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Impeachment e impatto sulle Borse: che cosa insegna la storia

Secondo uno studio di Ubs il peso della “messa in stato d’accusa” di un Presidente viene snobbato dai mercati. L’incognità è cosa farà Trump per distogliere l’attenzione

di Vittorio Carlini


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2' di lettura

«Impeachment». «Messa in stato d’accusa». Un procedimento che potrebbe coinvolgere l’attuale Presidente statunitense Donald Trump.Nancy Pelosi, terza carica dello Stato americano, ha annunciato la decisione presa dai deputati democratici di avviare, per l’appunto, l’ “Impeachment” contro l’inquilino della Casa Bianca.

Di là dalle valutazioni politiche viene da domandarsi: quale l’effetto di una simile mossa sui mercati finanziari? A guardare le reazioni di Wall Street di ieri parrebbe scarsa. Certo: nell’immediato Wall Street è andata al ribasso. Poi però è arrivato un Tweet del Presidente che, per rispondere mediaticamente alla mossa dei Democratici, ha indicato la possibilità di raggiungere un accordo sulla “trade war” con la Cina. I listini, pavlovianamente, hanno girato al rialzo.

A ben vedere quello che accadrà è difficile da prevedere. Come sempre, tuttavia, guardare al passato può essere utile per comprendere il possibile futuro. Ebbene, secondo un’analisi di Ubs, nei precedenti casi in cui si è concretizzato l’eventuale “Messa in stato d’accusa” le Borse hanno abbastanza snobbato l’evento.

Leggi: le regole che definiscono l’ impeachment

Così è stato, ad esempio, nel caso del Watergate. Lo scandalo, è noto, scoppiò nel 1972. La banca d’affari ricorda che il 17 maggio del 1973 la Commissione parlamentare d’inchiesta su Richard Nixon iniziò le sue udienze. Il procedimento, che è durato non poco, portò alle dimissioni di Nixon nell’8 agosto del 1974. Ebbene: nello stesso arco di tempo l’S&P 500 è calato. Quindi potrebbe dirsi: il Watergate ha pesato su Wall Street. A detta degli esperti di Ubs la realtà è diversa. In quel periodo, è l’indicazione degli analisti, si sono susseguiti una serie di fatti che hanno maggiormente inciso sull’andamento dei listini. Ad esempio la “Guerra del Kippur” e l’embargo petrolifero iniziato nell’Ottobre del 1973. Poi la recessione economica che, nello stesso anno, colpì gli Stati Uniti. Senza dimenticare, infine, una dinamica rialzista dei tassi. Tutti fenomeni che, molto di più della procedura di impeachment, hanno indotto alle vendite gli operatori.

Più lampante, poi, l’indifferenza delle Borse a fronte dell’ “Impeachment” contro Bill Clinton. Tra il 1998 e il 1999, arco di tempo in cui si è sviluppato il procedimento, l’S&P 500 è salito. Di nuovo, indica Ubs, la “Messa in stato d’accusa” non ha sortito effetti sulle Borse.

A fronte di ciò è probabile che la situazione si ripeta anche nell’ultimo caso che riguarda Donald Trump. A ben vedere, sottolineano diversi esperti, un effetto collaterale potrebbe essere il seguente. Trump, per distogliere l’attenzione dal procedimento, potrebbe essere indotto ad aumentare il suo “movimentismo” su altri fronti. Ad esempio punterebbe a trovare finalmente l’intesa con la Cina nella guerra delle tariffe. Quest’ultimo fronte, però, è molto complesso. Pechino difficilmente darà il suo assenso ad un accordo che sia a lei sfavorevole. Molto più probabilmente tenterà di sfruttare la maggiore (presunta) debolezza di Trump. Il quale, ovviamente, sa che si sta giocando importanti carte in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno.

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