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Impianti di depurazione, partnership con la Toscana

Gli interventi sull'economia circolare hanno attratto big<br/>del lusso come Chanel

di Silvia Pieraccini


3' di lettura

Se Arzignano è il distretto che ha le aziende più grandi e strutturate e che produce più pelli in Italia (58% del valore totale nazionale, si veda anche l’articolo in pagina), l’industria conciaria resta radicata anche in altri tre poli che si stanno modificando e riorganizzando: Santa Croce sull’Arno, in Toscana (28%), Solofra in Campania (7%) e Turbigo in Lombardia ( 4%).

Il distretto che ha fatto i progressi maggiori, “agganciandosi” ai marchi della moda di lusso e spingendo sul fronte ambientale, è sicuramente il distretto di Santa Croce sull’Arno, in provincia di Pisa, che conta 521 aziende quasi tutte a dimensione familiare, con quasi 6mila addetti secondo i dati Unic 2018, per un valore della produzione vicino a 1,4 miliardi. Le stime di Irpet, l’istituto regionale per la programmazione economica toscana, indicano un fatturato di gran lunga superiore, a 2,4 miliardi. In ogni caso il distretto di Santa Croce è diventato uno dei punti di riferimento per i grandi marchi internazionali della moda e del lusso, che qui vengono a ideare, scegliere e comprare le pelli bovine per fare borse e scarpe (compreso il cuoio da suola). La specializzazione nell’alto di gamma è servita negli ultimi dieci anni a tenere il distretto al riparo dalle grandi crisi vissute altrove e - vista l’importanza che borse e accessori in pelle stanno conquistando nei bilanci dei gruppi del lusso - ha le potenzialità per spingerlo anche in futuro.

Per questo Santa Croce ha deciso di attrezzarsi, investendo ancora (come ha fatto in passato) sul fronte ambientale e dell’economia circolare. La partita, del resto, è considerata decisiva sia per crescere all’interno che per attrarre investitori esterni al distretto.

I primi effetti si stanno già vedendo. Proprio la disponibilità di “spazi” negli impianti di depurazione e di servizi efficienti (compresi quelli di formazione) ha attirato in Toscana, per la prima volta, investimenti esterni: il principale è quello del gruppo veneto Mastrotto che sta ultimando a Santa Croce la costruzione di una conceria da 12mila metri quadrati che impiegherà 50-60 persone. Ma la notizia che ha sorpreso tutti è il recente acquisto della conceria Samanta di Ponte a Egola (San Miniato) da parte della maison francese del lusso Chanel, che dalle borse trae una parte importante del suo fatturato.

Sul fronte ambientale le 150 concerie aderenti all’Associazione conciatori di Santa Croce si preparano a dar seguito all’accordo firmato nei mesi scorsi con la Regione Toscana che prevede 80 milioni di investimenti nell’economia circolare su più fronti: potenziare entro il 2022 l’impianto di depurazione delle acque (da 20mila a 30mila metri cubi il giorno); raddoppiare la capacità dell’impianto di trattamento dei fanghi di depurazione (da 70mila a 140mila tonnellate all’anno); potenziare l’impianto di trattamento degli scarti di lavorazione conciaria (carniccio e rasature), così da recuperare anche il cromo presente nella rasatura e - novità assoluta - poter trattare i ritagli di pelle finita.

I conciatori intendono infatti offrire ai grandi marchi, e ai laboratori terzisti che per esse lavorano, un servizio assolutamente innovativo che è il ritiro e lo smaltimento degli scarti delle lavorazioni di borse e portafogli. Si tratta di una rivoluzione per il settore della pelle, alle prese con problemi di smaltimento per la carenza di inceneritori e discariche e costretto a rivolgersi fuori regione con costi crescenti.

In questo modo i conciatori puntano a “chiudere” il cerchio dell’economia circolare certificando l’intero processo. La previsione è di recuperare 50mila tonnellate di ritagli di pelle, tra conciata e finita. Investimenti stanno progettando anche le 60 aziende che aderiscono al Consorzio conciatori di Ponte a Egola-San Miniato, che stanno per firmare un altro accordo con la Regione Toscana per ridurre e riciclare i rifiuti industriali: in particolare sarà potenziato l’impianto di depurazione Cuoiodepur e sarà realizzato un cogeneratore integrato con un digestore anaerobico, alimentato con i fanghi di depurazione e con i residui di lavorazione delle pelli, per ottenere biogas e biometano.

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