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Imprenditori e manager La seconda generazione di Chinatown fa strada

L’Unione imprenditori Italia Cina ha festeggiato i 10 anni di vita
Il sindaco Sala: la vostra comunità vale un miliardo e dà lavoro a 5mila persone

di Rita Fatiguso

Foto di gruppo. Nel decennale dell'associazione, in prima fila, i rappresentanti delle autorità italiane e di quelle cinesi in Italia. In basso, a sinistra, il presidente in carica, Stephane Hu e il presidente onorario, Luca Sheng Song

3' di lettura

Giovani imprenditori cinesi crescono grazie alla capacità di cambiar pelle e di integrarsi nella realtà sociale milanese e lombarda, le loro principali roccaforti in Italia, e al retroterra economico e culturale familiare tipico degli immigrati dallo Zheijiang, a Sud-Est della Cina.

Sono i protagonisti di un’evoluzione non scontata: chi poteva immaginare, vent’anni fa, quando iniziava l’assedio delle merci made in China al centrale quartiere di Sarpi sfociato, in seguito, in forti tensioni tra grossisti cinesi e locali, che l’Ambrogino d’oro 2021 per le associazioni sarebbe andato all’Unione imprenditori Italia-Cina (Uniic)?

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L’Uniic ha appena appena festeggiato i suoi dieci anni di vita con un evento tipico della nomenklatura pechinese: foto di gruppo, fiori a cascata, colore rosso fuoco dominante. In apertura, inno nazionale cinese e, a seguire, quello italiano. Invitato d’onore, tra gli altri, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, testimone dell’ultimo Capodanno cinese ante pandemia, in piazza Gramsci, nel 2019: «La vostra comunità vale un miliardo di euro – ha sintetizzato, pragmaticamente, il primo cittadino – e dà lavoro almeno a 5mila persone». Difficile smentire questi numeri, peraltro in crescita: Uniic raggruppa businessman di successo, di seconda, terza e, talvolta, di quarta generazione, istruiti, affluenti, che hanno potenziato la proverbiale capacità di fare affari con i network delle natìe Chinatowns europee.

«La comunità è sfaccettata -, dice Maria Rosa Azzolina, direttore dell’Istituto Italocinese, attivo nella mediazione tra le sue varie anime -. Tutto conta: essere vecchi o giovani, di Wenzhou, Wencheng o Rui’an. Poi si trova sempre l’unità». La cultura delle seconde generazioni italocinesi è stata “cementata” da Associna, Michele Bing, il project manager, ha appena archiviato il sesto convegno nazionale.

Stephane Hu, tra i fondatori di Uniic, presidente dal 2020, nato in Francia, cresciuto in Italia, con il fratello Christophe ha creato Hu Foods Group, e oggi è parte del capitolo italiano del RED CLUB x Cartier, dice: «Vogliamo attivare forme di collaborazione tra enti, pubblici o privati, con chi persegue attività analoghe». Luca Sheng Song, suo predecessore, bocconiano, è fondatore e Ceo dell’utiliy China Power. I fratelli Francesco e Michele Hu hanno creato la catena degli iH Hotels. Francesco Wu, ingegnere del Politecnico, ponte con l’Unione della Confcommercio, è consigliere dal 2018 con delega all’imprenditorialità straniera. Luigi Liu si occupa del crossborder di Ant Financial a Milano. Una lunga lista.

Le cose cambiano e oggi, trasferito l’ingrosso al Girasole, la Chinatown è in pieno boom da street food con quell’impeto di sempre che «sicuramente richiede aggiustamenti», commenta il presidente del municipio 1, Mattia Abdu. C’è frenesia, code lunghissime per mangiare i mo (panini ripieni), gli jaozi (ravioli) e i lanmien (spaghetti) fatti a mano.

Pechino sa quanto valga tutto ciò, e lo si è visto durante il primo terribile lockdown così ora i rapporti con le autorità cinesi forti. «I cinesi di seconda generazione – dice al Sole24ore Liu Kan, console generale a Milano – hanno ereditato l’eccellente carattere del popolo cinese, laborioso, coraggioso, solidale e amichevole. Hanno anche il vantaggio linguistico, alta familiarità con la situazione locale e conoscono bene le leggi, i regolamenti e le tradizioni italiane, e stanno emergendo costantemente in vari campi, contribuendo allo sviluppo economico e sociale locale. Oltre a far carriera, si impegnano in favore della società, diventando una forza trainante per lo sviluppo sostenibile della comunità cinese, contribuendo a mostrare la vera immagine della Cina ed essendo un’importante forza trainante per migliorare la comprensione reciproca e l’amicizia tra i due popoli promuovendo il continuo sviluppo degli scambi e della cooperazione amichevole sinoitaliana».

Ben detto. Fatto sta che all’uscita dello Xier, il locale di via Ripamonti teatro dei festeggiamenti, ad attendere questi imprenditori c’era un invidiabile parco macchine da sogno.

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