ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùGli effetti della pandemia sull’industria della neve

Impianti di risalita, con chiusure a dicembre in fumo due terzi del fatturato

Secondo Valeria Ghezzi, presidente Anef, la chiusura da Natale all’Epifania fa crollare il fatturato del 70%. Business sostenibile con la riduzione di portata fino al 50%

di Lucilla Incorvati

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(Agf)

Secondo Valeria Ghezzi, presidente Anef, la chiusura da Natale all’Epifania fa crollare il fatturato del 70%. Business sostenibile con la riduzione di portata fino al 50%


3' di lettura

Dall'esito del documento che lunedì sarà presentato in Conferenza delle Regioni per essere poi sottoposto al Governo e al Cts dipenderà l’andamento dell’attività e del fatturato delle aziende funiviarie. In Italia sono oltre 400 (oltre 1500 impianti di risalita) che generano un giro di affari intorno ad 1,2 miliardi di euro, occupando direttamente oltre 14mila persone cui si aggiungono altri 2000 lavoratori attivi nelle attività connesse e interdipendenti (rifugi, noleggi, scuole di sci, etc.). Se si considera l'indotto economico dovuto alle attività direttamente collegate agli impianti di sci (rifugi, noleggi, maestri, impianti) questo genera un fatturato di quasi 4 miliardi che sale a 7 miliardi includendo quello connesso alla presenza sul territorio (lavori edili, acquisto di beni e servizi alberghi, negozi, ristorazione, eventi, etc.).

L’impatto sull’industria degli impianti a fune

Non è un momento facile per chi gestisce gli impianti di risalita. Dopo la stagione scorsa, salvata in corner, la prossima è difficile e piena di incognite. «Ci aspettiamo una discussione aperta sul protocollo ma siamo in attesa di capire qual è l’orientamento . Una riduzione di portata se diventa eccessiva rende assolutamente antieconomica l’attività. Nello stesso tempo siamo di fronte ad una situazione eccezionale in cui al primo posto c’è la salute pubblica e dunque siamo ben consapevoli dei limiti che dovrà subire l’attività. Ad oggi stimiamo almeno una perdita tra il 60% e il 70%, ammesso che si riesca davvero ad aprire. Più sarà ritardata, più accuseremo il colpo e la stessa sorte toccherà a maestri da sci, noleggio sci e tutte quelle attività legate agli impianti».

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A parlare così è Valeria Ghezzi, dal 2014 alla guida dell’Anef (Associazione che le aziende del settore degli impianti a fune).

La sostenibilità del business

«Una riduzione di portata del 50%, se pur molto impegnativa, è forse ancora sostenibile. Non lo è se ci chiedono di stabile il metro di distanza nelle cabine. Significa viaggiare sotto l’80%. Inoltre sottolineiamo il fatto che limitare la portata significa creare grandi code».

Che cosa di può fare per limitare gli arrivi?

Si potrebbe pensare a meccanismi di acquisto dei ticket con un sistema di prenotazione e numero chiuso ma limitare gli arrivi in alcune aree è veramente complesso. Pensiamo al Sella Ronda oppure ad altri contesti dove si accede da più punti. Stiamo cercando di capire cosa fare e cosa è meglio fare per tutti. Lo sci di per se è uno sport che impone il distanziamento, quindi si devono limitare i momenti di contatto. Altra cosa sono ovviamente le regole da adottare nei luoghi di ristoro dove il contatto preoccupa di più.

Per ora cosa state facendo?

Siamo contenti che il freddo sia arrivato in ritardo ma è arrivato e abbiamo iniziato a fare neve. Fare neve costa oltre 100 milioni di euro. Avremmo preferito risparmiarli piuttosto che farla per poi non aprire. Ma quando è il momento si deve partire. Si consideri che quando si avvia una stagione gli impiantisti hanno sulle spalle il 70% dei costi. E l’attività da inizio stagione al 6 gennaio vale un terzo di tutto il fatturato di un anno. Quindi, se, come ipotizziamo, l’apertura sarà posticipata a gennaio, ci aspettiamo una forte riduzione. Non solo. Immaginiamo che l’apertura avvenga in contemporanea a quella delle scuole (che francamente mi auguro ancora prima degli impianti), sfido quelle famiglie che, dopo mesi di chiusura delle scuole, preferiscano per i loro figli le settimane bianche al tempo prezioso della scuola. Senza contare che questa sarà una stagione con scarsissima presenza di stranieri.

Quale l’impatto sulla forza lavoro?

Sarà forte, considerando che su circa 14mila impiegati circa 5mila sono a tempo indeterminato e tutti gli altri stagionali, quindi meno tutelati. Non solo. Ogni dipendente degli impianti genera da 5 a 8 lavoratori nella filiera (dal ricettive alle attività sportive). Per tutti noi serve un protocollo sostenibile, un calo della curva dei contagi e uno svuotamento importante degli ospedali. Allora forse la montagna potrà tornare ad accogliere.

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