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Questo articolo è stato pubblicato il 27 aprile 2012 alle ore 11:41.

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Non è un caso che la chiamino "la tigre dell'Est": con i suoi livelli di crescita, la tenuta negli anni della crisi, la capacità di attrarre gli investimenti esteri, la stabilità politica e un ambiente ormai internazionale, la Slovacchia spicca nella regione offuscando le performance degli altri Paesi.

In parte lo deve a un atout naturale: la sua posizione geografica. Incastonata tra Ungheria, Austria, Repubblica Ceca, Polonia e Ucraina, a un passo dalla Germania, insomma nel cuore dell'Europa, ha un mercato potenziale di 350 milioni di persone. Alla collocazione strategica si affianca la lungimiranza politica che ha portato la Slovacchia nell'Unione europea il 1° maggio nel 2004 e nell'Eurozona il 1° gennaio 2009.

«Un elemento, quello della moneta unica, molto importante per le aziende, che non hanno problemi di fluttuazione di valuta e preferiscono così la Slovacchia all'Ungheria o alla Repubblica Ceca», sottolinea Giorgio Dovigi, 34 anni, segretario generale della Camera di commercio italo-slovacca, da cinque anni a Bratislava. «Nel Paese sono attive 500 imprese italiane - continua - 300 sono piccole società commerciali. Potremmo definirlo un vero e proprio sistema-Italia, a partire da Banca Intesa presente con Vub banka, UniCredit, Enel con Slovenke Elektrarne e Generali. Enel, in particolare, si distingue per il più grosso investimento privato nella storia della Slovacchia: ha messo in campo 2,775 miliardi di euro per la costruzione di una centrale nucleare da 880 megawatt a Mochovce, 120 chilometri da Bratislava. Ma sono decine le piccole e medie aziende attratte dal prezzo contenuto della forza lavoro (2,1 milioni di persone, ndr) e da un diritto del lavoro snello».

In effetti in Slovacchia gli stipendi sono più bassi che negli altri Paesi orientali: il salario minimo è di 317 euro, quello medio (nel 2010) di 769 euro. Un professionista dell'Information Technology guadagna 1.450 euro. Ma soprattutto c'è una corporate flat tax al 19%, anche se incombe la minaccia di un aumento per le grandi aziende voluto dal premier di sinistra Robert Fico, netto vincitore delle elezioni di marzo.

Se il settore dell'auto continua a farla da padrone, con i tre colossi Kia Hyundai, Peugeot Citroen e Volkswagen che prevedono di produrre 780mila vetture nel 2012 (dalle 639mila del 2011), aumentano le aziende internazionali che scelgono la Slovacchia come polo logistico: «Decidono di venire qui - spiega Dovigi - per l'administration e il back office, penso al recupero crediti o alle fatturazioni, per esempio. Perché Dell, Oracle, At&t puntano proprio sulla Slovacchia? Per il tasso di scolarizzazione alto e l'ottima conoscenza delle lingue, inglese e tedesco sono di casa. Noi abbiamo un bacino di ragazzi che parlano benissimo l'italiano».

Non stupisce, allora, che nel "Doing business report 2012", il rapporto sulla facilità di fare impresa stilato dalla Banca mondiale e dalla Sfi (società finanziaria internazionale), la Slovacchia preceda tutti i Paesi dell'Est con l'eccezione della Slovenia. Alcuni dei fattori considerati sono l'ambiente politico e istituzionale, la stabilità macroeconomica, il potenziale del mercato, il supporto alle imprese private, il sistema fiscale.

Un giudizio positivo condiviso da Alvise Gerotto, 32 anni, direttore generale della Kosit, società controllata al 66% dalla Demont di Mestre. «Abbiamo investito quasi 27 milioni di euro a Kosice, seconda città del Paese nel profondo Est, ci occupiamo della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti urbani. Partiamo a maggio con 430 dipendenti. Qui ci sono una manodopera competente, un regime fiscale favorevole, più facilità di accesso al credito. Abbiamo scelto Kosice anche perché è sul corridoio 5 della Ue, e quindi beneficerà di investimenti comunitari sul fronte dei trasporti».

Un quadro roseo e senza macchia, per la tigre dell'Est? Ci pensa Antonio Canfora, 51enne managing director di Maccaferri Central Europe, a riequilibrare le cose. La Maccaferri di Bologna è presente in 100 Paesi e offre prodotti e soluzioni per l'ingegneria civile (reti di acciaio, geosintetici, fibre ecc.). «Sono qui da sei anni, il gruppo ha acquisito una società esistente, nostra concorrente. Parto dagli aspetti postivi. Sicuramente è un posto in cui la burocrazia funziona: non sono velocissimi ma si riesce a procedere anche senza consulenze particolari. Una causa si conclude in un anno, un anno e mezzo. La tassazione è bassa e la posizione geografica favorevole. L'elemento negativo è essenzialmente uno: la corruzione politica e dei partiti, evidenziata anche di recente da un clamoroso scandalo. Nel nostro settore a volte vincono delle gare d'appalto società che non avrebbero i requisiti o il personale adatto o una posizione finanziaria solida. Un fenomeno più frequente nella Slovacchia dell'Est, e che non riguarda i progetti importanti, ma che pone un problema di fiducia. Ci vorebbero più trasparenza e correttezza, quello che si dice sempre anche in Italia, no?».

eliana.dicaro@ilsole24ore.com

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