ritorno in Italia

Imprenditori e manager uniti a Genova per invertire la tendenza alla fuga di cervelli

Al convegno di NewGen, intitolato significativamente We’re Back, suggerimenti e suggestioni per aiutare i giovani talenti a riportare in Italia le conoscenze acquisite all’estero

di Raoul de Forcade

Muccino: Riconoscere il talento

Al convegno di NewGen, intitolato significativamente We’re Back, suggerimenti e suggestioni per aiutare i giovani talenti a riportare in Italia le conoscenze acquisite all’estero


5' di lettura

Riportare in Italia i cervelli che sono “emigrati” all’estero, con l’obiettivo, ambizioso, di rendere anche il Paese più capace di riconoscere il valore del talento e di giovarsi, anche dal punto di vista economico, di chi ha fatto esperienze in altre realtà. È il tema su cui si è concentrato We’re Back, il meeting di Genova organizzato dall’associazione NewGen, interamente composta da giovani che hanno studiato e lavorato all’estero per poi tornare in Italia.

«Se non siamo in grado di riconoscere il talento restiamo indietro», ha detto Gabriele Muccino, regista che lavora sia in Italia che a Hollywood ed è stato uno degli ospiti dell'incontro, moderato da Victoria Cabello. «L’attenzione al talento che si ha negli Stati Uniti – ha sottolineato - l’ho trovata peculiare per leggere la realtà italiana, dove invece di talento si parla pochissimo. In questo Paese si crede che l’esperienza sia sufficiente. Invece la realtà sta cambiando così rapidamente che dobbiamo ascoltare i giovani di talento per capire come funziona il mondo».

Una scommessa tra amici

Una posizione certamente ascoltata con attenzione da Giuseppe Campo Antico, presidente di NewGen, tornato in Italia dopo gli studi di architettura a Rotterdam e un'esperienza di lavoro in Olanda. «L'associazione – ha spiegato - è nata nel 2018 da un’idea di undici amici, tra i 27 e i 30 anni, uniti da un comune denominatore: esperienze di studio o lavoro all’estero. La nostra idea è stata di marciare in senso inverso rispetto all’export di cervelli e promuovere il rientro in Italia di giovani approdati in altri Paesi. Abbiamo quindi creato il meeting We’re Back e trovato un valido collaboratore nel Comune di Genova».

La prima edizione dell’incontro si è svolta nel 2019 e quest’anno, ha evidenziato Campo Antico, «nonostante il Covid, abbiamo organizzato la seconda edizione. Ci auguriamo che gli speaker invitati possano suggerire ai giovani presenti qualche percorso per il rientro dall’estero».

«L’associazione peraltro – ha aggiunto Niccolò Mosci, altro fondatore di NewGen e anche lui tornato a Milano, presso Morgan Stanley, dopo tre anni a Londra in Pjt partners – ha aiutato molti dei suoi fondatori a trovare la strada per rientrare in Italia».

Opinioni a confronto

All’evento We’re Back hanno preso parte, oltre a Muccino e al sindaco di Genova, Marco Bucci (forte di una lunga esperienza di lavoro negli Usa), Roberto Bernabò, vicedirettore del Sole 24 Ore; Vincenzo Novari, ceo del Comitato organizzativo delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026; Veronica Squinzi, ceo & global development director di Mapei; Margherita Pagani, ceo di Impacton; Paolo Basilico, fondatore di Samhita Investments e Benedetta Arese Lucini, ceo e co-founder di Oval Money.

In tema di attenzione al talento, Bernabò ha ricordato che i media italiani «hanno bisogno dei giovani, con le loro competenze, i loro talenti, le loro idee e i loro linguaggi, ma ancora non lo sanno. O comunque resistono perché le aziende sono in ritardo nella visione strategica».

Secondo Bernabò, inoltre, «le regole del mercato del lavoro non aiutano il ricambio generazionale: le aziende editoriali che usano ammortizzatori sociali non possono assumere ma neanche fare stage. Si blocca così il travaso di conoscenze tra generazioni. Eppure per i giornali la sfida oggi è solo questa: acquisire la consapevolezza che possono esistere con nuove competenze».

Partire col piede giusto

Ma anche i giovani, ha affermato, da parte sua, Vincenzo Novari, genovese con una carriera tutta sviluppata fuori dalla città natale e ora ceo di Olimpiadi Milano-Cortina 2026, devono mettersi in condizione di entrare col piede giusto sul mercato del lavoro.

Per far questo, un fattore «veramente discriminante», ha sostenuto Novari, «è saper unire due qualità: l’umiltà e la determinazione. Nei giovani è difficilissimo trovarle insieme. Eppure queste due cose, nel momento in cui si riesce a farle coabitare nel modo di affrontare il mondo del lavoro, sono una ricetta formidabile».

Sul grande valore delle esperienze internazionali sul lavoro, Veronica Squinzi, ceo e global development director di Mapei (83 stabilimenti produttivi operanti in 36 Paesi nei cinque continenti) ha ricordato che, nel gruppo, si portano avanti abitualmente «progetti di global mobility, per favorire esperienze di interscambio e confronto culturale».

I giovani che lavorano in azienda, ha detto la Squinzi, «in un’ottica di formazione continua, vengono mandati a fare esperienza all’estero per alcuni anni. L’idea è che ritornino in Italia e ci arricchiscano con quanto hanno assorbito. Riteniamo, infatti, che i giovani siano il nostro futuro e si debba investire su di loro: chi non lo fa non può crescere e innovarsi. Lo sviluppo internazionale è stato fondamentale per la crescita della nostra azienda».

Victoria Cabello con Benedetta Arese

Perdita di valore

A fare il punto sulla perdita di valore che crea, per il Paese, la fuga di cervelli ci ha pensato Benedetta Arese Lucini, già general manager di Uber Italia e oggi ceo e cofondatrice di Oval money, una app che permette di monitorare le proprie spese e di accumulare risparmi.

«Un laureato che parte – ha detto - è una perdita pesante per l’Italia. Confindustria stima che una famiglia spenda 165mila euro per crescere ed educare un figlio fino ai 25 anni. Mentre lo stato ne spende 100mila in scuola e università».

La fuga di cervelli, ha aggiunto la Arese Lucini, «rappresenta una perdita di investimenti attorno ai 25-30 miliardi di euro annui. Investimenti di cui beneficiano i nostri vicini tedeschi, francesi e inglesi, con tasse, innovazione e crescita». In Oval (che ha sede centrale a Londra e un ufficio a Torino con la maggior parte del team operativo), ha affermato, «cerchiamo di ricreare un ambiente internazionale in Italia, facendo tornare persone dall’estero. E così oggi il 32% dei dipendenti dell’azienda è tornato in Italia, dopo aver lavorato per un periodo fuori; e l'età media è intorno ai 30 anni».

Margherita Pagani con Victoria Cabello

Fuori dal coro

Una voce fuori dal coro è stata quella di Paolo Basilico, fondatore di Samhita investments (ed ex patron di Kairos), che ha preso spunto dalla sua vita, con la fuga da ragazzo negli Stati Uniti e il ritorno precipitoso in Italia per una malattia del padre, per offrire la sua ricetta ai giovani che approdano nel mondo del lavoro.

«Nella vita – ha chiosato – esiste una componente, che non di rado pesa molto, legata al fato, all’imponderabile. Il mondo invece ci appare, erroneamente, deterministico e spesso spinge i giovani a una standardizzazione delle strade da seguire, che si riflettono nei loro curriculum. Anche andare all’estero diventa qualcosa di codificato. Meglio gettare il cuore oltre l'ostacolo e anziché fare troppi programmi predeterminati, azzardarsi a rischiare qualche “fuori pista”».

Per Margherita Pagani, ex pallavolista e oggi fondatrice di Impacton, azienda che diffonde la conoscenza di progetti che già esistono, soprattutto nel sociale, con l’obiettivo di farli crescere, «ci sono diversi tipi di ritorno in Italia. Io che vivo da sei anni stabilmente fuori dal mio Paese, ad esempio, ritengo che uno di questi sia il parlare dell’Italia all’estero».

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