Report Ismea

Import-export agroalimentare, marzo sprint. Coldiretti: ma un freno arriva dalla Brexit

Nelle esportazioni il comparto registra +10,6% su base annua, dopo il -4,7 di gennaio e il +0,4% di febbraio

di E. Sg

(jcpjr - stock.adobe.com)

2' di lettura

Un marzo sprint per l’export agroalimentare dopo un primo bimestre negativo potrebbe essere il segno dell’inizio dell’era post Covid per l’agroalimentare italiano. È quanto rileva una nota di Ismea Mercati, commentando +10,6% ottenuto dal comparto dopo il -4,7 di gennaio e il +0,4% di febbraio, per un mette a segno un aumento del 2,2% complessivo rispetto al primo trimestre dello scorso anno, quando sottolinea Ismea « l’Italia non era stata travolta in pieno dall’emergenza socio-sanitaria globale. La tendenza al recupero delle spedizioni all’estero risulta poi ulteriormente rafforzata anche ad aprile che ha fatto registrare un incremento in valore del 22,3% su base annua.

Significativo per Ismea anche il dato sulle importazioni: dopo la flessione del 2020 e del primo bimestre del 2021, registrano a marzo un aumento di quasi il 12% su base annua. «Alla luce della vocazione trasformatrice dell’industria agroalimentare nazionale – si legge in una nota – , il recupero dell’import è un segnale di un’ulteriore crescita delle consegne all’estero nei prossimi mesi, di riflesso al rallentamento delle restrizioni in atto in molti dei partner commerciali dell’Italia, sulla scia del buon esito della campagna vaccinale. Primi accenni di miglioramento anche sul fronte della fiducia delle imprese agricole e dell’industria alimentare, dopo l’inevitabile crollo che ha accompagnato tutto il 2020».

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Secondo l’indice Ismea che sintetizza i giudizi degli operatori sulla situazione corrente e futura, le opinioni sull’andamento degli ordini, livello delle scorte e sulle aspettative di produzione sarebbero più ottimiste soprattutto in relazione alle prospettive nel prossimo futuro.

Iinfine l’Ismea rileva come l’anno di pandemia ha determinato un aumento del ricorso al credito da parte degli operatori della filiera, soprattutto per far fronte a problemi di liquidità. Mentre per le industrie alimentari le richieste di prestiti hanno da sempre mostrato un certo dinamismo, per la fase agricola questo incremento arriva dopo anni di progressive flessioni.

Coldiretti evidenzia come sono in controtendenza gli acquisti di prodotti alimentari italiani in Gran Bretagna, in diminuzione del 2% per effetto delle limitazioni imposte dalla Brexit. A pesare sull’export alimentare – sottolinea Coldiretti – sono «le difficoltà burocratiche ed amministrative legate all'uscita degli inglesi dall’Unione Europea, che si sommano agli effetti della pandemia Covid con la ripartenza della ristorazione resa più difficile dal nuovo diffondersi della cosiddetta variante indiana del Covid. Le criticità maggiori, per chi esporta verso il Regno Unito interessano le procedure doganali e riguardano anche l'aumento dei costi di trasporto dovuti a ritardi e maggiori controlli».

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