ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùEducazione finanziaria

Imparare a gestire il risparmio per proteggere il futuro

Di fronte agli scenari internazionali sempre più difficili che hanno conseguenze dirette sulla nostra economia, a partire da alta inflazione e bassa crescita, non possiamo che rimboccarci le maniche e fare in modo che soprattutto i più deboli non ci rimettano di più

di Stefano Lucchini

(N ON NE ON - stock.adobe.com)

3' di lettura

Di fronte agli scenari internazionali sempre più difficili che hanno conseguenze dirette sulla nostra economia, a partire da alta inflazione e bassa crescita, non possiamo che rimboccarci le maniche e fare in modo che soprattutto i più deboli non ci rimettano di più. Come? Intanto, facendo al meglio i nostri compiti: la Fondazione per l’educazione finanziaria e al risparmio ha come finalità istituzionale quella di spingere giovani e meno giovani a conoscere e a padroneggiare le competenze economiche di base per proteggere il frutto del proprio lavoro, sia gestendo il risparmio sia facendo le scelte migliori nelle tante apparentemente piccole decisioni, dai mutui alle polizze assicurative, che contraddistinguono la vita quotidiana. Quest’anno siamo riusciti a convincere Governo e Parlamento a inserire l’educazione finanziaria tra le materie che a scuola compongono l’educazione civica: si tratta di un passaggio istituzionale rilevante che ora deve trovare concretezza nel coinvolgimento degli insegnanti, attraverso programmi specifici e un adeguato piano di comunicazione per coinvolgere le famiglie. È necessaria una stretta collaborazione tra le istituzioni private che, come noi, si dedicano all’educazione finanziaria in un’ottica di utilità sociale e quelle pubbliche, perché solo unendo le forze, ciascuno nel proprio ruolo e per le proprie competenze, si può essere incisivi ed efficaci.

Dico di più: questa è l’occasione per un rilancio di materie che, purtroppo (e chi ha figli in età scolare lo sa), quasi sempre non sono in cima alle priorità dei programmi scolastici, spesso vengono date per scontate o conosciute, dunque trascurate. Invece dobbiamo sapere che i valori di educazione civica e le competenze dell’educazione finanziaria sono l’unico combinato disposto che può formare cittadini non solo consapevoli dei propri diritti e doveri ma anche in grado di esercitarli. Sappiamo tuttavia che non basta lavorare soltanto sui giovani: il Censis ha infatti documentato che ad essere male educati in fatto di economia e finanza sono anche e soprattutto i meno giovani, i quali spesso credono di sapere, credono di essere in grado di gestire risparmi e investimenti e invece il più delle volte millantano con se stessi e le proprie famiglie.

Loading...

Dunque, senza la partecipazione attiva e consapevole alla vita politica (testimoniata purtroppo dal drastico calo dell’affluenza alle urne anche nel voto amministrativo, quello più vicino alla vita delle persone) e alla vita economica (nel nostro Paese aumentano i divari territoriali e le persone che scendono al di sotto della soglia di povertà, mentre il terzo settore fatica a far fronte a compiti di supplenza sempre più impegnativi), gli stessi concetti di libertà e democrazia, già minacciati nel mondo da autocrazie, populismi e inflazione (il pericolo maggiore che insidia la coesione sociale), possono diventare a rischio.

Nel 1975 Norberto Bobbio scrisse: «constatare i fatti senza pregiudizi e senza troppe illusioni è l’unico modo per mettersi nelle condizioni di escogitare rimedi praticabili, non velleitari», parole che risuonano più che mai attuali poiché, a distanza di quasi cinquant’anni da esse, è fondamentale a mio parere riattivare, solo per fare un esempio, quell’ascensore sociale che allora permise ai singoli di migliorare nettamente la propria condizione rispetto a quella della famiglia di origine e al Paese di diventare un membro rispettato del G7 superando a metà degli Ottanta del secolo scorso anche l’Inghilterra.

Dobbiamo dunque costruire consapevolmente il futuro, con visione e accresciuta competenza: sappiamo che è inevitabile cercare dentro e fuori il nostro pianeta l’ossigeno, l’energia, gli ambiti vitali necessari a dare nuovi orizzonti all’umanità, a quei popoli che oggi si stanno disputando le scarse risorse comuni senza pensare ad allargare lo sguardo oltre la siepe. E qui sappiamo che lo spazio, dove le imprese italiane stanno dimostrando una straordinaria capacità tecnologica, da sole o in partnership con le eccellenze mondiali del settore, e i fondali marini, un mondo pari al 71 per cento della superficie terrestre (poco meno di tre volte le terre emerse), sono le nuove frontiere dove conoscenza e coraggio ci spingeranno. Ovviamente, dobbiamo conquistare questi spazi rigorosamente dall’inizio con la stessa sana ecologia che solo ora vorremmo applicare sulla terra. Contemporaneamente, tutti (cittadini, istituzioni, imprese, banche) devono saper spostarsi verso questi traguardi ma senza mai dimenticare le retrovie, la coesione sociale, la fragilità e la necessità di inclusione di cui le nostre comunità hanno bisogno ogni giorno di più. Ci vorrà una programmazione economica e sociale che sappia davvero cogliere sia le nuove sfide fuori dai confini attuali sia i bisogni reali dei giovani e dei meno giovani nella vita di tutti i giorni. E le competenze civiche, con in primo piano anche quelle economiche, faranno la differenza perché intanto, come scriveva appunto Bobbio, dobbiamo mettere in pratica «rimedi praticabili, non velleitari».

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti