L’accusa

Impeachment per Trump, come si è arrivati all’inchiesta e cosa può succedere

La speaker della Camera Nancy Pelosi ha annunciato la messa in stato di accusa del presidente degli Stati Uniti per le sue pressioni sul leader ucraino Zelensky. L’ira di Trump su Twitter: è una caccia alle stregh

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


Impeachment per Trump, ecco come si è arrivati all'inchiesta

3' di lettura

Non c'erano riusciti con il Russiagate e nemmeno sull'onda dell'inchiesta del super procuratore Robert Mueller. Ci sono riusciti con un altro episodio imbarazzante per la presidenza americana: le pressioni indebite esercitate al presidente dell'Ucraina, invitato a far partire la macchina del fango contro Joe Biden e il figlio che siede nel board di una azienda del paese.

Nancy Pelosi alla fine si è convinta, e ieri sera la speaker della Camera a maggioranza democratica ha annunciato la decisione presa dai deputati di avviare la procedura di impeachment, la messa in stato di accusa contro il presidente Donald Trump. Una bomba lanciata sulla campagna elettorale per le elezioni presidenziali del novembre 2020 destinata ad essere forse la più divisiva della storia americana.

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Pelosi, terza carica dello stato, ha preso la decisione dopo mesi e mesi di resistenze, quando già parte del suo partito premeva per il grande passo, legando la richiesta alle indagini sul Russiagate. Non sicura che quella fosse la strategia giusta, Pelosi è riuscita a domare il ramo forcaiolo del suo partito, convinta che potesse tramutarsi in un boomerang per i democratici. Ma ora, di fronte al caso Ucraina e all'ammissione dello stesso presidente americano di aver fatto pressioni su Kiev per indagare il figlio di Joe Biden, la terza carica dello Stato non ha avuto più scelta.

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Le accuse a Trump: ricerca di aiuti per la sua rielezione
Trump viene accusato di aver violato la Costituzione americana cercando di “arruolare” un governo straniero al fine di ricevere un aiuto politico utile alla sua rielezione: quello di colpire il suo più probabile avversario alle urne. Trump è anche accusato di non aver voluto collaborare con il Congresso che chiedeva chiarezza sulla famigerata telefonata dello scorso 24 luglio al leader ucraino Zelensky, nella quale almeno otto volte avrebbe chiesto di indagare per corruzione la società nel cui board sedeva il figlio di Biden.

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«Le azioni del presidente hanno violato la Costituzione. Nessuno è al di sopra della legge. Il presidente deve essere ritenuto responsabile per il suo tradimento alla sicurezza nazionale e all'integrità delle nostre elezioni», ha detto Pelosi in una breve ma durissima dichiarazione davanti alle telecamere di Capitol Hill, dopo aver annunciato la decisione ai vertici dei democratici. Per Donald Trump quella di ieri è stata una giornata decisamente no. Dopo il suo intervento in apertura dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e una serie di vertici bilaterali è stato raggiunto dalla notizia dell'avvio della procedura di impeachment in serata. Sono arrivati subito i tweet a rivelare il suo stato d'animo. «President Harrasment!», presidente molestato, scrive in uno di questi. Parla di “Caccia alle streghe”. E in un altro tweet: «Un giorno così importante alle Nazioni Unite, un così grande lavoro e un così grande successo, e i democratici deliberatamente dovevano rovinare e sminuirlo con altre breaking news, con la spazzatura di una caccia alle streghe. Che brutta cosa per il nostro Paese!».

La partita (difficile) dei democratici
Ora si apre una partita difficile anche per i democratici, i cui esiti sono quanto mai incerti, considerando che in Senato la maggioranza è in mano ai repubblicani ed è difficile si possa convincerli a far passare un voto favorevole alla messa in stato di accusa del loro leader politico. Ambienti vicini al presidente sostengono che il tycoon in privato sia convinto che la scelta dell'inchiesta sull'impeachment potrebbe in fondo avvantaggiarlo, portando la campagna elettorale su di un terreno a lui più congeniale: quello dello scontro.

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Al momento quello che ne esce rafforzato nel gradimento sembra essere proprio Biden, oggetto delle attenzioni, o dell'ossessione complottista del presidente americano, che pur di non rischiare una sconfitta, nonostante i sondaggi nelle ultime settimane su Biden fossero in realtà in calo, ha provato a giocare sporco.

La prima carta che ora giocherà Trump sarà quella di rendere pubblica la trascrizione del colloquio telefonico con Zelenski, per dimostrare che tra le mura dello Studio Ovale non si è consumato alcun tradimento alla Costituzione. Secondo quanto riferito poi da Politico, la Casa Bianca si prepara a consegnare al Congresso entro fine della settimana sia la denuncia dell'informatore che ha segnalato la telefonata di Donald Trump al leader ucraino Voldymyr Zelensky, sia il relativo rapporto dell'ispettore generale.

Ironia della sorte: il 25 settembre Trump a margine dell'assemblea generale dell'Onu avrà un vertice bilaterale proprio con il presidente ucraino Zelenskyi, alle 14.15 locali (le 20.15 in Italia). Un faccia a faccia potenzialmente imbarazzante, nel pieno della bufera per la telefonata in cui Trump gli avrebbe chiesto di indagare sui Biden minacciando di bloccare gli aiuti militari a Kiev.

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