Interventi

Impact investing: la lezione dei Paesi nordici

Uscire dall'investimento non è sempre facile, ma gli asset di private debt a impatto possono offrire un premio rispetto ad altri con rating simili

di Will Nicoll

(REUTERS)

4' di lettura

Le nazioni del nord Europa sono da tempo rinomate per l'approccio progressista alla sostenibilità e rappresentano un esempio da seguire sul vivere in modo responsabile e la finanza sostenibile.

L'indice SDG, che misura l'insieme dei passi compiuti da un Paese verso il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'ONU (United Nations Sustainable Development Goals o UN SDGs), vede la Finlandia, la Svezia e la Danimarca occupare le prime tre posizioni per la loro performance. Non sorprende quindi che l'Europa del Nord sia un passo avanti in materia di impact investing.Secondo l' “Impact Report Nordic Investors 2020” di One Initiative sugli investitori a impatto nei Paesi nordici, l'88% del campione ritiene l'impact investing molto importante e l'80% è convinto che gli investimenti a impatto offrano buone opportunità di rendimento.

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Un altro dato significativo: il 61% degli intervistati all'indagine ha sostenuto che i rendimenti finanziari degli investimenti a impatto sono in linea con o vanno oltre le loro attese.Altrove, gli investitori stanno seguendo oggi le orme dei Paesi nordici e abbracciando la sostenibilità, una circostanza che ha tratto impulso dai cambiamenti normativi. A marzo 2021, è entrata in vigore la SFDR (Sustainable Finance Disclosure Regulation) della Commissione Europea che richiede agli asset manager di classificare i fondi al fine di migliorare la trasparenza verso gli investitori. Si registra anche una domanda crescente di strategie che “mettano al lavoro” il capitale su soluzioni a impatto positivo.

LA MAGGIORANZA DEGLI INVESTITORI ISTITUZIONALI DEI PAESI DEL NORD EUROPA HA OLTRE LA METÀ DEL PORTAFOGLIO SU INVESTIMENTI A IMPATTO
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L'ultima ricerca del Global Impact Investing Network (GIIN) stimava di 715 miliardi di dollari il capitale a impatto a fine 2019, di cui il 34% costituito da investimenti nel private debt. Interessante notare che la One Initiative ha rivelato che gli investitori dei Paesi nordici preferiscono il private debt (18%), il private equity (18%) e gli investimenti diretti (33%) per investire a impatto.

Se gli investitori istituzionali in tutto il mondo si stanno muovendo nella direzione giusta su questo fronte, c'è però ancora molto che possono imparare dai colleghi del nord. Il primo passo è osservare quali aspetti dell'investimento a impatto gli investitori dei Paesi nordici stanno facendo bene: misurazione dell'impatto, diversificazione, analisi continua, e – un punto importante – avere un'allocazione seria agli investimenti a impatto.

Tutti gli investimenti hanno una ricaduta sulle persone e l'ambiente, sia essa positiva o negativa, voluta o meno. Investire a impatto significa predisporre obiettivi di impatto di pari passo con quelli di rendimento finanziario, quantificando e misurando poi entrambi i parametri nel corso dell'intera durata dell'investimento. Definire l'impatto che si ricerca (o si vuole evitare) e costruire un portafoglio per raggiungere questi obiettivi consente agli investitori di ricercare rendimenti finanziari allineando allo stesso tempo il capitale a scopi più ampi.

In passato, la misurazione dell'impatto e le differenze di approccio tra gli investitori sono state difficili da valutare ma il contesto sta cambiando. Sempre di più gli investitori a impatto usano terminologie coerenti e si adoperano per creare un consensus globale, ad esempio attraverso l'Impact Management Project.

Le transazioni di private debt sono spesso bilaterali, quindi di solito si instaura una relazione più stretta tra il richiedente e il prestatore. Inoltre, di solito il private debt finanzia progetti ben definiti o aziende più piccole, rendendo più facile identificare e misurare l'impatto complessivo di un investimento.

Investire in una vasta gamma di temi a impatto aiuta a massimizzare l'universo investibile e consente di ottenere un alto livello di diversificazione, cosa importante per qualsiasi portafoglio di investimento basato sul valore. Ciò significa concentrarsi su diverse scadenze, tipologie di asset, settori, temi di impatto, profili e strutture di rischio/rendimento. La ricerca degli asset e la loro origination dovrebbero costituire una priorità, dato che permettono agli investitori di trarre beneficio dall'intero spettro delle opportunità insite nel private debt.Il 49% degli investitori del nord Europa che ha risposto all'indagine sopracitata di One Initiative ha dichiarato di dover essere coinvolto maggiormente nei propri investimenti a impatto rispetto a quelli tradizionali. Non importa quanto il portafoglio sia ben ideato e diversificato, occorre comunque assicurarsi che gli investimenti siano sulla strada giusta per dare i ritorni attesi, finanziari e di impatto. Questo richiede un'analisi accurata e un monitoraggio costante, soprattutto sul fronte dell'illiquidità.

Solitamente gli asset di private debt a impatto non sono correlati con i mercati ma, dal momento che non esiste un mercato secondario attivo, entrare o uscire dall'investimento non è sempre facile. Tuttavia, gli asset di private debt a impatto possono offrire un premio rispetto ad altri asset scambiati sul mercato e con rating simili, proprio per bilanciare questa mancanza di opportunità sul mercato secondario. I private asset ‘su misura' sono spesso detenuti fino alla scadenza. Da un lato questo significa che c'è la possibilità di influenzare l'impatto di quell'asset nel corso della vita dell'investimento, dall'altro aumenta anche l'importanza di assicurare che l'analisi di impatto iniziale (e l'adozione di qualsiasi politica di esclusione) sia scrupolosa, visto che disinvestire potrebbe non essere un'opzione possibile.Considerando tutti i punti precedenti, cosa distingue un buon investitore a impatto dagli altri, dopo aver adempiuto alle verifiche sull'origine degli asset, la diversificazione, la misurazione e il monitoraggio? Se ritenete che l'impatto sia la scelta giusta, occorre mettere a punto un'allocazione adeguata e significativa. Pur giocando la strategia d'investimento più ampia un ruolo determinante, ciò potrebbe voler dire allocare il 10 o anche il 20% del capitale nei private asset.

Le fasi di analisi, costruzione e negoziazione possono richiedere mesi per una sola transazione quindi gli sforzi impiegati nella messa a punto di un portafoglio diversificato di asset privati e illiquidi non vanno sottostimati. Cogliere le numerose opportunità offerte dall'ampio spettro del private debt richiede risorse ed expertise notevoli in ambiti diversi.Da ultimo, visto che le strategie a impatto stanno diventando più popolari, gli approcci seguiti da Paesi come Finlandia, Danimarca, Norvegia e Svezia possono essere dei modelli utili per gli investitori meno attivi in questo campo.

**CIO Private and Alternative Assets di M&G Investments*

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