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Questo articolo è stato pubblicato il 08 giugno 2012 alle ore 06:43.

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Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano durante il suo intervento all'incontro con gli ospiti del campo "Friuli V.G." della protezione civile a Mirandola (Ansa)Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano durante il suo intervento all'incontro con gli ospiti del campo "Friuli V.G." della protezione civile a Mirandola (Ansa)

MIRANDOLA - «Non sarei potuto venire, se non avessi avuto in mano il decreto». Alle parole di Giorgio Napolitano un boato di affettuosa approvazione riempie la tenda del campo sfollati di Mirandola. Alle cinque del pomeriggio, nel cuore di una giornata trascorsa nell'Emilia del terremoto, il presidente della Repubblica parla alle adolescenti con i tatuaggi e alle signore indiane in abito tradizionale giallo e rosso, ai bimbi marocchini e alle signore della Bassa che cercano di sconfiggere l'afa a colpi di ventaglio.

A mezzogiorno, a Bologna, ha incontrato i sindaci e i presidenti delle province, più il governatore e commissario straordinario per la ricostruzione Vasco Errani («nel testo c'è molto il suo zampino»). A loro, che stanno gestendo con gli strumenti della politica e dell'amministrazione locale una situazione maledettamente complicata, il presidente ha raccontato che cosa è successo mercoledì. «Mi sono adoperato tutto il giorno perché arrivasse alla mia firma il decreto, incentrato sulla dichiarazione di agibilità temporanea, che consente di evitare che, fino alla dichiarazione di piena sicurezza, le attività produttive si fermino. Mancava la cosi detta bollinatura della Ragioneria dello Stato. Quando, alle 20,30, il provvedimento è giunto sulla mia scrivania, era con me il presidente di Confindustria Squinzi. Abbiamo subito chiamato Errani.

L'ho firmato ad occhi chiusi, prima di partire per venire qui. Osservandolo il giorno dopo, mi pare una buona risposta». Napolitano ha sottolineato la «necessità di una politica nazionale antisismica». Il ricordo personale è subito corso alle cose che ha visto da ministro degli Interni, con la delega alla protezione civile, fra il 1995 e il 1998: «Le alluvioni della Versilia e del fiume Sarno, i terremoti dell'Umbria e delle Marche». Anche in Emilia ci sono le case da ricostruire. Ci sono i morti da piangere. E ci sono le aziende da fare ripartire. Perché questo terremoto ha una specificità economica rilevante. «L'industria manifatturiera – sottolinea Napolitano – i nostri punti di forza».

Più volte citerà Mirandola: «Qualcuno poteva pensare che fosse un posto dove fare le scampagnate. Invece, è uno dei maggiori centri biomedicali europei. Per questo bisogna evitare che le aziende vadano via. Da Mirandola, come da tutto il resto dell'Emilia». A Bologna, il presidente della Repubblica ha rammentato il caso del Friuli Venezia Giulia, distrutto dal terremoto del 1976. «La scorsa settimana sono stato a Pordenone. La città, da allora, è rinata. Ha compiuto un gigantesco balzo in avanti». Ancora prima, nel 1951, l'alluvione del Polesine: «Per un uomo della mia generazione, la prima grande emergenza naturale». Drammi che hanno segnato la vita di mille comunità: «Non dobbiamo coltivare soltanto il senso di quanto abbiamo passato, ma anche il senso di quanto abbiamo superato».

Da Bologna Napolitano si è spostato a Mirandola. Durante l'incontro con gli sfollati, più volte la sua voce si è incrinata per l'emozione, trovando un consenso generale contraddetto soltanto da una piccola contestazione iniziale fatta da una decina di persone. Napolitano, anzi "Napolitano volontario", come recita la maglietta che gli hanno subito regalato i volontari cattolici dell'Anpas Misericordie. «Il 26 settembre del 1997, giorno del crollo della Basilica di San Francesco di Assisi, ero lì già al pomeriggio. Sembrava la fine. Sono riusciti a farla risorgere. Vi rialzerete anche voi con le vostre fabbriche, con le vostre case, con le vostre famiglie». Qui a Mirandola, a poche centinaia di metri dalla tendopoli, sono morte sette persone.

Le imprese biomedicali sono sotto le macerie. «Molti hanno scoperto adesso che cosa siete: un grande polo tecnologico e produttivo. Noi lo faremo rivivere». Napolitano parla ai mirandolesi, ma in realtà si rivolge a tutti gli emiliani colpiti dal sisma. «Noi siamo uno Stato degno di rispetto. La nostra comunità nazionale non può venire meno ai suoi doveri, quando una parte di essa è ferita a morte». Una ondata di soddisfazione e di affetto sale quando il presidente assicura: «Se qualcuno si distrarrà, gli darò la sveglia. Sì, lo farò». Napolitano va a Crevalcore (dove dirà «qualche giorno fa ho sentito il cattivo odore della speculazione politica sul terremoto») e a Sant'Agostino. È appena uscito dal tendone di Mirandola. In un angolo, una signora bionda con la fascia tricolore scoppia in un pianto liberatorio. È il sindaco di Camposanto, Antonella Baldini: «Non piango di fronte ai miei cittadini, devo dare loro forza. Ora però lo faccio». Antonella Baldini, oggi, si sente meno sola.

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