente nel dibattito, anche alla dimensione infrastrutturale degli investimenti ad impatto. Ha ricordato Edoardo Reviglio di Cassa Depositi e Prestiti, che il gap di spesa sociale per infrastrutture in Europa è di 150 milioni di euro l'anno. Per questa ragione, è necessario che gli strumenti finanziari Europei, sotto la spinta di un Piano Junker rivisitato, creino le condizioni per una nuova generazione di investimenti che facciano dell'impatto sociale un elemento non solo qualificante ma anche ineludibile, come chiaramente indicato dal rapporto Prodi sulle infrastrutture sociali.


Per questa ragione, Giovanna Melandri, Presidente di Social Impact Agenda per l'Italia, ha giustamente ricordato l'urgenza di dare attuazione allo strumento introdotto nella legge di stabilità, il fondo per l'innovazione sociale, che mette a disposizione delle pubbliche amministrazioni 25 milioni per attivare progetti di investimento sociale.

L'articolato dibattito attorno a questi temi è però significativamente seguito all’intervento di apertura, decisamente più vocazionale e quasi evangelico di Amit Bathia, Ceo del Global Steering Group ed ospite d'onore del Convegno, che non a caso ha più volte ricordato la definizione simbolo del movimento impact, “il cuore invisibile dei mercati”. Col pragmatismo che ha consentito prima alla task force del G8 e poi al Global Steering Group di diventare l'epicentro di un fenomeno che ha ormai raggiunto dimensioni planetarie,

Bathia ha fissato gli obiettivi per il 2020: raddoppiare gli investimenti per raggiungere i 300 miliardi di dollari e un miliardo di beneficiari. Un obiettivo significativo ed ambizioso, così come significativa, forse più di ogni altra cosa oggi, è la prima uscita ufficiale di questo grande movimento di influenza in Italia, a dimostrazione che l'ecosistema italiano degli investimenti ad impatto sociale, grazie al paziente lavoro della Social Impact Agenda per l’Italia, è riuscito a connettersi saldamente con la rete globale degli investitori internazionali ad impatto.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti