CONFINDUSTRIA BRESCIA

Imprenditori, un sondaggio sulla percezione dell’utilità sociale

La ricerca di ELI-Essere l'Impresa promosso dal gruppo LE Imprenditrici – realizzata da NOMESIS – che ha coinvolto oltre 1.300 aziende e mille citttadini

3' di lettura

L'Italia ostacola la nascita di imprese: è una delle opinioni che emerge dalla ricerca di ELI-Essere l'Impresa promosso dal gruppo LE Imprenditrici – realizzata da NOMESIS Ricerche e Soluzioni di Marketing – che ha coinvolto oltre 1.300 aziende e un migliaio di cittadini della provincia bresciana, attraverso un sondaggio proposto via web e tre focus group di approfondimento.

Attore fondamentale

La presentazione, durante l'evento online “L'imprenditore: attore fondamentale dell'economia o un cinico orientato solo al profitto?”, con l'obiettivo di affrontare il tema dell'identità imprenditoriale. Tra i principali temi affrontati, la percezione dell'utilità sociale della figura dell'imprenditore, che ha registrato un voto – su una scala tra 1 (per nulla utili) e 10 (molto utili) – di 7,8 tra la popolazione, e di 9,3 tra gli associati, alle spalle di medici, operai e insegnanti. Per quanto riguarda le caratteristiche personali degli imprenditori, essi vengono visti e si vedono come «determinati» (54,9 nella popolazione, 80,9 tra gli associati), «motivati» e «pronti alle sfide», e nell'immagine sociale di chi fa impresa prevalgono le componenti dell'«essere» (auto-realizzazione) su quelle dell'«avere» (ricchezza) sia per quanto concerne l'auto-immagine che l'immagine percepita dalla popolazione. C'è un 19,4% della popolazione che ritiene però che siano più motivati ad inseguire il guadagno di quanto non siano spinti ad auto-realizzarsi nel lavoro.Che lo Stato agisca come un ostacolo è opinione della stragrande maggioranza sia della popolazione (79,8%) che degli associati (90,2%); le relative cause sono burocrazie, tasse e (solo per gli associati) scarsa cultura di impresa.

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Lo scenario

Tra i motivi che spingono a diventare imprenditori emergono percezioni diverse tra popolazione e Associati. Tra la popolazione prevale la dimensione della «valorizzazione delle competenze personali» e del «sogno» mentre tra gli associati prevalgono «ricerca di soddisfazione personali» e «ambizione». I fattori che determinano il successo sono invece identificati in «competenze» e «relazioni». Nell'intreccio con il contesto si evidenzia un caleidoscopio di atteggiamenti. «Senza impresa non ci sarebbe lavoro» è un concetto che vale per il 36,8% della popolazione e per il 71,0% degli imprenditori, ma «gli imprenditori pensano solo a se stessi» vale per la popolazione al 45,4%.Per quanto attiene al profilo psicografico, gli associati si vedono più intraprendenti ed ottimisti, mentre nel rapporto con la politica il 34% degli associati si auto-colloca nell'area allargata del centro-sinistra, il 9% nell'area del centro ed il 39% in quella del centro-destra; il 20% non si riconosce nella logica Destra/Sinistra.

I modelli decisionali

Su fiducia e modelli decisionali degli associati a Confindustria Brescia, è la «velocità» la cifra del lavoro imprenditoriale; solo il 10% prende decisioni da solo; la metà interpella consulenti esterni; solo il 3% degli Associati ritiene che l'immagine aziendale verso l'esterno trasmessa dai collaboratori sia negativa.Infine, il rapporto con Confindustria Brescia evidenzia luci ed ombre. Il 50,8% dà un voto di piena soddisfazione (8-10). Circa il 30% degli Associati indica di conoscere poco o per nulla l'attività dell'Associazione e il 25% si sente poco o per nulla rappresentato.

La percezione delle imprese

«Ogni imprenditore conosce la fatica, le responsabilità e le difficoltà di questa professione – dichiara Giuseppe Pasini, presidente Confindustria Brescia – e ha consapevolezza di quanto poco la società sia conscia di questi aspetti, ma vedere i dati che sono emersi dal progetto ci ha consentito di mettere a fuoco una distanza tra la percezione che gli imprenditori hanno di sé stessi e l'immagine sociale ben più rilevante di quanto pensassimo. Questo progetto ci permette di disporre di dati concreti, utili per porre le basi di nuove strategie di rappresentanza e azione coerenti».

E per Renata Pelati, co-responsabile de LE Imprenditrici di Confindustria Brescia, «La distanza tra come ci vediamo come imprenditori e come veniamo percepiti danneggia non solo l'azienda, ma anche la società». «L'opinione degli imprenditori è essenziale per costruire un quadro di riferimento che ci possa aiutare non solo a capire chi siamo, ma anche a comprendere quali possono essere le basi per un'azione comune che sappia cogliere le sfide del nostro tempo» conclude Daniela Bandera, co-responsabile del gruppo LE Imprenditrici.

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