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Trump chiese al presidente ucraino di indagare su Biden. Una telefonata incastra “The Donald”

Il giorno è il 25 luglio. Dalla conversazione emerge che il presidente americano in quell'occasione offre al leader di un paese straniero l'assistenza a investigare sulla società nella quale è seduto nel board Hunter Biden, il figlio di John Biden, candidato democratico per le prossime presidenziali ed ex vice di Obama

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


Impeachment per Trump, ecco come si è arrivati all'inchiesta

4' di lettura

NEW YORK – La Casa Bianca ha rilasciato la trascrizione della lunga telefonata di Donald Trump al presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky. Il giorno è il 25 luglio. Dalla conversazione emerge che il presidente americano in quell'occasione offre al leader di un paese straniero l'assistenza a investigare sulla società nella quale è seduto nel board Hunter Biden, il figlio di John Biden, candidato democratico per le prossime presidenziali ed ex vice di Obama.

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La trascrizione

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La telefonata, motivo per cui sarebbe venuta in luce, profila una possibile violazione delle leggi americane di finanziamento per le campagne elettorali. L'uso di una cosa pubblica insomma per interessi personali da parte del presidente tycoon abituato, com'è noto, e come risulta dalle 450 e passa pagine del Rapporto Mueller al gioco sporco durante le elezioni per conquistare consensi. Lo aveva già fatto con Hillary Clinton con le mail rubate al comitato elettorale prima del voto del 2016. Fango che messo nel ventilatore dei social si diffonde. E cambia le intenzioni di voto.

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Per questa presunta violazione delle regole elettorali gli agenti dell'intelligence Usa a fine agosto hanno presentato un dossier con la trascrizione della contestata telefonata al Dipartimento di Giustizia. La scorsa settimana l'ispettore generale ministero della Giustizia Usa ha concluso che la condotta di Trump non ha profili di natura penale, non configurerebbe dunque reati.
Una conclusione diversa rispetto a quella alla quale sono pervenuti i democratici che hanno deciso di avviare la procedura di impeachment contro il presidente americano per abuso di potere. Nancy Pelosi ha annunciato la decisione presa dai deputati di avviare la la messa in stato di accusa contro Trump. Una bomba lanciata sulla campagna elettorale per le elezioni presidenziali del novembre 2020 destinata ad essere forse la più divisiva della storia americana.

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Pelosi, terza carica dello stato, ha preso la decisione dopo mesi e mesi di resistenze, quando già parte del suo partito premeva per il grande passo, legando la richiesta alle indagini sul Russiagate.
Non sicura che quella fosse la strategia giusta, Pelosi è riuscita a domare il ramo forcaiolo del suo partito, convinta che potesse tramutarsi in un boomerang per i democratici. Ma ora, di fronte al caso Ucraina e all'ammissione dello stesso presidente americano di aver fatto pressioni su Kiev per indagare il figlio di Joe Biden, la terza carica dello Stato non ha avuto più scelta.
Trump viene accusato di aver violato la Costituzione americana cercando di “arruolare” un governo straniero al fine di ricevere un aiuto politico utile alla sua rielezione: quello di colpire il suo più probabile avversario alle urne. Trump è anche accusato di non aver voluto collaborare con il Congresso che chiedeva chiarezza sulla famigerata telefonata dello scorso 24 luglio al leader ucraino Zelensky (che difende Trump: «Non mi ha fatto pressione») nella quale almeno otto volte avrebbe chiesto di indagare per corruzione la società nel cui board sedeva il figlio di Biden.

«Le azioni del presidente hanno violato la Costituzione. Nessuno è al di sopra della legge. Il presidente deve essere ritenuto responsabile per il suo tradimento alla sicurezza nazionale e all'integrità delle nostre elezioni», ha detto Pelosi in una breve ma durissima dichiarazione davanti alle telecamere di Capitol Hill, dopo aver annunciato la decisione ai vertici dei democratici.
Donald Trump dopo la notizia dell'avvio dell'impeachment ha espresso il suo stato d'animo in quattro tweet. «President Harrasment!, presidente molestato», scrive in uno di questi. Parla di «Caccia alle streghe». E in un altro tweet: «Un giorno così importante alle Nazioni Unite, un così grande lavoro e un così grande successo, e i democratici deliberatamente dovevano rovinare e sminuirlo con altre breaking news, con la spazzatura di una caccia alle streghe. Che brutta cosa per il nostro Paese!».

Nel corso di una conferenza stampa a New York ha poi dichiarato di aver parlato con i vertici repubblicani in Congresso e «assicurato la piena trasparenza sulle indagini».
«Chiedo trasparenza ai democratici - twitta Trump - che sono andati in Ucraina e hanno tentato di costringere il nuovo presidente a fare le cose che volevano sotto forma di minaccia politica».


Ora si apre una partita difficile anche per i democratici, i cui esiti sono quanto mai incerti, considerando che in Senato la maggioranza è in mano ai repubblicani ed è difficile si possa convincerli a far passare un voto favorevole alla messa in stato di accusa del loro leader politico.

Ambienti vicini al presidente sostengono che il tycoon in privato sia convinto che la scelta dell'inchiesta sull'impeachment potrebbe in fondo avvantaggiarlo, portando la campagna elettorale su di un terreno a lui più congeniale: quello dello scontro.

Al momento quello che ne esce rafforzato nel gradimento sembra essere proprio Biden, oggetto delle attenzioni, o dell'ossessione complottista del presidente americano, che pur di non rischiare una sconfitta, nonostante i sondaggi nelle ultime settimane su Biden fossero in realtà in calo, ha provato a giocare sporco.

La prima carta che Trump si è giocato è quella di rendere pubblica la trascrizione del colloquio telefonico con Zelenski, per dimostrare che tra le mura dello Studio Ovale non si è consumato alcun tradimento alla Costituzione. Secondo quanto riferito poi da Politico, la Casa Bianca si prepara a consegnare al Congresso entro fine della settimana sia la denuncia dell'informatore che ha segnalato la telefonata di Trump al leader ucraino Zelensky, sia il relativo rapporto dell'ispettore generale che ha concluso per il non luogo a procedere.

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