Le udienze del 2020

Imposta di registro e donazioni, il fisco all’esame della Consulta

Giudici delle leggi chiamati a decidere anche sulla costituzionalità della norma che raddoppia la misura del contributo unificato nel caso il ricorso venga respinto dalla Corte di cassazione

di Antonio Iorio

Mattarella incontra la nuova presidente della Consulta Cartabia

Giudici delle leggi chiamati a decidere anche sulla costituzionalità della norma che raddoppia la misura del contributo unificato nel caso il ricorso venga respinto dalla Corte di cassazione


3' di lettura

I benefici fiscali per le donazioni (oltre al coniuge, ai parenti in linea retta e agli altri parenti entro il quarto grado) spettano anche agli affini? Tipo suoceri o zii del coniuge? Quali sono gli atti ai quali (per intrinseca natura ed effetti giuridici) va applicata l’imposta di registro in misura fissa e non proporzionale? E chi è che deve pagare il bollo sull’automobile in leasing? Sono alcune delle domande in materia fiscale alle quali la Corte costituzionale è chiamata a dare una risposta nel corso del 2020.

Imposta di registro
Una delle decisioni più rilevanti è sicuramente la questione relativa alle potestà riconosciute all’amministrazione fiscale in tema di imposta di registro a norma dell’articolo 20 del Dpr 136/86 dopo le modifiche del 2018. Si ricorda che l’originaria versione dell’articolo 20 prevedeva che l’imposta di registro fosse applicata secondo l’intrinseca natura e gli effetti giuridici degli atti presentati alla registrazione, anche se non vi corrispondesse il titolo o la forma apparente. Successivamente, il nuovo testo ha precisato che l’applicazione dell’imposta debba avvenire sulla base degli elementi desumibili dall’atto medesimo, prescindendo da quelli extratestuali e dagli atti ad esso collegati. La nuova formulazione non consente, così, la riqualificazione di più atti ai fini dell’imposta del registro.

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L’ordinanza della Cassazione
La Cassazione, nell’ordinanza (n. 212/2019) con la quale ha chiesto l’intervento della Consulta, ha rilevato preliminarmente che la modifica legislativa ha significativamente ristretto l’oggetto dell’interpretazione negoziale al solo atto presentato alla registrazione e agli elementi soltanto da quest’ultimo desumibili. Non rilevano quindi più gli elementi ricavabili da atti eventualmente ad esso collegati, così come quelli riferibili ad indici esterni o fonti extratestuali. Nella disciplina dell’imposta di registro – ma il discorso, secondo la Cassazione, può riferirsi alla fiscalità nella sua interezza e nei suoi risvolti nazionali e sovranazionali – la prevalenza della sostanza sulla forma è un principio imprescindibile e anche storicamente radicato.

La questione di legittimità costituzionale
Così, la nuova norma porrebbe una rilevante e non manifestamente infondata questione di legittimità costituzionale sussistendo dubbi di incompatibilità con quanto prescritto dagli articoli 53 e 3 della Costituzione: essa infatti vieta la qualificazione giuridica dell’atto anche in ragione di atti collegati producendo l’effetto pratico di sottrarre a imposizione una tipica manifestazione di capacità contributiva. Né, secondo la Cassazione, sono individuabili altri principi di rango costituzionale, o anche soltanto preminenti esigenze di sistema, idonei a giustificare e rendere razionale la “disapplicazione” del principio di capacità contributiva.

Redditi dei soci
È stata invece fissata per l’udienza pubblica del 21 aprile 2020 la discussione sulla costituzionalità dell’articolo 5 del testo unico in base al quale i redditi delle società di persone residenti (in particolare, sas) sono imputati a ciascun socio indipendentemente dalla percezione proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili. La questione è stata sollevata dai giudici tributari della Ctp di Genova (ordinanza n. 148 del 2019). L’articolo 5 si porrebbe in contrasto con gli alcuni parametri costituzionali.

Il nodo della disparità di trattamento
Si verrebbe infatti a determinare la disparità di trattamento tra i soci di società di persone, i quali, pur non avendo conseguito alcun reddito, sono soggetti ad imposizione (in violazione al principio della capacità contributiva) e gli altri soggetti egualmente privi di reddito che ne sono invece esclusi. Inoltre sotto il profilo del diritto alla prova in giudizio, il socio delle società di persone risulterebbe impossibilitato a dimostrare di non aver conseguito alcun reddito.

Per approfondire:

Le ritenute del Fisco sui redditi da lavoro
I 43 decreti che servono per attuare davvero il Dl Fisco

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