ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùShock energetico e sci

Impianti di risalita, arrivano le prime chiusure

Panarotta ha deciso di tenere fermi gli impianti di risalita per i costi fuori controllo dell’energia - Dal Piemonte al Trentino sale l’allarme

Si inizia a sciare sui ghiacciai con la sfida neve e caro energia

3' di lettura

Con lo shock energetico che tocca i gestori degli impianti di risalita, arrivano le prime chiusure. A causa dell’aumento dei costi dell’energia la prossima stagione invernale gli impianti di risalita sulla Panarotta, piccola stazione sciistica in Trentino, rimarranno chiusi. La decisione - come comunica la TgR Trento - è del Consiglio di amministrazione di Panarotta 2002, società che gestisce seggiovie e funivie. «È una decisione difficile. Ma non ci sentiamo di avviare una stagione invernale in queste condizioni: c’è la concreta possibilità di non portare a termine l’inverno e di pesare così sui collaboratori lasciati anzitempo a casa. Ci sono poi troppe incognite che rischiano di portare al tracollo della società. La scelta viene sostenuta anche da Provincia e Trentino Sviluppo”, ha confermato il presidente della società, Matteo Anderle, al sito Dolomiti.it. «A dicembre del 2021 abbiamo ricevuto una bolletta di 20 mila euro e stimiamo di pagare il triplo, circa 60 mila euro: non è sostenibile. Inoltre non c’è certezza della neve naturale e dobbiamo pensare in primis all’incolumità economica della società. È un salto nel buio e non possiamo fare i kamikaze. Non possiamo nemmeno illudere i nostri collaboratori che saremmo stati in grado di terminare la stagione: li aiuteremo a trovare un’altra collocazione per questo inverno», ha aggiunto.

Si inizia a sciare sui ghiacciai con la sfida neve e caro energia

Gli allarmi in Trentino

Una decisione che arriva dopo i ripetuti allarmi del settore. «I costi dell’elettricità sono saliti alle stelle. Le nostre aziende sono ora più che preoccupate per la stagione invernale». Lo afferma il presidente dell’Associazione degli esercenti funiviari dell’Alto Adige, Helmut Sartori. «Siamo costretti ad aumentare i prezzi - aggiunge Sartori - ma non possiamo raddoppiarli o triplicarli. I nostri clienti sono già alle prese con un’inflazione elevata che colpisce tutti gli ambiti della vita quotidiana». La situazione è particolarmente problematica per i comprensori sciistici di piccole e medie dimensioni, soprattutto perché sono colpiti da aumenti dei costi nel settore energetico che vanno dai 700.000 euro in su. «Se non si fa nulla, viene messa in pericolo la loro stessa esistenza, e non solo la loro - avverte Sartori - Se i comprensori sciistici delle valli non aprono, non c’è bisogno di scuole di sci, né di maestri di sci, i rifugi restano vuoti e anche gli alberghi non avranno ospiti. Sono quindi in gioco migliaia di posti di lavoro». Il presidente degli esercenti funiviari si appella quindi alla politica a livello europeo, nazionale e locale affinché prenda provvedimenti chiari: «Tetto al prezzo del gas, disaccoppiamento dei prezzi dell’elettricità e del gas, sgravi fiscali: le proposte del mondo economico e imprenditoriale sono ben note. Ora è necessario agire rapidamente, perché l’inverno è alle porte».

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Le scelte del Piemonte

Per ridurre i costi dell’energia elettrica, i gestori delle stazioni sciistiche piemontesi potrebbero decidere di «ridurre il numero di impianti aperti, chiudere in alcune giornate feriali o vendere skypass variabili a seconda del costo dell’energia». A dirlo è Giampiero Orleoni, presidente di Arpiet, associazione piemontese delle imprese del settore del trasporto a fune a cui aderiscono i principali comprensori della regione. «A oggi sono solo idee, siamo in standby. Aspettiamo fine ottobre”, ha aggiunto. I timori per il caro bollette riguardano sia i costi per il funzionamento degli impianti sia quelli per l’innevamento artificiale. Una cosa è certa: «Gli impianti apriranno, è impensabile il contrario. Ma, se il prezzo dell’energia rimarrà a questi livelli, dovranno sicuramente arrivare aiuti dalla politica». Per Filippo Besozzi, direttore degli impianti di Macugnaga (Verbano-Cusio-Ossola), «quello dello sci è un comparto che nei comuni di montagna regge l’intera economia locale, dagli alberghi ai bar. Ad agosto la nostra bolletta è triplicata e per l’inverno siamo fortemente preoccupati: senza aiuti, tutti i gestori dovranno far quadrare i conti rivedendo calendari e orari di apertura. Ci auguriamo siano trovate soluzioni che facciano sì da non mettere in discussione il prodotto che offriamo».

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