#fattinonpromesse: il dossier del sole

Impresa 4.0 avanti, liberalizzazioni assenti

di Carmine Fotina

3' di lettura

C’è molta “impresa 4.0”, pur con tante varianti, una discreta dose di strategie energetiche “sostenibili”, qualche buona intenzione sulle Pmi, e praticamente nessuna traccia di liberalizzazioni. Nelle prime idee dei partiti in vista della campagna elettorale – in attesa che maturino i programmi ufficiali – la politica industriale è ancora un terreno molto frastagliato. Alcune idee concrete però iniziano a prendere forma (si vedano le schede in basso).

Sergio Boccadutri del Pd, componente della commissione Bilancio della Camera nella legislatura appena terminata, per la nuova fase di Industria 4.0 propone un impegno forte per il finanziamento dell’innovazione: «Oggi gli enti e i fondi previdenziali in Italia hanno risorse per circa 220 miliardi e ne allocano nell’economia reale/venture capital il 3%. In Germania si è al 20%, in Olanda al 25%». Di qui l’idea di incentivare gli investimenti in venture capital e il cosiddetto capitale paziente. Una zona franca urbana per lo sviluppo del Fintech ed “ecobonus” per incentivare auto al di sotto del livello Euro6 rientrano tra le altre idee in cantiere.

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Andrea Mandelli (commissione Bilancio del Senato), tra i principali esperti economici di Forza Italia, indica «nella riduzione delle tasse, e nella flat tax, la base per qualsiasi politica industriale». Nello specifico, «va bene incentivare gli investimenti in tecnologie delle aziende ma nella prossima legislatura gli sforzi vanno concentrati sulle competenze e la formazione 4.0 dei giovani. Non basta di certo il risicato credito d’imposta introdotto in manovra».

PARTITI ALLA PROVA DELLE POLITICHE INDUSTRIALI

PARTITI ALLA PROVA DELLE POLITICHE INDUSTRIALI

Laura Castelli del Movimento 5 Stelle (commissione Bilancio Camera) dà un giudizio sostanzialmente positivo degli incentivi fiscali - super e iperammortamento - ma pensa alla necessità di ampliare il perimetro del piano perché le aziende meno strutturate non ne traggono benefici (il programma dettaglierà il tema). «C’è poi bisogno di un cambio di rotta totale sull’energia – dice – ci sono 18 miliardi di tax expenditures a favore di servizi e prodotti legati alle fonti fossili che noi intendiamo reindirizzare verso le rinnovabili e la mobilità sostenibile. A questo scopo intendiamo utilizzare anche i risparmi di progetti e opere da sospendere, dalla Tav Milano-Venezia al Mose alla Pedemontana Lombarda».

Al pari di Forza Italia, Armando Siri (responsabile Economia della Lega) parte dalla flat tax. Bene Industria 4.0, ma non abbastanza: «Perché c’è poco coraggio su vantaggi e politiche specifiche da riservare alle Pmi». Poi la proposta centrale: «Politica industriale è anche investire sulla logistica. Proponiamo un piano per lo sviluppo di grandi porti gateway che valorizzino il nostro ruolo di cerniera naturale con Suez e non ci facciano perdere la sfida con la Cina».

A suggerire invece una correzione delle logiche di Industria 4.0 è Stefano Fassina di Sinistra italiana: «Il programma distribuisce incentivi a pioggia, che rafforzano le imprese già forti. Tornerei alla logica di Industria 2015 che puntava su alcuni specifici settori strategici». Una holding delle partecipazioni pubbliche e una banca pubblica degli investimenti gli strumenti, secondo SI, per rilanciare la politica industriale.

Fa capolino quasi tra tutti partiti l’esigenza di dare una svolta al piano banda ultralarga, pensando a un riassetto della rete Telecom se necessario. E il rilancio della concorrenza, ancora in attesa di una nuova legge annuale? Non spicca per ora tra le priorità dei vari partiti, difficile che cambi qualcosa con i programmi ufficiali.

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